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"Primo Maggio Roma", perché Mengoni ha cantato "Blowin' in the wind"

Marco Mengoni - Credit: Parole & Dintorni

IL CONCERTONE 01 maggio 2022

"Primo Maggio Roma", perché Mengoni ha cantato "Blowin' in the wind"

di Silvia Marchetti

L'artista ha portato sul palco il celebre brano di Bob Dylan, ecco di cosa parla

Marco Mengoni è salito, per la prima volta, sul palco del Concerto del Primo Maggio, in una gremitissima piazza San Giovanni a Roma. Il cantautore 33enne, dopo aver intonato le sue canzoni più famose, da Cambia un uomo a Mi fiderò, passando per Ma stasera, ha proposto una personalissima ed emozionante versione di Blowin` In The Wind, uno dei brani più importanti di Bob Dylan, pietra miliare della storia della musica mondiale. Ma perché questa scelta? 

 

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In questo periodo di grande tensione e preoccupazione internazionale, con la guerra che affligge il popolo ucraino da ormai oltre due mesi, Marco Mengoni ha voluto parlare di pace, con la speranza che questa fase di violenze sia presto soltanto un brutto ricordo.

 

Sul palco del Concerto del Primo Maggio 2022, il cantautore ha commosso il pubblico della piazza e collegato da casa con le splendide parole di un brano simbolo della pace, firmato dal Premio Nobel per la Letteratura Bob Dylan, il poeta del rock. 

 

 

Blowin’ in the wind è stata scritta nel 1963, ma il suo testo è più attuale che mai. All'epoca, gli Stati Uniti erano in guerra contro il Vietnam e Bob Dylan scrisse questa canzone, una poesia, che parla dei diritti civili e degli orrori del conflitto. Il brano è costruito su una serie di domande, le cui risposte, come recita il titolo, volano nel vento.

 

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Nel testo, Dylan sembra che osservi tutto dall’alto: non parla direttamente di bombe e armi, preferisce concentrarsi sulle vittime, che non riusciranno mai a dimenticare il dolore e la violenza della guerra. Orrori che oggi purtroppo riviviamo con il conflitto tra Russia e Ucraina.

 

Quante strade deve percorrere un uomo prima di poter essere considerato un uomo? E quante spiagge deve vedere una colomba prima di potersi riposare nella sabbia? Quante volte devono volare le palle di cannone prima che vengano cancellate? Sono alcune delle tante domande che Bob Dylan pone nel suo splendido brano. Tra metafore e parallelismi, il cantautore riesce a mantenere un tono pacato, anche parlando di morte e di guerra.

 

Il passaggio cruciale dell'intera canzone è racchiuso nel ritornello, nel quale Dylan si rivolge al pubblico chiamandolo "amico mio". Con tono fraterno cerca di dirgli una cosa molto semplice: tutto si muove e cambia e l’unico modo che ha l’uomo per sopravvivere è assecondare questi cambiamenti, che sono imprevedibili come il vento. Le risposte alle sue domande sono tante e differenti, ma sono parole, e le parole sono mutevoli e fugaci, come il vento che non possiamo controllare. 

 

Blowin' in the wind, che fa parte del secondo album dell’artista di Duluth, The Freewheelin' Bob Dylan, è un vero inno pacifista ed è stato reinterpreto da artisti come Marlene Dietrich, Stevie Wonder e Beach Boys. L’adattamento italiano più famoso è quello (postumo) di Luigi Tenco (con testo di Mogol). Una regitrazione del 1972, inserita poi nella compilation Luigi Tenco canta Tenco, De André, Jannacci, Bob Dylan, con il titolo La risposta è caduta nel vento.