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Un regista italiano candidato agli Oscar 2021 dai francesi Una scena da "Due" il film d'esordio di Filippo Meneghetti
CINEMA 21 novembre 2020

Un regista italiano candidato agli Oscar 2021 dai francesi

di Giovanni Teolis

È Filippo Meneghetti: il suo “Due” acclamato dalla critica

 

In attesa di conoscere quale film scelto dall'Italia proverà a concorrere per una statuetta alla prossima cerimonia degli Oscar, dalla Francia arriva la notizia che sicuramente ci sarà nella prima selezione un regista italiano in corsa nella categoria “miglior film straniero”.

Quel regista è Filippo Meneghetti esordiente con Due, film presentato in anteprima allo scorso Festival di Toronto e capace di raccogliere recensioni entusiastiche in tutto il mondo (Festa del cinema di Roma compresa).


Due, interpretato da due attrici leggendarie come Barbara Sukowa e Martine Chevallier, uscirà non appena possibile al cinema con Teodora, è la storia di due donne mature, Nina e Madeleine, che si amano in segreto da decenni. Tutti, compresi i parenti di Madeleine, pensano che siano solo vicine di casa, vivendo entrambe all’ultimo piano dello stesso palazzo. Quando la routine di ogni giorno viene sconvolta da un evento imprevisto, la famiglia di Madeleine finisce per scoprire la verità e l’amore tra le due è messo a dura prova...

 

Due ha come obiettivo quello di raccontare la forza inarrestabile dell’amore, non però in maniera scontata e sicuramente con un’empatia che avvince e commuove. È un film che la critica ha apprezzato per la sua capacità di tenere insieme sentimento e ironia, dramma e suspense.


Meneghetti, classe 1980, originario di Padova, ma con esperienze lunghe e importanti a New York, Roma e Parigi nelle note di regia ha svelato che lo spunto della storia arriva da un episodio reale: 

"Un giorno ho sentito delle voci arrivare dall'ultimo piano del palazzo: sono andato di sopra a dare un'occhiata e ho scoperto che le porte dei due appartamenti confinanti erano aperte e le voci erano quelle di due donne che si parlavano dalle rispettive abitazioni. Più tardi, il mio amico mi ha spiegato che si trattava di due vedove, che scacciavano la solitudine tenendo costantemente aperte le loro porte e vivendo di fatto in una specie di grande casa comune che si estendeva per tutto l'ultimo piano. Questa immagine ha innescato qualcosa nella mia testa, al punto che questo spazio che lega i due appartamenti è diventato un aspetto centrale del film, anche per la sua capacità metaforica. Mi ha permesso peraltro di giocare con i codici del cinema di suspense, girando questa storia d'amore come se fosse un thriller: un occhio che guarda dallo spioncino, un intruso nella notte".

 

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