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Ezio Bosso Ezio Bosso con l'Orchestra Europe Philharmonic al Conservatorio di Milano (gennaio 2020) - Credit: Duilio Piaggesi / Fotogramma
LUTTO 15 maggio 2020

La morte di Ezio Bosso, grande pianista e compositore

di Silvia Marchetti

Aveva 48 anni. Ritratto del Maestro che ha commosso l'Italia e il mondo

Grave lutto per la musica e la cultura italiana.

Il 15 maggio ci ha lasciati Ezio Bosso. Il talentuoso pianista e direttore d'orchestra si è spento nella sua casa di Bologna a soli 48 anni. Soffriva da anni di una malattia degenerativa. Nonostante il dolore che lo tormentava, aveva deciso di continuare a comporre e dirigere. Sempre con il sorriso sulle labbra, più forte di ogni pregiudizio, riuscendo a trasmettere passione, speranza e sì, anche tanta allegria.

 

Gli inizi e la carriera

Ezio Bosso era nato a Torino il 13 settembre 1971. Si era innamorato della musica da bambino, a soli 4 anni. Aveva studiato contrabbasso, composizione e direzione d’orchestra all’Accademia di Vienna, collaborando poi con numerose orchestre europee. A 16 anni il debutto in Francia, poi l’ascesa e il grande successo internazionale.

 

Dal Regno Unito all'Australia, passando per gli Stati Uniti e il Sud America, aveva calcato alcuni dei più prestigiosi palchi al mondo: Royal Festival Hall di Londra, Sydney Opera House, Palacio de Bellas Artes di Città del Messico, Teatro Colón di Buenos Aires, Carnegie Hall NYC, solo per citarne alcuni.

 

Nel 2004 e nel 2015 Ezio Bosso aveva ricevuto diverse nomination ai David di Donatello per le musiche di Io non ho paura e Il ragazzo invisibile. Il 20 giugno dello scorso anno era stato nominato cittadino onorario di Roma. Tra gli eventi che lo avevano visto grande protagonista, Grazie Claudio, l'omaggio a Claudio Abbado, e il concerto evento di Mozart14 per i cinque anni dalla scomparsa dell'artista.

 

La performance a Sanremo 2016

Nel 2016 era stato invitato da Carlo Conti come ospite d'onore al Festival di Sanremo. Sul palco dell'Ariston Bosso aveva eseguito Following a Bird, tratta dall’album The 12th Room. Un’esibizione da brividi, capace di commuovere e strappare lunghi minuti di applausi.

 

"Sul palco sono senza spartito, faccio tutto a memoria. Quando dirigo è come se avessi tutti i suoni scritto, primi e secondi violini, violoncelli, bassi, flauti, oboi, clarinetti, fagotti, corni, trombe, tromboni, percussioni, io li ho davanti, per me è un contatto visivo, dirigere con gli occhi, con i sorrisi, mando anche baci quando qualcuno ha fatto bene".

 

L’ironia come arma contro la paura

"Le paure servono. Non è utile scacciarle. Ho paura che la paura un giorno mi paralizzi. Questo sì. Ma non vale solo per me. Mi spaventa che possa accadere a chiunque”. Ezio Bosso era Maestro anche di ironia. Su Twitter aveva risposto al blog satirico Spinoza, che lo prendeva in giro la sua capigliatura 'da coglione'. "Non mi sono offeso. Spinoza mi piace un casino. Potrei mai prendermi sul serio? Io sono già così, come mi vedete. Se facessi il tronfio, sai che noia. Solo la musica merita tutto l'impegno. Gli esempi veri non si vedono quasi mai. Ho messo in pubblico le mie mani e la mia faccia, così come ascolto le storie degli altri, ogni tanto provo a raccontare un pezzetto della mia. Sono un essere umano, uno solo, se vi girate a guardare ne trovate tanti".

 

"Se mi volete bene, non chiedetemi più di suonare"

Il pianista aveva lanciato un appello durante l'ultima edizione della Fiera del Levante di Bari, in cui aveva sottolineato l’importanza del talento che, però, deve essere messo da parte in favore di un faticoso lavoro quotidiano. “Non si diventa musicisti solo per talento. Se mi volete bene non chiedetemi più di suonare, perché ho la sofferenza dentro".

 

Messi da parte i concerti da solista con il pianoforte, l’artista aveva chiesto di smetterla di strumentalizzare la sua malattia in favore di un pietismo che distoglieva l’attenzione da ciò che era davvero importante, ossia la bellezza della musica. Bosso aveva voluto precisare che il suo annuncio non corrispondeva a un reale ritiro dalle scene: “continuo a fare musica e meglio di prima”.

 

L’ultima emozionante apparizione in tv

"La musica ci cambia la vita e ci salva. Le persone che vengono ospiti da me, entrano da personaggi ed escono da persone. La bacchetta mi aiuta a mascherare il dolore e non è una cosa da poco", spiegava Bosso a Che storia è la musica, andata in onda a giugno 2019. La sera di Natale il musicista era tornato su Rai 3 con Cajkovskij e Mozart. Il Teatro dell'Unione di Viterbo lo aveva ospitato con l'Orchestra Filarmonica, da lui fondata, arricchita per l'occasione dai giovani dell'Orchestra Filarmonica di Benevento e il Coro Filarmonico Rossini di Pesaro.

 

"Ascoltate a tutto volume il nostro concerto, dobbiamo disturbare i vicini e riempire l'Italia di questa musica meravigliosa. La nostra forza sarà la televisione, ma non in casa, deve uscire dalle case. L'arte e la bellezza sono contagiose: così cambieremo il mondo". E lui, con la sua bacchetta, le sue note e il sorriso contagioso, un segno indelebile lo ha lasciato davvero.

 

>>>LA DISCOGRAFIA DI EZIO BOSSO

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