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Mannarino Mannarino - Credit: Magliocchetti
IL DISCO DELLA SETTIMANA 14 settembre 2021

Il nuovo album di Mannarino spiegato canzone per canzone

di Silvia Marchetti

"V" è un viaggio in profondità nelle radici dell'essere umano

A due anni dal successo del concerto al Museo D'Orsay di Parigi, Mannarino fa il suo ritorno con un nuovo disco dal titolo V, disponibile da venerdì 17 settembre anche su TIMMUSIC.

L’album è stato anticipato dai singoli Africa e Cantarè. Ecco tutte le tracce del progetto dell'artista romano. 

 

>>>ASCOLTA MANNARINO SU TIMMUSIC!

 

V, prodotto dallo stesso Mannarino, è stato registrato tra New York, Los Angeles, Città del Messico, Rio De Janeiro, l’Amazzonia e l’Italia e vanta produttori internazionali come Joey Waronker (Beck, REM, Atoms for Peace) e Camilo Lara (Mexican Institute of Sound), oltre a Tony Canto e Iacopo Brail Sinigaglia.

 

L’album è un invito ad appellarsi alla saggezza ancestrale degli esseri umani. Un disco che parla le lingue del mondo, intriso di suoni di foresta e voci indigene registrate in Amazzonia. Mannarino va alla ricerca della sorgente tribale e atavica dell’umanità, proposta come unico e potente antidoto contemporaneo alla brutalità del disumano. 

 

Natura, patriarcato, animismo, femminilità, rapporto uomo-donna, sono questi solo alcuni dei temi affrontati dal cantautore nel disco più politico e visionario della sua carriera dove l’amore, l’irrazionale e un senso magico della vita diventano strumenti reali di decolonizzazione del pensiero e di resistenza umana.

 

La cover del disco raffigura una donna combattente, guerriera. L’immagine è l’unione di due elementi: la donna e la resistenza indigena fusi insieme in un’azione, quella di calarsi il passamontagna, o forse di toglierlo, immagine evocativa di una entrata in azione, un’azione che è difesa non violenta, poetica e ispiratrice. Calarsi il passamontagna per andare in guerra o toglierlo per mostrare e difendere la propria identità? Un’immagine contemporanea che trova la sua forza in una nuova tribalità, allo stesso tempo antica e futura.

 

V, spiegato brano per brano

 

1) Africa

La prima canzone dell’album è una dichiarazione d’intenti, una porta che si apre, l’inizio di un viaggio su terre vergini, tra orizzonti misteriosi e spiriti magici. La donna, la natura, l’irrazionale profondo, il corpo, una ritmica ossessiva che rimanda agli ancestrali rituali trance-genici. Questa è l’Africa di Mannarino. E la donna è la Dea.

 

2) Congo

Qui la poesia si fa irriverente e affilata, diventa sberleffo pungente e romantico. Mannarino parla ancora una volta del corpo, della passione, e dello spirito vitale degli esseri umani e della natura, che non si può fermare. La visione è apocalittica, a tratti biblica, parte dei bassifondi, salta su un letto e arriva in cielo a smascherare la bugia di Dio. Il paese viene sommerso, tutto crolla, tutto trema, vengono, vengono, e non si sanno fermare.

 

3) Cantarè

Il brano parte da una condizione di solitudine ed evolve in un canto corale, come per raccontare che la voce senza il canto non ce la può fare. Tra rime in italiano, spagnolo e in romanesco, il pezzo trascina in un coro ritmato e arrembante che rimanda a una sorta di rituale collettivo atavico che celebra la forza di ogni voce umana. E così per un momento non si è più soli.

 

4) Fiume nero

Qui ci si addentra nella giungla, nella carne viva dell’album. Tra suoni della natura e percussioni ancestrali, l’elettronica incarna e rappresenta la matematica perfetta della fisica e del mistero, e le voci e i suoni gutturali degli indigeni dell’Amazzonia registrati dal vivo dipingono il grido dell’uomo al di fuori del logos occidentale, voci che imitano i suoni degli animali, voci senza sintassi, come i corpi degli amanti.

 

5) Agua

La canzone parte sommessa come lo stillicidio di una lacrima, e prende le mosse dell’immagine di Iracema, la protagonista indigena del romanzo omonimo di José de Alencar. In un susseguirsi di frasi archetipiche mentre la musica si arricchisce e si ingrossa come un fiume, il brano avanza inesorabile verso una celebrazione-preghiera alla potenza vitale dell’acqua.

 

6) Amazònica

Registrata in Amazzonia nella regione del Tapajos, la voce delle donne indigene “As Karuanas” canta un testo scritto con Mannarino. La canzone è un grido calmo, e bagnato di pianto, che sale dal centro della Terra e vuole dire al mondo di aprire gli occhi.

 

7) Banca de New York

Registrata tra Roma e Città del Messico, frutto della collaborazione con "Mexican Institute Of Sound" la "Banca de New York" è un esperimento ironico e allucinato. Unire il registro più romanesco e radicale con un mondo sonoro acido e “trippy”, ispirato al Mississippi e ai campi di cotone.

 

8) Vagabunda

Man mano che il disco scorre si percepiscono vari sottotesti, si sente serpeggiare la crisi di un uomo e simultaneamente apparire l’immagine di donna, Dea, giungla rigogliosa e ipnotica. In Vagabunda questa immagine esce fuori in maniera potente.

 

9) Ballabylonia

Il viaggio continua con la storia di una ragazza che dalla giungla viene attirata dalle luci della grande città, del villaggio globale. È una Iracema contemporanea e futura, che a suo modo affronta il grande serpente, viene avvolta dalle sue spire in una danza frenetica ed elettrica.

 

10) Bandida

Ancora una donna, un’altra, o la stessa poco importa, perchè ormai a questo punto del disco è chiaro che l’immagine di donna che ci sta guidando è un’immagine universale, un’icona come quella della copertina. Iconica è anche la nostra “Bandida”, la fotografia della ribellione al sistema patriarcale, in spagnolo perchè oggi è dall’America Latina che arriva il grido di battaglia ed è da Paesi come Cile e Colombia che arrivano anticorpi nuovi. Una cumbia elettronica, un suono di favela, l’incursione del “Colectivo Las tesis”. È ancora una volta la voce di una donna nel chorus.

 

11) Lei

Questo è l’epilogo ideale del disco. L’immagine della donna diventa l’immagine di tutte le donne, e si sublima in una forza eterna, creatrice, distruttiva, creativa. La crisi di un uomo di fronte all’immagine della donna rappresenta una crisi storica e sociale, e la lotta di lei diventa un messaggio alle generazioni future.

 

12) Luna

Lei è sparita. Il disco concettualmente è chiuso. Restano i titoli di coda, Luna. Una ballata struggente sulla separazione, sulla solitudine. C’è un uomo solo davanti alla luna. Questa canzone, e l’ultima del disco Paura, rappresentano il ritorno alla realtà, la presa di coscienza. È come se alla fine del viaggio si aprissero gli occhi, per vedere, per agire, per portare il sogno nella realtà.

 

13) Paura

E adesso…“non avere paura alcuna”.

 

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