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Tachicardia, sintomi e rimedi

Tachicardia- Credit: iStock

SALUTE30 giugno 2020

Tachicardia, sintomi e rimedi

di Barbara Vaglio

Un problema piuttosto diffuso che può avere forme e cause differenti, scopriamo di più sulla tachicardia

Quando il cuore batte all’impazzata senza che ci sia uno sforzo che giustifica questa alterazione del battito, è bene rivolgersi al medico. La tachicardia corrisponde all’innalzamento della frequenza al di sopra dei valori massimi, di solito oltre i 100 battiti al minuto.

Tachicardia cos’è e forme diverse

La presenza di fenomeni tachicardici indica un disordine del ritmo cardiaco con l’aumento della frequenza dei battiti cardiaci, compare all’improvviso e a riposo.
La frequenza cardiaca in una situazione di riposo cambia in base all’età: i neonati hanno una frequenza cardiaca compresa tra 80 e 180 bpm, i bambini da 80 a 100 bpm, gli adolescenti tra 70 e 120 bpm, gli adulti tra 60 e 100 bpm.

Esistono, inoltre, varie forme di tachicardie:

  • tachicardia sinusale che corrisponde all’aumento del ritmo dell’’impulso che ha origine nel nodo senoatriale.
  • tachicardia parossistica, deriva da un cambio nella propagazione dell’impulso di contrazione del miocardio, che si propaga a partire dal nodo atrioventricolare, invece, che dal nodo senoatriale.
  • a seconda della parte del cuore coinvolta, possiamo distinguere tra tachicardia ventricolare oppure tachicardia atriale (o sopraventricolare).
  • la fibrillazione atriale, la fibrillazione ventricolare e il flutter atriale sono condizioni di aritmia cardiaca in cui il cuore arriva a pulsare oltre 100 battiti al minuto.

Sintomi e diagnosi

I sintomi che solitamente accompagnano la tachicardia sono:

  • palpitazioni (ossia la sensazione di percepire il battito cardiaco accelerato)
  • sensazione di peso e dolore al torace
  • vertigini
  • sensazione di stordimento
  • sincope (cioè svenimento).

La diagnosi di tachicardia si fa con l’elettrocardiogramma. Se gli episodi si ripetono più volte nella giornata può essere utile eseguire l’Holter, un elettrocardiogramma che monitora il battito e le sue eventuali alterazioni per 24 ore. È un esame poco invasivo e molto importante per la diagnosi e la cura delle tachicardie più difficili da curare.

Diffusione della tachicardia e cause

La tachicardia è relativamente diffusa ma alcune forme (fibrillazione atriale) sono prevalenti con l’aumentare dell’età.
I fattori scatenanti possono essere diversi: eventi fisiologici come una gravidanza, il consumo eccessivo di caffè, alcol o sostanze stupefacenti ma anche lo stress, l’ansia, un’emozione improvvisa e l’attività fisica possono causare un aumento dei battiti cardiaci.

Più spesso, però, è la tachicardia può essere la spia di condizioni patologiche più o meno serie, come:

  • ipertiroidismo
  • anemia
  • ipotensione arteriosa
  • diabete
  • malattie cardiovascolari
  • cardiopatie e cardiomiopatie di vario genere.

Esistono tachicardie legate ad aritmie su base genetica, ne sono un esempio la sindrome di Brugada, la sindrome del QT lungo o del QT corto, la tachicardia ventricolare polimorfa catecolaminergica.

Le cure

Certe forme di tachicardia non richiedono alcun trattamento, mentre in altri casi è necessario intervenire con una terapia farmacologica o chirurgica.
I farmaci per combattere la tachicardia sono chiamati antiaritmici (e comprendono varie tipologie di medicinali, tra cui i betabloccanti).
In qualche caso si ricorre alla cardioversione elettrica esterna, un intervento che si fa in ospedale, sotto sedazione, e prevede l’invio di scariche elettriche al cuore, attraverso uno specifico defibrillatore, per resettare l’attività elettrica cardiaca.

In situazioni di fibrillazione atriale si può ricorrere all’ablazione con catetere introdotto nel cuore attraverso un vaso sanguigno e che, impiegando la radiofrequenza, elimina il tessuto cardiaco responsabile dei problemi di ritmo.