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Come riconoscere la rottura delle acque Quando le acque sono effettivamente rotte, è necessario andare in ospedale - Credit: Credit: iStock
MAMME 26 settembre 2019

Come riconoscere la rottura delle acque

di Barbara Vaglio

Per chi non sapesse esattamente in cosa consista la rottura delle acque, un articolo dedicato all’argomento.

Ci sono i casi in cui la rottura delle acque è abbastanza chiara e inequivocabile, potremmo descriverla come il versamento di una tazza d’acqua sugli slip o più in generale come una quantità di liquido capace di inzuppare l’intimo.

Ci sono, però, anche i casi in cui la quantità non è così abbondante.

In queste circostanze potrebbe trattarsi di semplici perdite vaginali o di rottura “alta” del sacco amniotico. 

Cosa fare se si rompono le acque? 

Quando la perdita di liquido è abbondante, è bene recarsi in ospedale dove riceveremo la conferma che, in effetti, c’è stata la rottura del sacco amniotico.
Nel caso che la perdita acquosa non sia eccessiva, potete cambiare il salvaslip o l’assorbente e vedere quando la perdita si ripresenta e con quale entità.

Ovviamente la rottura del sacco amniotico per quelle donne vicine al termine della gravidanza, rappresenta il segnale che il travaglio sta per cominciare.

Ci sono dei sintomi particolari che anticipano la rottura delle acque?

Il sacco amniotico, come sappiamo, protegge il feto durante la gravidanza, la sua rottura avviene nella fase finale della gravidanza e coincide, come detto, con l’inizio del travaglio. Il liquido che fuoriesce è quello contenuto all’interno del sacco amniotico e può essere caldo, inodore, di colore trasparente o leggermente rosato.

La rottura delle acque si accompagna solitamente con le contrazioni.
Ci sono i casi in cui la rottura delle acque avviene prematuramente, in questi casi sarà importante recarsi subito in ospedale ed essere assistiti dal medico che valuterà il da farsi.
Se, per esempio, la futura mamma è ad una fase della sua gravidanza precedente alla 34esima settimana, il medico può consigliare di proseguire la gravidanza il più possibile, in modo da consentire al feto il massimo sviluppo polmonare.
In questo caso specifico bisognerà procedere con terapie di amnioinfusione, ossia con l’introduzione di liquido amniotico tramite amniocentesi.
Tale procedura avviene di rado e solo se la gravidanza non ha superato le 26 settimane.

Dalla rottura delle acque al parto

Quando le acque sono effettivamente rotte, è necessario andare in ospedale soprattutto perché l’ambiente uterino e, quindi, il feto sono maggiormente esposti al rischio di infezioni, visto che il sacco che proteggeva il bambino non c’è più.
Ci sono i casi in cui la rottura delle acque avviene in assenza di contrazioni, in questi casi si terrà sotto monitoraggio la situazione e, se le contrazioni tardassero ad arrivare, può essere che il medico decida di indurre il travaglio.
In casi normali, in cui la rottura del sacco amniotico avviene di pari passo con le contrazioni, abbiamo l’inizio del travaglio, segno che il parto è vicino.
In questa fase le contrazioni si fanno sempre più intense e dolorose, si passerà poi alla fase “espulsiva” del travaglio che dura da 30 minuti a 2 ore o più.

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