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L’intervista a Cesareo, la chitarra degli Elio e Le Storie Tese

Davide Luca Civaschi - Credit: Tuttorock

MUSICA18 dicembre 2019

L’intervista a Cesareo, la chitarra degli Elio e Le Storie Tese

di Giovanna Ghiglione

Davide Luca Civaschi, meglio conosciuto con il nome d'arte di Cesareo è un chitarrista e compositore

Ecco l’intervista a cura di Monica Atzei di Tuttorock.

 

Ciao Cesareo come stai?

“Benissimo!!”

 

In stand by con la band Elio e le Storie Tese di cosa ti stai occupando? Altri progetti? Nuove band?

“Stiamo sfruttando l’esperienza di 30 anni di Elio e le Storie Tese e stiamo mettendo a frutto la “Società Elio” facendo management per altri artisti, come ad esempio Fabio Celenza. Questo perchè vogliamo fare qualcosa per gli altri artisti, per aiutarli ad emergere; quindi noi mettiamo a disposizione la nostra esperienza per gli altri mentre gli Elii sono in letargo.”

 

Quando hai cominciato a suonare? Chi sono stati i tuoi mentori musicali?

“Ho iniziato a 5/6 anni, ero proprio un bimbo! Mi hanno comprato una chitarra classica ma a me piaceva l’elettrica, allora ci mettevo un microfono “Geloso” per dargli quell’effetto! I primi artisti ad indicarmi la via sono stati i Beatles e i Rolling Stones, poi sono arrivati Peter Frampton e Jimi Hendrix e anche l’hard e il metal con Ritchie Blackmore, Van Halen e i Toto con Steve Lukather. Queste sono le mie fonti principali, quelle a cui mi sono ispirato.”

 

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Chi segui della scena italiana e internazionale? Tra le “nuove leve” hai delle preferenze?

“Mi sono sempre piaciuti tutti i cantautori ed essendo milanese sono cresciuto con Gaber e Jannacci ad esempio. Ma anche con gli Area, i Banco del Mutuo Soccorso, la PFM, I Gufi… Poi ora ascolto Max Gazzè, Elisa, mi piacciono tanto Vasco, Renato Zero, Eros… Delle nuove leve non ho ancora trovato nessuno che mi faccia saltare sulla sedia. Magari fra un po’ di tempo sentiremo parlare anche di trap e rap, è un circolo quello della musica. Anche per il rock ‘n’ roll è stato così, mica l’arrivo del rock ha fatto dimenticare la musica classica. C’è posto per tutti!”

 

Quanto tempo dedichi al giorno allo studio della chitarra?

“Ora, dipende da cosa devo fare, però devo dire che una suonatina al giorno la faccio sempre, ma a seconda di quello che devo fare, se devo ad esempio prepararmi per qualche live imminente anche tre/quattro ore. Anche perché sul palco dò il meglio di me se mi alleno.”

 

Concedimi da fan una domanda sugli Elii: quando avete capito di aver fatto breccia nel nostro cuore con i vostri testi ironici e demenziali? Come sono nati i nomignoli di ciascuno?

“Noi non è che abbiamo capito del tutto se noi piacciamo tanto o no… (ride di gusto!). Ma quando abbiamo visto che alla fine degli anni ‘80 facevamo concerti doppi, cioè due nella stessa sera, magari uno dalle 20 alle 22 e l’altro dalle 23 all’una, abbiamo capito che eravamo sulla strada giusta. Il primo disco ha dato l’ufficialità alla band e con l’album Italyan Rum Casusu Cikti e i brani Pipppero e Servi della gleba abbiamo sdoganato termini che ancora si utilizzano; perché noi sia in quell’album, sia negli altri abbiamo sempre badato a testi e linguaggi. I nomignoli… Ahahaha… Ne hanno attribuiti tanti a ciascuno di noi e di ogni tipo! Sinceramente sono talmente tanti che è difficile ricordare come sono nati.”

 

Pensi che le nuove generazioni che ascoltano musica trap o reggaeton possano ancora appassionarsi ai “suoni puliti” di uno strumento senza le campionature che oggi vengono utilizzate?

Continua a leggere l’intervista su Tuttorock…

 

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