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Chi è Beatrice Antolini, l’intervista in occasione dell’AB Tour 2021

Beatrice Antolini durante un'esibizione live del tour- Credit: Tuttorock

MUSICA22 novembre 2021

Chi è Beatrice Antolini, l’intervista in occasione dell’AB Tour 2021

Ascolta i brani della cantautrice su TIMMUSIC e leggi qui l’intervista!

Beatrice Antolini, classe 1982, è una polistrumentista, cantautrice e produttrice marchigiana attualmente impegnata nel suo “AB Tour 2021”. Conosciamola meglio nell’intervista a cura di Maurizio Donini di Tuttorock.

> > > Ascolta i brani di Beatrice Antolini su TIMMUSIC!

Ciao Beatrice, che piacere risentirci. Ci sentiamo in pieno tour, come sta andando?

Molto bene, abbiamo un’ottima risposta dal pubblico e finalmente siamo tornati a calcare il palco.

La tua musica è decisamente particolare, immediatamente riconoscibile, difficile inquadrarla in un genere, cosa estremamente positiva a mio avviso.

Non mi sono mai posta il problema di dovere stare in un quadro musicale ben definito, spero sia evidente dai miei dischi che non mi sono mai posta il problema degli schemi o barriere da non superare in questo ambito. La mia musica è un mix di tante cose, penso che se uno ha sensibilità, si comporti come una spugna, assorbendo tutto quello che gli sta attorno fin da piccolo.

Sai come adoro la tua musica, fatta di tanti generi o, viceversa, dovremmo creare un nuovo tipo solo per te.

Mi ricordo che verso i 20 anni, ero al Miami, mi fecero, per la prima volta, questa domanda, in risposta alla domanda ne posi una io: “Cosa intendi?”. Non riuscivo a capire il senso, questo perché non amo la suddivisione, in generale, credo sia molto bello che oggi, in mezzo a tutto il pop e il mainstream che ci circonda, ci siano ricerche musicali davvero interessanti. Questo comprendendo i più grandi produttori mondiali, noto questa voglia di scoprire e creare qualcosa di nuovo.

 

Concordo pienamente con quello che dici, poi l’Italia è un caso a parte nel mondo musicale, all’estero l’indie-alternative è un 15-20%, da noi si definiscono così il 75-80% dei musicisti, come se fosse una patente di qualità. Ma tornando a noi, come hai vissuto il tuo excursus musicale, io penso che hai raggiunto la maturità piena in Beatitude, proseguendo poi con continui affinamenti e miglioramenti, fino a L’AB che trovo estremamente completo e complesso.

Io penso di avere dato il massimo nei miei primi dischi, nel senso che quando uno è molto giovane, riesce a raggiungere dei livelli di apertura e spontaneità incredibili. Credo che i miei lavori migliori siano A due e Big Saloon, anche i più complessi in verità. Dopo i primi dischi subentra la tecnica, l’esperienza, l’artigianato, la capacità di organizzare e assemblare tutto al meglio, e dico questo perché io uso proprio l’artigianato, visto che mi autoproduco, da sempre, in modalità DIY. Questo mi ha portato ad approfondire sempre di più le tecniche, andando a ottimizzare il flusso spontaneo. Questo è sia positivo che negativo, ci sono dischi entrati nella storia della musica per la loro “non tecnica”, questa spontaneità, questa magia fatta di suoni che escono da dentro e, magari, senza troppo pensare alla tecnica.

Se poi parliamo dei live, la tua presenza sul palco è incredibile. Mi ricordo all’Europavox 2019, in mezzo a tante stelle internazionali eri l’attrazione numero uno. Per te la dimensione live cosa rappresenta?

E’ il passaggio dal lavoro sotterraneo che si fa in studio di registrazione, alla messa in scena, poi magari la gente pensa al look guardandoti (risate). Ma, scherzi a parte, dietro c’è tutto un lavoro di sacrifici e abnegazione che, forse, non è immediatamente percepibile dal pubblico. La dimensione live è qualcosa che amo, la realizzazione di tutto quello che faccio da sola durante la composizione e l’arrangiamento. So che è anomalo che io mi produca da sola, che è faticosissimo, ma va bene così, l’importante è che il risultato sia pari alle attese. Andare in tour mi permette di condividere la mia musica con il pubblico e con i musicisti che mi accompagnano, il riscontro del pubblico mi è stato di grande conforto e mi ha dato tanta soddisfazione.

Tu sei polistrumentista, dalle percussioni alla tastiera, dalla chitarra al basso, c’è uno strumento preferisci in particolare?

Io li suono tutti durante l’arrangiamento e la composizione per velocizzare tutto il processo, in questo frangente scrivo mentre compongo, ma come dicevo li suono tutti per esigenze di composizione. Quando vado in tour mi piace tantissimo essere circondata dagli strumentisti, ne porterei 20 se potessi, mi permetterebbe anche di gli arrangiamenti come li ho nella mia testa.

Hai sempre cantato in inglese, pensi ci possano essere sbocchi anche italiano in futuro?

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