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“E in fondo, che differenza fa?” è l’ultimo disco dei Moonage, l’intervista Moonage - Credit: Tuttorock
MUSICA 14 giugno 2021

“E in fondo, che differenza fa?” è l’ultimo disco dei Moonage, l’intervista

di Giovanna Ghiglione

Ascolta subito il disco della band milanese su TIMMUSIC e leggi qui l’intervista!

Si intitola “E in fondo, che differenza fa?” l’ultimo disco dei Moonage, band milanese dallo stile anni 70/80, che propone riadattamenti in chiave moderna di sonorità vintage.

Il disco, pubblicato lo scorso dicembre, è uscito per Sony Music Italy.

 

Ecco l’intervista a cura di Marco Pritoni di Tuttorock.

> > > Ascolta subito “E in fondo, che differenza fa?” su TIMMUSIC!

Ciao ragazzi, innanzitutto come state?

Costa: Ciao Marco! Grazie! Siamo tutti un po’ sparsi per l’Italia, io e Idra, il nostro chitarrista, siamo in montagna a Courmayer, mentre Nik e Alex sono a Milano, comunque stiamo tutti bene.

> > > Ascolta tutti i brani dei Moonage su TIMMUSIC!

Parliamo un po’ di questo vostro nuovo album “E in fondo, che differenza fa?”. L’ho ascoltato oggi più volte e l’ho apprezzato moltissimo, soprattutto i brani “La notte se ne va”, “Portogallo” e “Vivida”. Quando vi siete riascoltati, qual è il brano che più vi ha soddisfatti?

Costa: Siamo soddisfatti di tutti i brani, nell’arte si dice l’1% è ispirazione e il 99% è lavoro duro, dopo questo lavoro duro non ce la fai più ad ascoltare le canzoni. Potrei dirti “Nananananaranara” (ride -ndr).

Nik: Sai, Marco, noi siamo tante anime diverse messe in un’unica persona, ognuno di noi apprezza tantissime canzoni diverse, da un lato è un grosso rischio perché porta ad avere conflitti, dall’altro lato invece ciò porta ricchezza in termini di sound. Io, da pianista, apprezzo i lenti, quindi le nuovissime “Ballerina del sabato sera” e “Vivida”. Più vecchie sono le canzoni e meno ci piacciono, te le trascini dietro perché le suoni ai live e le porti in qualche trasmissione, tendiamo quindi a non sopportare più brani tipo “Portogallo”.

Idra: Bella domanda, la butto lì, “Freaks”.

Alex: Le mie preferite, se devo dirne due, sono “La notte se ne va” e “Dimmichenesai”, però sono molto affezionato a due canzoni che abbiamo chiuso la settimana scorsa, proprio all’ultimo, ovvero “Ballerina del sabato sera” e “Vivida”.

Quindi le canzoni sono nate in periodi diversi?

Nik: L’album ha tre tipologie di scrittura, quella classica da band in sala prove tipo “Freaks” e “Portogallo”, nate suonando assieme, quella dove uno si occupava dell’arrangiamento e lo mandava agli altri e infine quella da quarantena, quando eravamo in zona rossa. In questi brani sono racchiusi due anni della nostra vita.

Idra: Le ultime canzoni sono state fatte in quarantena, composte in rete, specialmente “Vivida”, che è stata fatta da una registrazione telefonica di Nik al piano.

Con “Dimmichenesai”, il nuovo singolo uscito circa due settimane fa, avete voluto dar luce ad un problema non da poco per le nuove generazioni, ovvero le solite accuse da parte di molti di essere incapaci e impreparate. È davvero così difficile al giorno d’oggi ritagliarsi un proprio spazio per non uniformarsi alle masse?

Nik: Io la vedo un po’ così, la classica espressione “Ok boomer” è un po’ il sottotitolo di tutto questo testo. Quello che ricorda sempre Costa quando ci chiedono: “ma voi vi impegnate sempre con i testi sull’ambiente e le battaglie sociali?” e noi rispondiamo: “Sì, più che lanciare volontariamente un messaggio siamo, volenti o nolenti, parte di un mondo, raccontiamo un po’ la nostra generazione non tanto come ragazzi che vogliono lanciare un segnale ma partendo da un background in cui ci muoviamo e viviamo. “Dimmichenesai” io l’ho vista un po’ come un cercare di togliere di dosso dalle spalle della nostra generazione le tante accuse di immobilismo e di essere senza riferimenti e valori. Credo e temo che saremo una delle generazioni che dovrà affrontare più problemi futuro, un futuro molto complesso che, non la voglio buttare sul conflitto generazionale, ci è stato lasciato in eredità. A tutte quelle false accuse come: “Basta sognare in grande”, “Basta avere aspirazioni non realistiche, scendete dal palco”, rispondo con: “Tutte le generazioni hanno bisogno di sognare per fare qualcosa di buono in futuro, anche la nostra”.

Continua a leggere l’intervista su Tuttorock > > >

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