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Miles Davis Il meglio di Miles Davis è su TIMMUSIC - Credit: TIM
LA PLAYLIST 28 settembre 2021

30 anni senza Miles Davis: gli album più belli del mito del jazz

di Silvia Marchetti

La storia e i successi del geniale trombettista, uno dei più influenti e innovativi di sempre

Il 28 settembre 1991 moriva Miles Davis, ucciso da un attacco di polmonite in un ospedale di Santa Monica, in California.

Aveva 65 anni. Poco prima, il grande trombettista si era esibito nella sua ultima performance all’Hollywood Bowl di Los Angeles. A 30 anni dalla sua scomparsa, ricordiamo il mito del jazz attraverso le sue opere più importanti e rivoluzionarie. Ecco la speciale playlist di TIMMUSIC.

 

>>>ASCOLTA 30 ANNI SENZA MILES DAVIS SU TIMMUSIC!

 

Dal 1944 al 1991, Miles Davis pubblica ben 102 album, tra registrazioni in studio e live. Le sue composizioni spaziano dalla bebop (stile caratterizzato da tempi molto veloci ed elaborazioni armoniche innovative), al cool e modal jazz, fino alla fusion, con influenze rock, rap e slanci di elettronica.

 

Miles Davis è stato uno dei trombettisti più influenti e coraggiosi della seconda metà del Novecento. I suoi album, da Birth of the Cool (1949) a Kind of Blue (1959), da Sketches of Spain (1960) a Bitches Brew (1970) fino a Pangaea (1975) e Tutu (premiato con un Grammy nel 1987), hanno cambiato per sempre la storia della musica mondiale.

 

La carriera del musicista dell'Illinois, denominato "principe delle tenebre" (a causa della sua personalità complessa e della sua voce roca) comincia molto presto e per un caso del tutto fortuito: a 18 anni, durante un concerto di Billy Eckstine con Charlie Parker e Dizzy Gillespie, Davis (che già suonava da solo e in gruppo dall'età di 13 anni) viene chiamato a sostituire il terzo trombettista della band perché malato. 

 

Poco dopo, il giovane Miles si trasferisce a New York per farsi le ossa, studiare musica classica (di giorno) ed esibirsi dal vivo (di notte). Nel 1945 arriva il suo primo disco, con il cantante blues Rubberlegs Williams, poi si unisce al quintetto di Charlie Parker. Pubblica Birth of the Cool, album che dà il via alla conversazione tra jazz e musica classica di matrice europea.

 

Gli anni 40 sono molto importanti per il giovane trombettista, perché pongono le basi del suo enorme successo, esploso nel decennio successivo. L'apice arriva con un album leggendario come Kind of Blue, da cui è tratta la splendida So What.

 

Un altro disco considerato una pietra milare del jazz mondiale è Walkin' (1954), caratterizzato da un linguaggio sonoro più caldo e basato sul blues. Un lavoro che porta alla rivoluzione bebop che sarebbe scoppiata tra la fine degli anni 50 e i primi 60. Il resto è storia. 

 

Negli anni, la tromba di Davis accompagna diverse band. Nel 1955 entra in un quintetto insieme a John Coltrane. Due anni dopo, ecco l'incidente che gli "regala" la famosa voce roca (dopo un’operazione di rimozione di alcuni noduli dalle corde vocali).

 

Negli anni 60 forma un altro quintetto, con Ron Carter, Herbie Hancock Wayne Shorter e Tony Williams. Arrivano poi le amicizie con Jimi Hendrix e Sly Stone, i problemi con la giustizia e quelli con l'eroina e la cocaina. Tuttavia, insieme a questi grandiosi musicisti, registra materiale finito poi su vari album, pubblicati dall’etichetta Prestige: tra questi c'è il capolavoro Round About Midnight.

 

L’amicizia con Hendrix e altre rockstar dell'epoca spingono Miles Davis a cambiare nuovamente la musica jazz. Inizia così la fase jazz-rock, ricca di tastiere elettriche (ascoltare In a Silent Way e Bitches Brew per capire). L’impatto sonoro della band è devastante: siamo a metà degli anni 70.

 

Dal 1975 al 1980, il buio e il silenzio. Miles Davis si ritira per seri problemi personali e di salute. Torna sul palco dopo cinque anni tormentati, con un nuovo album, The man with the horn, e una nuova band. Continua ad eseibirsi: memorabile il concerto allo Stadio Olimpico di Roma, il 23 luglio 1991, due mesi prima del sipario sulla sua straordinaria vita e carriera. 

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