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Salmo Salmo - Credit: Words For You
IL DISCO DELLA SETTIMANA 3 ottobre 2021

Il nuovo album di Salmo, spiegato canzone per canzone

di Silvia Marchetti

Il pioniere della musica rap italiana è tornato. Ascolta "Flop" su TIMMUSIC!

A tre anni di distanza da Playlist (disco che ha conquistato ben sei dischi di platino), Salmo fa...Flop! Si intitola così il nuovo progetto del rapper sardo, album che contiene 17 tracce inedite dalle mille sfaccettature.

Ecco tutte le canzoni.

 

>>>ASCOLTA FLOP SU TIMMUSIC!

 

Le tracce di Flop uniscono l’anima più rap dell’artista a quella rock, pop ed elettronica, creando così una commistione nel perfetto stile Salmo che catapultano l’ascoltatore in un binge-listening al cardiopalma.

 

Flop è un disco che si interroga su un tema importante quanto tabù, quello del fallimento, che con tutte le contraddizioni del caso ci rende umani. Salmo affronta la paura più grande di ogni artista, in un mondo dominato da materialismo e capitalismo, dove contano la ricerca della perfezione, della fama a tutti costi, in cui i parametri si misurano sui like, i numeri, gli averi più che gli esseri, e ci immerge nella profondità di una parola temuta. Flop è una breccia che svela le apparenze, una sincope sonora, un invito a sbagliare in un mondo tanto perfetto quanto spesso ipocrita.

 

Un album che sposta continuamente l’equilibrio del pubblico, lo disorienta, conducendolo nelle stanze specchiate delle mille anime artistiche di Salmo, qui lasciate libere di esprimersi come mai prima d’ora.

 

Un disco maturo, eccentrico, fuori dai canoni di genere; al flow inossidabile, che da sempre continua a rivoluzionare il rap italiano, si uniscono e alternano aperture vocali, chitarre sfreccianti e innesti elettronici che portano chi lo ascolta su di un ottovolante sonoro senza soste. Così ricco di idee, così controcorrente, così fuori dagli schemi da essere "un Flop eccezionale".

 

Ad accompagnare il rapper sardo in questo viaggio alle radici del fallimento, un tridente d’eccezione, il meglio della scena rap degli ultimi vent’anni, Marracash (nel brano La chiave), Gué Pequeno (YHWH), Noyz Narcos (Ghigliottina), oltre alla voce eterea di Shari (L’angelo caduto), giovane promessa del panorama italiano, ad impreziosire il brano che richiama la copertina stessa di Flop: una citazione de L’angelo caduto di Alexandre Cabanel, un olio su tela datato 1868 che raffigura Lucifero nel momento esatto della sua caduta.

 

Flop, traccia per traccia

 

1) Antipatico

Può un disco di Salmo cominciare senza una mitragliata di barre, incastri, giochi di parole (e una citazione del primo Neffa) per mettere subito in chiaro all’ascoltatore a cosa andrà incontro? Impossibile. Antipatico è il foglietto illustrativo di Flop; se decidi di andare avanti, è una tua responsabilità. E quando entra il beat, è oramai troppo tardi per tornare indietro. 

 

2) Mi sento bene

“Vivo la città con i fra, senza bodyguard, il tuo mito è troppo ricco, la tua invidia è cronica”. Quando arriva il successo e l’acclamazione popolare, c’è un modo per rimanere se stessi? Tra iconiche sferzate lessicali, Salmo si interroga su questa possibilità, smarcandosi dai cliché del successo, ostentazione e paparazzi, alla ricerca di una dimensione reale, personale, umana. La risposta al quesito ha odore di libertà, “sai che aver tutto fra non conviene, liberato dalle catene, sembrava impossibile, invece mi sento bene”.

 

3) Criminale

Quando la società si dimentica del ruolo della cultura, quando il governo dimostra di non aver alcun interesse nel sostenerla, il musicista che vuole solamente poter suonare le proprie canzoni diventa un criminale? La risposta di Salmo è chiara ed esplicita: “a nessuno frega più un ca**o della musica”. Il suono di Criminale è un omaggio all’electro indie-rock di metà anni zero, con un tiro costante dettato da un’accoppiata basso-batteria implacabile e un ritornello che esplode nel cantato a squarciagola “è così facile essere normale, io non sono come te, io non sono un criminale”.

