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A metà strada tra America e Italia, intervista a Joseph Martone Joseph Martone - Credit: Tuttorock
MUSICA 22 maggio 2020

A metà strada tra America e Italia, intervista a Joseph Martone

di Giovanna Ghiglione

"Honey Birds" è il suo primo album da solista uscito lo scorso 20 marzo

Joseph Martone è un cantautore folk rock nato negli States ma ritornato alle sue radici italiane.

“Honey Birds” è il suo primo album da solista dopo una carriera insieme alla sua band chiamata “Travelling Souls”. 

 

Scopriamo di più nell’intervista a cura di Francesco Vaccaro di Tuttorock.

Ciao Joseph. Potresti raccontarci come nasce questo bellissimo album che è “Honeybirds” ?

“Dopo l’esperienza con The Travelling Souls ho deciso di raccontare un periodo particolare della mia vita e cercato un suono che si addicesse a ciò che volevo esprimere. Ho quindi unito l’esperienza con il gruppo agli ascolti degli ultimi anni, come Timber Timbre, Thindersticks, Nick Cave e altri ancora. Questa scelta, unita a quella di affidare la produzione a Taylor Kirk (Timber Timbre), è riuscita a far andare il disco nella direzione che avevo in mente.”

> > > Ascolta “Honeybirds” su TIMMUSIC!

Il disco è stato registrato tra Napoli e Montreal, una doppia “anima” come la tua in quanto italo-americano. Come l’incrocio tra queste eredità culturali segna il tuo modo di scrivere musica?

“Da piccolo, quando vivevo negli States, in casa si respirava buona musica, da Bob Dylan e Neil Young alla classica e il jazz. Col ritorno in Italia, a 12 anni, ho iniziato con la chitarra e man mano con ascolti italiani, come Paolo Conte. Questo mi ha portato a scoprire le sonorità e le melodie mediterranee, portandomi a cercare uno stile personale.”

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Nel disco si intuiscono molte influenze diverse, da radici southern rock alle sfumature elettroniche,  che si intrecciano in qualcosa di molto personale. Quali sono i punti di riferimento che hai considerato per comporre il tuo sound?

“Come detto, i miei viaggi mi hanno portato ad avere un background abbastanza vario. Credo che i punti di riferimento restino dei giganti della musica come Nick Cave, Leonard Cohen, Scott Walker e altri. Ogni pezzo nasce da una visione su cui cerco di costruire una storia, raccontandola con l’unione delle differenti sonorità che mi hanno segnato nel tempo.”

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Live at Les Temps des Crises-Beaumont en Veron (FR) .

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A proposito di influenze, c’è un disco che ti ha segnato particolarmente e che ti sentiresti di proporre a chi leggerà questa intervista?

“C’è tantissima musica, in Europa e oltreoceano. Un disco che mi sento vivamente di consigliare è il primo di “The good, the bad and the queen”,  dal titolo omonimo, un insieme di sonorità e testi incredibile.”

Qual è stato il momento in cui hai deciso di voler intraprendere la strada della musica?

“Come detto, intrapresi la strada della musica quando mio fratello Mike, più grande di me, mise su un gruppo. Vedendoli suonare iniziai con la chitarra e un po’ la batteria. Fino ai 20 in America suonavo southern rock con vari gruppi; al mio rientro in Italia, nel 2006, ho iniziato a scrivere le mie prime canzoni come cantautore.”

Quali sono i tuoi progetti per il futuro prossimo?

Continua a leggere l’intervista su Tuttorock…

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