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“Sicario su commissione” è l’ultimo album di Santo Trafficante, l’intervista

Santo Trafficante- Credit: Tuttorock

MUSICA03 gennaio 2022

“Sicario su commissione” è l’ultimo album di Santo Trafficante, l’intervista

di Giovanna Ghiglione

Ascolta ora l’ultimo lavoro del rapper italo-tedesco su TIMMUSIC e leggi qui l’intervista!

Si intitola “Sicario su commissione” l’ultimo disco di Santo Trafficante uscito lo scorso ottobre per Time2Rap. Ecco l’intervista a cura di Marco Pritoni di Tuttorock al rapper italo-tedesco per conoscere meglio il suo percorso artistico e la sua musica.

> > > Ascolta subito “Sicario su commissione” su TIMMUSIC!

Ciao Santo, il tuo nuovo album “Sicario su commissione” è uscito lo scorso 26 ottobre, che riscontri hai avuto e stai avendo?

Sto avendo riscontri molto positivi, soprattutto dalla scena Hip-Hop italiana. La gente mi scrive tutti i giorni per condividere le proprie impressioni e per comunicarmi le tracce preferite del disco. Sono felice di essere ancora qui dopo quasi 25 anni di attività appassionata e dedicata a questa arte. E per questo devo ringraziare anche Metal Carter per aver sempre creduto in me ed Enrico della Time2Rap per aver compreso la mia visione. Come minimo ci sarò per altri 25 anni: il Rap e la musica la faccio a prescindere da tutto, come artista vero al 100%. I soldi, il successo e tutto il resto viene dopo, anzi ora come ora non m’interessano proprio.

> > > Segui e ascolta Santo Trafficante su TIMMUSIC!

10 brani scritti quando?

Tutte le tracce le ho scritte tra il 2019 e il 2020, di solito direttamente a casa di notte, l’orario più adatto per le mie creazioni. Tranne per le canzoni “Sono” e “Come uccidere il tuo miglior nemico”, che ho sviluppato e rivisitato con calma, si tratta di brani molto spontanei per quello che riguarda la scrittura. Io credo nello scrivere di getto e perciò seguire i propri sentimenti e istinti del momento, sapendo controllarli. Ogni canzone è una fotografia di uno stato d’animo umano, di un sentire immediato e non filtrato – e perciò anche senza tempo.

 

Devo aggiungere che, nella mia scrittura, avviene una sorta di simbiosi creativa tra quello che provo e voglio esprimere e tra quello che “detta” il beat attraverso le sue atmosfere, ritmiche, suoni. Scrivo come posseduto dalla musica e traduco quello che esce dal mio petto in parole sul foglio. Di solito è così che nascono le mie canzoni. Questo modo di approcciare la musica chiaramente esige una competenza completa della propria arte ed una conoscenza ampia della musica in questione. La frase “Perfecting my craft, matching the best” del brano “La mia colpa”, esprime totalmente l’idea in questione.

Mi sento di definire il tuo album come una raccolta di bestemmie contro il dio denaro, che purtroppo ha sempre più seguaci e che, come per ogni estremismo religioso, porta alla follia. Sei d’accordo con questa mia visuale?

Sì, concordo pienamente con la tua visuale del disco. È proprio il dio denaro che mi tormenta artisticamente e nella vita quotidiana, una sorta di rapporto di guerra e pace: non voglio sottostare a questa “divinità” onnipresente e a cui tutti sembrano dare tutto, ma so anche che è estremamente difficile sfuggirle. Non posso accettare questo sistema senza neanche aver combattuto, soprattutto come artista che si definisce libero. Come avrai notato non parlo mai direttamente del male dei soldi, come non utilizzo parole di disprezzo nei confronti del denaro o dei suoi adulatori, all’interno della mia musica. Attraverso la ferocia verbale e linguistica, cerco invece di trasmettere le estreme conseguenze che si trovano alle nostre porte. Il mio Rap è una visione distopica contemporanea in cui cerco di esorcizzare il male, parlando proprio del male.

 

Paradossalmente faccio l’esatto contrario di quello che fanno di solito i musicisti più in voga: loro non parlano mai di soldi, non nominano i soldi e sembrano spinti da altro, come l’amore o altre passioni. Basta ascoltare la radio. Ma sotto sotto vivono e fanno musica solo per quel motivo, questo lo so perché conosco il mercato e gli “artisti”. Io al contrario ne parlo spesso (Soldi a kili, Ghiaccio soldi, Famo soldi ecc.), ma non sono servo del denaro, né di entità che controllano il denaro: sono totalmente libero in quello che faccio come artista e ne ho pagato anche le conseguenze.

Ci sono tante collaborazioni all’interno di questo album, le vedi come un segno di amicizia e di stima da parte di molti altri artisti nei tuoi confronti?

Grazie a Dio, posso dire di essere sempre stato un rapper e artista apprezzato e stimato da tanti. Certi mi definiscono “Your favorite’s rappers’ favorite rapper”. Tutte le mie collaborazioni, del presente e del passato, sono nate sempre da una profonda stima reciproca e mai su basi economiche (non ho mai pagato nessuno per collaborare con me!). A partire da Metal Carter, mio amico da una vita, che mi ha sempre supportato e creduto in me, senza ritorni personali. Gli devo molto. Pure con gli altri artisti sul disco c’è o una conoscenza diretta o una conoscenza “musicale” come nel caso di E-Green, che seguiva la mia musica quando era più giovane. Un grande ringraziamento a tutti loro.

 

La disponibilità degli altri nei miei confronti l’ho sempre ricambiata con lo stesso atteggiamento e, non a caso, in passato ho collaborato con musicisti come Sfera Ebbasta, Coez e al producer di Achille Lauro, prima che diventassero famosi. Senza ritorni economici o personali, e di questo posso andare fiero.

C’è una traccia che, quando hai ascoltato il disco la prima volta per intero, ti ha fatto dire “questa mi è venuta proprio bene”?

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