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Werner Herzog e i suoi 5 documentari preferiti Una scena dal documentario di Herzog "Grizzly Man"
CINEMA 22 novembre 2020

Werner Herzog e i suoi 5 documentari preferiti

di Giovanni Teolis

Per il regista bisogna “puntare alla poesia” per una maggiore comprensione della realtà

Il regista tedesco Werner Herzog, maestro riconosciuto nella realizzazione dei documentari, in una recente intervista al The Guardian ha suggerito cinque titoli assolutamente da non perdere per chi si volesse avvicinarsi al genere. 


Herzog nella stessa intervista ha spiegato cosa deve esserci in un documentario, spiegando poi che il grande problema di molti lavori è la loro tendenza ad “appiattirsi” nella ricerca di un approccio giornalistico.

Herzog ha invece spiegato che “un documentario davvero eccezionale dovrebbe essere qualcosa di completamente diverso dal giornalismo: ciò che può e dovrebbe fare, in ultima analisi, è puntare alla poesia, a una maggiore comprensione e illuminazione di ciò che potrebbe dare la sola verità". 


Ecco i cinque consigli di Herzog:

The Act of Killing
Joshua Oppenheimer, 2012

Nel 1965 in Indonesia i paramilitari del movimento Pancasila danno vita a un colpo di  Stato che sfocia in un genocidio. Oltre un milione di persone finiscono trucidate nella “più grande caccia ai  comunisti  di  tutti  i  tempi”.  I  killer  di  allora  oggi  sono  anziani  signori  benestanti  che,  in  questo  film  impressionante,  ricreano  e  mettono  in  scena  i  loro  atti  criminali.


Oppenheimer usa la telecamera mettendosi dal punto di vista degli aguzzini, e partendo dall’ostentazione dei loro racconti indaga i meccanismi umani alla loro base e il sentimento di terrore che pervade ancora la popolazione. Il documentario è un racconto su come il male per normalizzarsi e giustificarsi ha creato un’altra realtà.


The Mad Masters
(Jean Rouch, 1955)

Hergoz spiega così questa scelta: “È probabilmente il miglior documentario mai realizzato. Parla di lavoratori in Ghana: nei fine settimana uscivano in montagna e si drogavano masticando una specie di liana e facevano dei rituali molto, molto strani per l'arrivo dell'alto commissario della Regina. È stato girato con una macchina fotografica che si deve manovrare, quindi la durata massima di ogni ripresa è di 24 secondi”.


Il dolore e la pietà
(Marcel Ophüls, 1969)

È un'esplorazione approfondita delle varie reazioni del popolo francese all'accettazione dell'invasione nazista da parte del governo di Vichy. È anche una rivisitazione del collaborazionismo, della Resistenza e dell' Occupazione in Francia. Hergoz di questo titolo dice: “Ha cambiato l'auto-percezione francese (...). È un film piuttosto lungo, più di quattro ore. È un'implacabile autoispezione”.

 

Vernon, Florida
(Errol Morris, 1981)

Un documentario sugli eccentrici residenti di Vernon, in Florida. Il regista ha passato un po' di tempo in una piccola città della Florida Panhandle, a parlare con la gente del posto. Herzog spiega: “È un mondo completamente incredibile di fantasie e stranezze. Bisogna vederlo. Come posso descriverlo? Non sono un critico, ma è un grande, grandissimo film”.


Grizzly Man
(Werner Herzog, 2005)

Per chiudere un’autocitazione: Grizzly Man è stato realizzato dallo stesso Herzog . Questo straordinario documentario racconta di Timothy Treadwell, un americano che nel 1990 si avventura in Alaska per vivere insieme agli orsi grizzly. Da allora fa ritorno ogni anno per documentarne da vicino le abitudini, sino al 2003 quando, insieme alla fidanzata, trova la morte proprio ad opera di una di quelle creature che credeva amiche.

 

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