 

4) Ghigliottina feat Noyz Narcos

Ritorna la coppia più cattiva del rap italiano, Salmo + “lo spin-off di Rob Zombie” Noyz Narcos. Ghigliottina è il pezzo che ti aspetti quando metti assieme i due draghi della scena rap italiana: un monumento istantaneo al rap. In questi casi si dice real classic shit.

 

5 -6) In trappola + La chiave feat Marracash 

Un coro angelico. Ma è solo un attimo di pace prima della richiesta d’aiuto, “sento più la fame dei sogni, tieniti la fama, e lasciami i soldi, sono a tanto così dall’impazzire, ma ci vuole tempo per diventare pazzo, qui mi sento in trappola, fatemi uscire, la chiave giusta è sempre l’ultima del mazzo”. A venire in aiuto del nostro eroe è Marracash che, da subito, con il suo flow impeccabile (“bene bene bene bene cosa c’è per cena cosa abbiamo nel menù? Una cena ormai di scemi, l’attenzione è scesa oramai non tira più”), domina una strofa che è il contraltare perfetto al cantato di Salmo che ti si appiccica nella memoria su una struttura originale studiata per esaltare al meglio gli stili di questa coppia d’assi.

 

7) Kumite

Il kumite è una delle tre componenti fondamentali dell’allenamento nel karate. Lo scopo del kumite non è, come si potrebbe pensare, il vero combattimento, ma la crescita reciproca dei praticanti all’allenamento; “vuoi che ti ami o che lenisca l’insicurezza”? Il lato sensibile di Salmo, che qui, ancora una volta, mostra una capacità vocale ampia tra rap e cantato, per una hit d’amore-scontro-catastrofe-fine-del-mondo-come-i-Maya.

 

8) Che ne so

Dall’amore alla blasfemia in un soffio, da un beat rassicurante ad un basso 808 violento, saturo, profondo. “Gli scienziati hanno scoperto che mi sono rotto il ca**o”. Il lato strafottente di Salmo, quel “alla fine sai che c’è? Meglio se non mi fai domande, io che ne so” di chi vuol vivere la propria vita senza lo stress di dover dare (o avere) sempre un’opinione o una risposta pronta come questa società vuole imporre. Un brano per rafforzare il pensiero dell’artista secondo cui il musicista dovrebbe essere lasciato a far musica, senza inutili interruzioni dall’esterno.
 

9) YHWH feat Gué Pequeno

Vi siete mai chiesti come suonerebbe Salmo se venisse colto dall’illuminazione spirituale di Kanye West? Ecco, questa fantasia ora ha il suono hip-hop club di una produzione di Mace e le barre irriverenti di Salmo e Gué Pequeno. “Ho messo l’acquasanta nel mio uzi”, “quando entro nel club tutti dicono Jesus”, “quando parte il mic check, tutti verso di me, sono il nuovo Yahweh”, “trasformo questo mare in un mare di vodka”, “non voglio salvare proprio nessuno, cerco solo l’attenzione della folla”, sono solo alcune delle liriche che i due campioni si palleggiano in un ateismo ironico e iperbolico. Per i club più peccaminosi. 

 

10) Hellvisback 2

A cinque anni di distanza dal successo di Hellvisback, Salmo riprende il mic su una base tarantiniana sporca di sabbia e polvere. La colonna sonora ideale per un b-movie di Rodriguez, con chitarre che surfano tra caldo e corpi nudi e dove tutto fa schifo “come quando sono sobrio”. E se il mondo reale non fosse quello che ci raccontiamo, ma quello visto attraverso gli occhi dei matti, degli esclusi, dei reietti? 

