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“2Q20” è il nuovo album di David Zulli, l’intervista

Cover album "2Q20" di David Zulli- Credit: Tuttorock

MUSICA22 febbraio 2021

“2Q20” è il nuovo album di David Zulli, l’intervista

di Giovanna Ghiglione

Ascolta subito il nuovo progetto del talentuoso cantautore e polistrumentista su TIMMUSIC!

È uscito lo scorso 1° dicembre il nuovo album e progetto artistico di David Zulli, intitolato “2Q20”. L’album è stato anticipato dal brano “Lo specchio della città”. Ecco l’intervista a cura di Alessandra Paparelli di Tuttorock al cantautore e polistrumentista.

> > > Ascolta su TIMMUSIC 2Q20!

“Lo specchio della città” è il tuo nuovo singolo che ha anticipato l’album: a chi ti rivolgi nel singolo e qual è l’idea comune dell’album? C’è un filo conduttore?

Di 2Q20, “Lo specchio della città” è il brano che apre le danze, in tutti i sensi: è stato, come giustamente hai scritto tu, il primo brano che ho scelto di fare uscire, lo scorso 20 ottobre, ed è anche la prima traccia del disco, che è poi uscito il 1 dicembre. “Lo specchio della città” tratta e indaga, con ironia e disincanto, di quel malcostume diffuso, a Roma ma non solo, di maltrattare con noncuranza la città, abbandonando i rifiuti (ingombranti e non) selvaggiamente per le strade, nei pressi (ma fuori) dai cassonetti, e più in generale ovunque non vada fatto. Si rivolge (e mi rivolgo) a tutti noi: a me stesso e agli altri, a chi “si comporta bene” e a chi non lo fa, per porre un accento. Non credo che il brano cambierà il mondo o sensibilizzerà qualcuno, ma almeno se ne è parlato e se ne parlerà un po’.

> > > Ascolta su TIMMUSIC tutti i brani di David Zulli!

È un disco bivalente, fatto di dualismi, e che si nutre di suggestioni e forze che stanno dall’altra parte, in una dimensione parallela, oscura e per certi versi pericolosa, ma vista come soluzione e spazio di libertà, intimo e personale. Sensazioni e pensieri nel momento del silenzio… e del frastuono. E come ho detto più volte, lo fa con Murakami nel taschino, che a livello di suggestioni ha molto influenzato questo lavoro.

Sei molto sensibile al tema ambientale ma soprattutto al senso civico. Nelle nostre città, Roma per prima, è scomparso o quasi il senso civico e il rispetto per l’ambiente?

Sì, è un tema che mi sta particolarmente a cuore e provo rabbia e sbigottimento quando vedo con quale semplicità molte persone mettano in atto comportamenti poco virtuosi. E qui non si tratta del rispetto della legge, ma di rispetto degli altri, delle persone e degli spazi, di regole non per forza scritte e che la mia ingenuità mi fa credere ovvie. Ma non sono d’accordo sul fatto che sia scomparso: è che siamo tanti, troppi, e per la legge dei grandi numeri, aumentano anche i maleducati, i prepotenti, i prevaricatori, ecc… e quindi i comportamenti poco virtuosi. E poi è tutto documentato e documentabile, quindi – in questo senso fortunatamente – più alla portata di tutti. Il problema semmai è che c’è una disabitudine generale e generalizzata a farsi carico di problemi che non riguardano il nostro piccolo orticello. Ma forse una volta era pure peggio: da un po’ di tempo a questa parte se ne sta parlando è c’è più sensibilità sull’argomento.

La tua canzone è lo specchio della città, specchio dei cittadini? Trasmettere il tuo messaggio in modo corretto è una progettualità interessante, sapranno recepire?

Sì è così, ma ecco, in fondo è solo una canzone. È vero, ho voluto “documentare” in parole e musica un comportamento “sbagliato” e fastidioso, che è delle persone, non della città in sé, e di conseguenza il mio fastidio rispetto a quel malcostume, ma non c’è una vera e propria progettualità. Non vorrei alla fine passare per il cantautore moralizzatore o baluardo di rettitudine. Parliamo di una canzone fra le altre. E no, non solo non credo, sono certo che non sapranno recepire. Sono troppo disilluso e sfiduciato rispetto alla razza umana per credere che certi comportamenti sappiano modificarsi per una canzone. Più probabilmente, chi si comporta “bene” continuerà a comportarsi bene e chi si comporta “male” continuerà a comportarsi male, ammesso che male e bene abbiano una qualche valenza oggettiva.

L’ironia è una grande arma: ci può salvare?

Beh, sì! L’ironia – e l’auto-ironia – sono necessarie e fondamentali. Per me imprescindibili. Quindi sì, non so bene da che cosa, ma da qualcosa, da qualche parte nello spazio e nel tempo, ci salvano sicuramente.

Hai recentemente detto che il tuo disco è pieno di “quando” e di “come”, mentre i “se”, impliciti: spieghiamolo ai lettori e lettrici...

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