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Chi sono i Balto, l’intervista alla giovane band romagnola

Balto- Credit: Tuttorock

MUSICA17 febbraio 2021

Chi sono i Balto, l’intervista alla giovane band romagnola

di Giovanna Ghiglione

Ascolta subito tutti i brani dei Balto su TIMMUSIC!

Un’intervista per conoscere meglio i Balto, grintosa e talentuosa band romagnola, nata artisticamente nel 2017. Vincitori dei Giovani Talenti della Terra di Romagna, si esibirono alla Milano Music Week. Nella loro musica ci sono le origini, il rock e la voglia di creare. I Balto sono Andrea Zanni (voce e chitarra), Manolo Liuzzi (chitarra), Marco Villa (basso) e Alberto Piccioni (batteria).

 

Ecco l’intervista a cura di Alessandra Paparelli di Tuttorock.

> > > Ascolta subito i Balto su TIMMUSIC!

Rispetto ai vostri inizi, come e quanto siete cambiati con “Quella tua voglia di restare” e “Mac Baren”?

Sono due brani che faranno parte dello stesso disco, il nostro primo album. A livello cronologico “Quella tua voglia di restare” è stata scritta dopo “Mac Baren”, quando ormai le canzoni del disco erano già tutte “fissate”; Mac Baren invece è una delle prime che abbiamo scritto, ormai due anni e mezzo fa. Queste due canzoni parlano entrambe di incertezza da due punti di vista differenti, in Mac Baren forse più collettivo, in Quella tua voglia di restare più intimo e personale, essendo una sorta di lettera ad un padre, scritta immaginandosi dal futuro.

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Quali sono le vostre “radici” musicali, provenite da diverse esperienze di gusti e stili?

Ci siamo conosciuti ai tempi delle superiori, ascoltavamo un sacco di indierock inglese e americano, è la musica che ci ha formati, quindi Arctic Monkeys, Strokes, Franz Ferdinand, ma anche Incubus e Biffy Clyro. Ora abbiamo ascolti abbastanza eterogenei e ognuno ha le sue preferenze, spesso anche molto divergenti dagli altri. Manolo (il chitarrista) ad esempio è appassionato di musica da cinema, e tra l’altro sta intraprendendo anche un inizio di carriera come compositore di colonne sonore.

Per quanto riguarda la Romagna, gli inizi artistici, le nostre radici sono importanti: sia io che Alberto, il batterista, ci conosciamo fin da bambini, siamo tutti di Misano monte o frazioni vicine, la Romagna è la nostra terra: abbiamo fatto tutte le scuole insieme, dall’asilo alle superiori e e successivamente ci siamo iscritti all’università, siamo andati a Bologna vivendo insieme nello stesso appartamento. Con gli altri amici e colleghi della band, ci conoscevamo fin dai tempi della scuola perché prendevamo lo stesso pulmino ma anche stessa scuola di musica.

“Mac Baren” è il vostro terzo singolo, brano dedicato alla città di Bologna. Quanto è rappresentativa e cosa significa per voi la città di Bologna? E la Romagna?

Direi che senza Bologna questa canzone non sarebbe mai nata, e comunque tutto questo primo disco sarebbe stato completamente diverso. “Mac Baren” è la sintesi delle nostre vite in questa città, nel periodo dell’ Università, della spensieratezza e dell’incertezza. In questa canzone e nel videoclip ripercorriamo i momenti in cui ci trovavamo in appartamento per comporre e lavorare alle nostre cose, un po’ sempre di corsa, tra una lezione dell’università e un aperitivo con gli amici. Era bello, c’era sempre un’energia forte, a volte lavoravamo fino a tardissimo e poi ognuno tornava a casa sua, ci salutavamo sotto ai portici fra strada maggiore e via Guerrazzi, nella Bologna vecchia. Vivevamo tutti in case diverse ma vicine. Naturalmente la Romagna è la nostra prima casa, e lo sarà sempre. Siamo nati al mare, nella provincia, sono sentimenti che rimangono.

“Quella tua voglia di restare”, il primo album, è uscito a maggio 2020, in questo periodo di grande difficoltà per la musica e la cultura in generale, per la musica dal vivo, per le arti, lo spettacolo, in piena emergenza sanitaria. Ti chiedo, come è nato il vostro album e qual è l’idea comune? C’è un filo conduttore?

Noi lavoriamo a questo disco da più di due anni, ci abbiamo messo tantissimo tempo a trovare la nostra “identità”, abbiamo lavorato sia in sala prove che al computer, in appartamento, su un treno regionale, un po’ ovunque, raccogliendo da tante fonti e cercando di gettare tutto in un unico fiume più grande. A livello di testi direi che c’è assolutamente un filo conduttore e che è quello che lega le nostre vite di 25enni a metà fra l’Università e la “vita vera”, il lavoro, le responsabilità. Questo disco parla delle nostre incertezze e paure, è intimo nel rapporto con i protagonisti dei testi, ma condivisibile per ciò che rappresenta da ragazzi della nostra età, o per lo meno dalle persone che abbiamo conosciuto e incontrato sul nostro cammino. Non è un disco nichilista, anzi, in qualche modo c’è una ricerca di speranza di fondo e credo che nell’ascolto per intero del disco si potrà cogliere, o almeno ce lo auguriamo.

Cosa significa oggi, secondo la tua/vostra esperienza, essere un “cantante alternativo” e fare musica “indie”?

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