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Il nuovo disco di Dargen D'Amico spiegato brano per brano

La copertina del disco - Credit: Island Records

SU TIMMUSIC03 marzo 2022

Il nuovo disco di Dargen D'Amico spiegato brano per brano

di Silvia Marchetti

12 brani tra cui la super hit sanremese "Dove si balla"

Venerdì 4 marzo esce, anche su TIMMUSIC, Nei sogni nessuno è monogamo, il nuovo album di Dargen D’Amico. Ecco di cosa parlano tutte le canzoni del disco. 

 

>>>ASCOLTA DARGEN D'AMICO SU TIMMUSIC!

 

Il progetto discografico di Dargen D'Amico si compone di 12 tracce e include anche Dove si balla, brano che ha presentato sul palco dell’Ariston in occasione della 72esima edizione del Festival di Sanremo. Già certificato Disco d’Oro, la traccia attualmente conta oltre 25 milioni di stream totali ed è tra i singoli più venduti e trasmessi in radio.

 

Nei sogni nessuno è monogamo è un album complesso ed eterogeneo, in cui a essere fornito è il suo personalissimo sguardo sulle cose: "Noi siamo una tragedia che fa ridere, questo volevo dire – racconta Dargen D’Amico – Mi accetto, ma continuo a sentirmi un egoista che ha decisamente passato più tempo a provare a capire sé stesso che a perdonare gli altri"

 

Il fil rouge che lega i brani è, infatti, proprio il suo stesso artefice: è Dargen il fulcro della narrazione, è esclusivamente il suo il modo di vedere il mondo e la realtà, di raccontare i sentimenti, le inquietudini e gli sprazzi di gioia che si alternano nella vita di tutti i giorni a ritmo regolare e cadenzato.

 

Ciascuna traccia, benché connessa a tutte le altre, rappresenta una storia a sé, un capitolo definito con cui l’artista scrive parte della propria storia personale cercando di attuare una sorta di autoanalisi, alla ricerca forse di una sorta di catarsi, di redenzione, di pace con sé stesso.

 

L’album si apre con la focus track Patatine. È un brano riflessivo, caratterizzato da una lucida malinconia, in cui si medita sulla condizione dell’essere artista, fatta non solo del luccichio che si vede in superficie, ma anche dei problemi derivanti dall’attuale stato dell’arte nella società contemporanea. Le paranoie, la voglia di evadere e di scappare lontano dalle difficoltà proprie e di chi ci sta vicino trovano qui ampio respiro, rendendo il pezzo personale, ma allo stesso tempo immediatamente comprensibile a chiunque, perché tutti prima o poi ci scontriamo con le ombre dell’età adulta.

 

Segue Sei cannibale ma non sei cattiva, accompagnata da pianoforte e batteria. Come un narratore onnisciente, Dargen segue i piccoli frammenti di vita quotidiana di una donna affascinante, ma gelida e spietata allo stesso tempo, costantemente annoiata e alla ricerca di nuovi stimoli, che si piace, ma che non riesce a “digerirsi” e che in fin dei conti “non è cattiva”.

 

La terza traccia è Gaza, un pezzo dal sound energico ma dai contenuti più cupi, che denuncia quella società urbana di cui l’autore sente di non far parte. Il titolo è una metafora della realtà metropolitana in cui “la gente esce pazza”, arrivando a fare qualsiasi cosa per i beni materiali.

 

Dove si balla invita a ballare sempre, soprattutto nel periodo in cui è difficile poterlo fare, una canzone che parla “della necessità di movimento dell'essere umano, in tutti i sensi”, e che riesce con leggerezza e ironia a toccare diversi temi, dalle migrazioni ai rapporti umani.

 

Le sonorità dance, impreziosite da elementi latini che rendono il pezzo ancora più energico e ballabile, tornano ancora una volta in Katì, brano già edito, i cui versi parlano di un amore difficile, fatto di litigi e riappacificazioni, di parole sbagliate e di incomprensioni, di sesso e di passione, di quella tensione che mantiene alta la posta in gioco e rende una relazione imprevedibile.

 

Segue Ma noi, dove Dargen rievoca l’amore per una donna conosciuta al liceo, tra i ricordi della giovinezza e la constatazione di come si è diventati oggi. Le rispettive strade si incrociano nuovamente anni dopo, scoprendo che il desiderio che li univa non è svanito.

 

In Una setta, invece, il tema portante è quello del sentimento di appartenenza a un gruppo di persone, presenti e passate, che non si sono mai conosciute, ma che sono unite indirettamente dallo stesso modo di essere e di sentirsi.

 

Il pezzo seguente è Ustica, un brano i cui versi sono guidati dal ritmo della tastiera, del pianoforte e della cassa. È una riflessione sul rapporto sentimentale con una donna, fatto di non appartenenza reciproca, che fa tornare alla mente ciò che è stato e che porta a chiedersi ciò che sarebbe potuto diventare.

 

Con Sangue amaro si torna a un ritmo energico, con chitarra e batteria. È un brano spensierato in cui si susseguono azioni che rendono felici e fanno passare l’amarezza a cui allude il titolo.

 

La decima traccia non ha bisogno di presentazioni: è La bambola, rifacimento del celebre brano di Patty Pravo. Il pezzo è arricchito dall’aggiunta di barre rap che lo rendono ancora più attuale, ed è stato presentato per la prima volta sul palco dell’Ariston durante la serata dedicata alle cover.

 

La benzina sapeva di tappo è un brano fortemente rap, dai versi serrati. Quella che Dargen racconta è una storia di violenza, di soprusi e di ingiustizie, che si snoda al bancone di un bar dove si intrecciano i destini di anime che rimpiangono gli errori che hanno commesso, a causa di una vita che spesso ha scelto per loro.

 

Degna conclusione dell’album è Nei sogni nessuno è monogamo, che battezza l’intero progetto discografico. Si tratta di una riflessione sull’essere adulti all’interno di una società che estranea e ci fa sentire degli outsider, un dialogo che l’artistafa con sé stesso, un botta e risposta che cade nel vuoto e lascia spazio solo alle incertezze e ai dubbi che si accumulano con il passare degli anni.

 

In questo nuovo disco, Dargen D’Amico veste i panni non solo di autore e interprete dei brani, ma anche in parte di producer, curando le sonorità di di diverse tracce. Ad affiancarlo, alcuni dei nomi più autorevoli della produzione musicale attuale: D. Whale, DɅNɅ,Edwyn Roberts, JVLI e Marco Zangirolami. Cinque collaboratori che hanno saputo tessere intorno alle parole dell’artista un tappeto sonoro contemporaneo, capace di esaltare ancora di più il significato delle parole.

 

Il decimo album di Dargen D'Amico rappresenta in pieno l’estro musicale e artistico dell'artista 41enne, il suo innato talento nell’unire le sonorità e le influenze più diversificate, passando attraverso la musica classica, l’elettronica e il pop. Firma inconfondibile sono soprattutto i testi, che confermano ancora una volta quanto sia una mente creativa, un outsider che gioca con parole e figure retoriche in modo sagace e folgorante, dando vita a immagini nitide ed eloquenti.