 

11) A Dio

Country-blues americano, da banditi e sceriffi, da saloon e sole implacabile, in cui Salmo apre un dialogo diretto con Dio da un confessionale decadente o dal fondo di una qualche gattabuia. Alla ricerca di una spiritualità, si scontra con gli anacronismi e le contraddizioni del credere, “Padre, non sono un infame, no, io che volevo trovare qualcuno per cui valga la pena pregare”, rimanendo nel limbo di chi si sente incompreso al di fuori del proprio micro-universo. “Ho letto il tuo libro, la Bibbia, e alla fine ho capito che parla di guerra”.

 

12) Fuori di testa

Rock acido per ribaltare il pubblico degli stadi e far esplodere casse, auricolari, impianti. Un brano che manderà davvero fuori di testa il pubblico dei live. Da saltare, urlare, pogare. 

 

13) Marla

Rimane la musica suonata, tra organi, assoli di chitarra e batterie spazzolate, ma diminuiscono i BPM per lasciar che la testa possa muoversi seguendo il tempo. Tra la sindrome dell’impostore e l’estate che se ne va “e porta via il colore”, la Marla del brano è un magnete che fa “sentir debole” e che torna “sempre come il Karma” e a cui Salmo non può sfuggire. Marla, nel gergo americano, è il termine usato per definire la ragazza dei sogni. Una storia di dipendenza e di astinenza, d’amore e di relazioni impossibili. 

 

14) L’angelo caduto feat Shari

Il brano più struggente del disco, emotivo, sensibile, violentemente umano. Il ritornello si alza verso il cielo nella voce eterea di una magnifica Shari, mentre Salmo ci lascia le parole più intense della sua carriera: “volevo farti sapere che non sei sola quando hai il cuore in gola, io sarò al tuo fianco come una pistola, copriti bene che fuori nevica ancora”, “tu sei la canzone che non so scrivere, ricordati di me per sorridere”, “perso nell’ignoto, dormo sopra un’altalena sospesa nel vuoto, ho visto un angelo nel marmo, devi scolpire se vuoi liberarlo”. Il brano chiude il cerchio con la copertina che cita “L’angelo caduto”, opera del 1868 di Alexandre Cabanel.



15) Vivo feat Josafat Vagni

Vivo è il colpo da maestro, un monologo di Josafat Vagni (attore in Mondocane, Dove cadono le ombre, Niente di serio, Meraviglioso Boccaccio) che sconvolge le regole dell’album rap e sublima il concept annunciato dal disco stesso. Vivo parla di fallimento, di Flop, la più grossa paura di ogni artista nella società della performance che giudica per views, like, numeri. Si può ancora sbagliare? Si può ancora fallire? C’è vita dopo l’insuccesso? La risposta è sì, la vita è proprio lì, perché “il successo non fa rumore quando sale […], il rumore lo fa quando precipita come una cometa demmerda dentro la tazza del cesso, nessuno tsunami […], solo una piccola, semplice, sincope sonora”.

 

16) Flop

La title track è costruita musicalmente attorno alla combo chitarra elettrica distorta e drum machine, mentre Salmo si sfoga - nel suo stile più riconoscibile (quello ironico, strafottente, affilato) - contro le richieste e le ansie che pubblico, industria musicale e giornalisti proiettano sugli artisti.  Passaggi come “è ok che ti ho deluso, ok, ti faccio pena, ok sono un venduto, ok, chi se ne frega” e “se penso a quanto ho speso per fare un disco brutto, è ok” evidenziano, ulteriormente, il distacco che Salmo vuole tra la sua musica e la giostra dell’industria dell’intrattenimento. Salmo si riappropria del diritto di sbagliare, di fallire, di fare flop, in poche parole, del diritto di fare musica. Il brano, inoltre, è impreziosito da una citazione di Joe Cassano, indimenticato pioniere del rap italiano.

 

17) Aldo Ritmo

Prendete ‘Estate dimmerda’ e portatela al centro della terra (che ricorda molto la Sardegna), dove il ritmo primordiale nasce e risuona. Così nasce Aldo Ritmo, la versione più divertente e cazzona di Salmo, più comica e spensierata. Il finale perfetto per lasciarsi andare, incontenibile e impossibile da ascoltare mantenendo il corpo fermo. Infondo, il claim parla da sé,  perché nella vita, “fra, ci vuole ritmo!”.

 

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