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“Hermitage” è il nuovo album dei Moonspell, l’intervista Moonspell - Credit: Tuttorock
MUSICA 19 aprile 2021

“Hermitage” è il nuovo album dei Moonspell, l’intervista

di Giovanna Ghiglione

Ascolta su TIMMUSIC il disco e leggi qui l’intervista a Fernando Ribeiro!

Si intitola “Hermitage” ed è il nuovo album dei Moonspell, uscito lo scorso 26 febbraio per l’etichetta Napalm Records.

Ecco l’intervista a Fernando Ribeiro, fondatore della storica gothic metal band portoghese, a cura di Marco Pritoni di Tuttorock.

> > > Ascolta “Hermitage” su TIMMUSIC!

Ciao Fernando, come stai in generale?

Ciao Marco! Come stai? È molto triste pensare a quello che l’Italia ha attraversato nel primo periodo della pandemia e a quello che sta ancora accadendo anche in Portogallo. Tutta questa confusione, gli ospedali, la grande quantità di casi, il caos, il governo, le persone…

> > > Ascolta tutti i brani dei Moonspell su TIMMUSIC!

Parliamo di “Hermitage”, il nuovo album dei Moonspell per Napalm Records. La prima cosa che ho pensato durante l’ascolto dell’album è che c’è stata un’enorme quantità di lavoro sulla parte musicale delle canzoni, giusto?

Beh, credo di sì. Voglio dire, a volte è difficile parlare delle motivazioni, eccetera, perché in realtà siamo abituati a fare musica e cerchiamo di migliorare alcune cose, album dopo album, e la musica che componiamo. È anche il nostro modo di affrontare le cose che ci circondano. Quindi penso che, per Hermitage, noi volessimo davvero renderlo molto musicale, ecco perché non ci sono ospiti nell’album. Inoltre non ci sono molti strati musicali, non c’è una tastiera che simula un’orchestra, quindi abbiamo minimizzato il suono. Penso che, alla fine di tutto, il nostro obiettivo con Hermitage era avere cinque ragazzi che suonavano in una stanza e registravano.

 

E poi, quando le persone ascolteranno, dovranno avere la sensazione che questa sia solo musica, speriamo che crei una sensazione spettacolare perché, a volte, anche oggi, nel rock and roll e nel metal, quando ascolto un album, il cantante canta molte note, la voce è molto alta, il batterista suda come un cavallo perché suona, suona e suona. Volevamo fare un album che avesse più stati d’animo, più dimensioni, quindi penso che sia uno dei nostri album più musicali perché abbiamo lavorato molto duramente per farlo suonare molto fluido e con molte dinamiche e non volevamo avere alcun vincolo.

Adoro l’intero album e, come sempre, quando esce uno dei vostri dischi, diventa il mio preferito, dimostrando che ogni volta riuscite a fare ottimi lavori. Tuttavia, le mie canzoni preferite sono Hermitage, Entitlement, The Hermit Saints.

C’è molto tra cui scegliere. Sai, penso che le persone possano solo farsi un’idea, prendere una decisione, quando potranno ascoltare l’intero album, perché ogni volta che facciamo un album, cerchiamo anche di migliorare. Una delle cose che abbiamo maggiormente migliorato, secondo me, nel corso degli anni, è che, se abbiamo 10 canzoni, tutte le canzoni devono abbastanza buone, non vogliamo perdere tempo. E incoraggiamo sempre le persone ad ascoltare gli album perché abbiamo cercato di renderlo come un viaggio, questa è l’esperienza che cerchiamo di trasmettere alle persone. Certo, oggigiorno viviamo in un mondo dominato da Spotify, da YouTube, e tutto deve essere molto veloce.

 

Dobbiamo fare video, dobbiamo prendere decisioni. A volte le persone saltano semplicemente alle conclusioni perché, ad esempio, molte di loro non hanno sentito due delle canzoni che hai citato, che sono le canzoni più epiche e anche più metal oriented, come la title track, Hermitage, e The Hermit Saints, della quale pubblicheremo il video perché è una delle mie canzoni preferite e penso che incarni molto il nostro suono pesante ma anche i toni più psichedelici che ritrovi nella nostra musica. Penso che Hermitage sia ben bilanciato dopo l’album precedente, 1755, che è stato molto intenso, un album sul terremoto in Portogallo, noterai che abbiamo fatto un album diverso, meno aggressivo e più atmosferico, ma penso che le cose abbiano funzionato davvero bene insieme. Entitlement è una delle canzoni più vecchie di questo album, abbiamo iniziato a scriverla nel 2017, è molto suggestiva, con qualcosa di trip hop o giù di lì. Mi piace il ritmo che abbiamo usato molte volte in passato, come in The Butterfly Effect. 

 

Quindi sì, penso che l’album sia un romanzo da scoprire e tutti arriveranno alle loro conclusioni, ma le persone devono avere pazienza. Ci piace rendere la musica un’esperienza piacevole che a volte piacerà, a volte non piacerà. Ma questa è la vita, sai, e i musicisti fanno del loro meglio. Penso che questo sia un album tra Moonspell e fan, sicuramente quei fan davvero speciali, una comunità enorme, ma la comunità giusta. Quando stavamo scrivendo l’album, sapevamo esattamente che solo i nostri fan che hanno certe caratteristiche non sarebbero rimasti bloccati nel passato, a loro questo album piacerà. Gli altri piangeranno perché non faremo più il nostro vecchio sound. Voglio dire, il passato è qualcosa che non abbiamo intenzione di ripetere. Assolutamente no.

The Greater Good è una canzone sui problemi degli esseri umani. Sta diventando sempre più difficile vivere in questo mondo?

Oh sì. E penso che siamo tutti da incolpare e che dovremmo ripartire dal pensiero che, se possediamo il mondo, se abitiamo il mondo, siamo un disastro nel prenderci cura di esso e nel prenderci cura di conseguenza delle persone che amiamo, delle cose che amiamo, ecc. Quindi, oggigiorno, penso a quando stavo crescendo nel periodo della Guerra Fredda tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti, quel mondo era frammentato. Stavano succedendo molte cose, cose molto brutte. Penso che il mondo fosse completamente polverizzato. E se abbiamo pensato che Internet e la tecnologia ci avrebbero aiutati a essere più umani, penso che sia stata una grande delusione per tutti. Penso che al giorno d’oggi tutto sia abbastanza tossico, anche l’heavy metal a volte...

Continua a leggere l’intervista su Tuttorock > > > 

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