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Nomofobia: significato, cause, cos'è e test Usare spesso il cellulare - Credit: iStock
SALUTE 24 ottobre 2020

Nomofobia: significato, cause, cos'è e test

di Barbara Vaglio

Dipendenza dal cellulare e fobia di essere disconnessi, un disturbo che si sta facendo sempre più strada tra i giovani e non solo

L’essere disconnessi può corrispondere a una fobia specifica, parliamo di nomofobia.

Cos’è

Il termine nomofobia deriva dall’abbreviazione di no-mobile phobia e rappresenta uno stato di sofferenza legato, appunto, all’assenza di cellulare e alla condizione di non essere rintracciabili.

 

Quella di consultare il telefono e le informazioni condivise da altri, può assumere i toni di una necessità costante in ogni momento e in ogni luogo.

 

La nomofobia, detta anche sindrome da disconnessione, può concretizzarsi in una sensazione di panico dovuta, appunto, alla disconnessione e alla possibilità di perdere gli aggiornamenti.

 

Il rischio è ovviamente quello di sviluppare una sorta di dipendenza cui si accompagnano un’ampia gamma di comportamenti disfunzionali: stare molto tempo al telefono; aspettare la risposta dell’altro; vedere costantemente cosa postano gli amici sui loro social; commentare e condividere; non spegnere mai il dispositivo neanche nelle ore notturne; svegliarsi di notte e controllare il cellulare; portare il cellulare con sé in luoghi non appropriati come il bagno.

Dipendenza dallo smartphone

L’attaccamento allo smartphone è molto simile a tutte le altre dipendenze, David Greenfield,  professore di psichiatria all’Università del Connecticut, sostiene che lo smartphone causa delle interferenze nella produzione della dopamina, il neurotrasmettitore che regola il circuito cerebrale della ricompensa.

 

In sostanza, ogni volta che vediamo apparire una notifica sul cellulare sale il livello di dopamina, perché pensiamo che ci sia in serbo per noi qualcosa di nuovo e interessante.

 

Da alcuni sondaggi è emerso che i ragazzi tra i 18 e i 29 anni hanno l’abitudine di andare a letto in compagnia del telefono e che la metà degli utenti di telefonia mobile tende a manifestare stati d’ansia quando rimane a corto di batteria o di credito, senza copertura di rete oppure senza il cellulare.

I campanelli d’allarme

Tenendo presente la definizione che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dato di questa dipendenza patologica descrivendola come una condizione psichica e talvolta fisica che determina il bisogno compulsivo di assumere la sostanza (ossia la connessione e l’accesso alle informazioni tramite il cellulare) in modo continuativo o periodico, esistono alcuni campanelli d’allarme che potrebbero essere facilmente ricondotti alla sindrome:

  • l’uso regolare del cellulare e il molto tempo trascorso al cellulare;
  • l’esigenza di portare con sé il caricabatterie per paura che il cellulare si scarichi;
  • un senso d’ansia e nervosismo a causa della mancanza di campo, della batteria esaurita o della mancanza di credito;
  • controllo costante dello schermo del telefono per vedere se sono stati ricevuti messaggi o chiamate, questo disturbo ha un nome specifico: ringxiety che è dato dall’unione delle parole squillo e ansia;
  • tenere il cellulare acceso sempre (24 ore al giorno) e dormire con cellulare o tablet a letto;

Test diagnostico

In Italia, al momento, c’è il test NMP-Q sviluppato nel 2015 dalla coppia Yoldrim-Correia.

Consiste in un questionario aperto utile per effettuare un’autodiagnosi, ecco alcune domande esempio: 

  • Mi sento a disagio se non posso accedere sempre alle informazioni con lo smartphone;
  • Sono infastidito se non riesco a cercare informazioni sullo smartphone quando voglio;
  • Se non posso ricevere le notizie come eventi, meteo, ecc… sul mio smartphone mi sento nervoso/a;
  • Sono seccato se non posso usare il mio smartphone e/o le sue app quando voglio.
  • L’idea di rimanere senza batteria sullo smartphone mi spaventa.
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