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“Due”, perché andare a vedere il film di Filippo Meneghetti Una scena dall'ultimo "Due" di Filippo Meneghetti
CINEMA 4 maggio 2021

“Due”, perché andare a vedere il film di Filippo Meneghetti

Arriva nei cinema italiani il film rivelazione della scorsa stagione francese

Arriva nelle sale italiane dal 6 maggio il film rivelazione della scorsa stagione cinematografica francese, Due.

A firmare la pellicola, nominata anche agli ultimi Oscar come miglior film straniero, l’esordiente regista italiano Filippo Meneghetti. Due venne presentato in anteprima al Festival di Toronto del 2020 e fu capace di raccogliere recensioni entusiastiche in tutto il mondo (Festa del cinema di Roma compresa).

La trama

Due con le interpretazioni di due attrici leggendarie del cinema transalpino come Barbara Sukowa e Martine Chevallier è la storia di Nina e Madeleine, due donne mature, che si amano in segreto da decenni. Tutti, compresi i parenti di Madeleine, pensano che siano solo vicine di casa, vivendo entrambe all’ultimo piano dello stesso palazzo. Quando la routine di ogni giorno viene sconvolta da un evento imprevisto, la famiglia di Madeleine finisce per scoprire la verità e l’amore tra le due viene messo a dura prova...


Due racconta la forza inarrestabile dell’amore, non in maniera scontata, mostrando un’empatia che avvince e commuove. È un film che la critica ha apprezzato per la sua capacità di tenere insieme sentimento e ironia, dramma e suspense. Così The Hollywood Reporter ha raccontato ai suoi lettori il film:

Un debutto formidabile quello dell’italiano Filippo Meneghetti, che parte da una premessa relativamente semplice ma accattivante per aumentare costantemente in complessità con il dipanarsi del racconto. Passa dal tenero romanticismo al dolore, prima di assumere note di ironia mordace e elementi inaspettati quasi da cinema thriller. (...) Splendidamente filmato, con una presa sicura sull'inquadratura come strumento di narrazione, Due mette in scena con grande dinamismo la vitalità sessuale ed emotiva di due donne in un'età troppo spesso neutralizzata da racconti fiacchi e insipidi. Il risultato è un dramma da camera serrato e intelligente, autunnale nell'ambientazione e nel tono, e senza una singola scena superflua, fino alla sua malinconica ma splendida sequenza finale.

Il regista

Meneghetti, classe 1980, originario di Padova, ma con esperienze lunghe e importanti a New York, Roma e Parigi nelle note di regia ha svelato che lo spunto della storia arriva da un episodio reale: 

"Un giorno ho sentito delle voci arrivare dall'ultimo piano del palazzo: sono andato di sopra a dare un'occhiata e ho scoperto che le porte dei due appartamenti confinanti erano aperte e le voci erano quelle di due donne che si parlavano dalle rispettive abitazioni. Più tardi, il mio amico mi ha spiegato che si trattava di due vedove, che scacciavano la solitudine tenendo costantemente aperte le loro porte e vivendo di fatto in una specie di grande casa comune che si estendeva per tutto l'ultimo piano. Questa immagine ha innescato qualcosa nella mia testa, al punto che questo spazio che lega i due appartamenti è diventato un aspetto centrale del film, anche per la sua capacità metaforica. Mi ha permesso peraltro di giocare con i codici del cinema di suspense, girando questa storia d'amore come se fosse un thriller: un occhio che guarda dallo spioncino, un intruso nella notte".

 

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