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“The Fool & The Scorpion” è l’ultimo album di Sharon Corr, l’intervista

Sharon Corr- Credit: Tuttorock

MUSICA28 gennaio 2022

“The Fool & The Scorpion” è l’ultimo album di Sharon Corr, l’intervista

di Giovanna Ghiglione

Ascolta subito su TIMMUSIC l’ultimo disco da solista di Sharon Corr e leggi qui l’intervista!

Si intitola “The Fool & The Scorpion” il terzo album da solista di Sharon Corr. Conosciuta per essere violinista e corista nei Corrs, la musicista con questo album riesce a dosare un sound più delicato nel sound ma più aggressivo nei testi, nei vari brani. Ecco l’intervista a cura di Fabio Loffredo di Tuttorock.

> > > Ascolta “The Fool & The Scorpion” su TIMMUSIC!

Parliamo del tuo nuovo album “The Fool & The Scorpion. Come sono nati i brani?

Ho lasciato che le canzoni venissero da me, naturali, sono nate per lo più al pianoforte. Mi hanno chiamato. Ho avuto l’ispirazione e ho iniziato a scrivere, sai, mi è passato tutto così davanti. “The Fool & The Scorpion”, la title-track, è nata da un’esperienza dolorosa anche se sono una persona molto ottimista e piuttosto gioiosa.

 

Ma a volte, come sai, vieni colpito da cose nella tua vita anche negative e che danno dolore al cuore. Poi inizi a scrivere quello che pensi, ero in aereo per andare al Montreux Jazz Festival e quel viaggio mi ha ispirato moltissimo, mi si è accesa una fiamma nel cuore. Ho iniziato a scrivere, scrivere, scrivere e ho avuto a disposizione molti testi. Un artista ha qualcosa che non tutti hanno, abbiamo una libertà di espressione che altre persone non hanno nel loro lavoro normale. Sai che devi mantenere la faccia e devi fingere che tutto sia perfetto quando non lo è. 

 

E comunque, così ho scritto questo testo e ho pensato, wow, mi piace. Due settimane dopo, ero seduta al pianoforte e ho iniziato a suonare un motivo molto ipnotico al pianoforte. Quindi sì, l’ho scritta ed è stata l’ultima canzone che ho scritto per l’album ed è stato nel 2019. Luglio 2019. L’ho inviata al mio produttore Larry Klein, sai lui è un bravo ragazzo così adorabile. Altre canzoni sono nate sotto la luce del giorno, al chiaro di luna come la terza traccia dell’album. A volte poi siamo vulnerabili e anche questo ha contribuito alla scrittura. 

 

Altre sono nate stando sdraiata a letto e di nuovo ho questo motivo di pianoforte che mi chiama. È quasi come lo Ying e Yang, c’è anche questo nell’album. Tornando alla title-track, è una canzone piena di dolore e rabbia, ed è una vera tempesta, ma poi in “Under A Daylight Moon” c’è l’altra parte di me, di una donna di 51 anni ma che dentro si sente come sono ragazza di 16 anni. Sai, a volte ho bisogno che qualcuno venga a salvarmi, ma posso badare a me stessa.

Il significato del titolo dell’album e dei testi?

Il significato è molto personale e solitamente non racconto molto del mio privato, diciamo che il significato è di esperienze non proprio positive della mia vita. Qualcuno può identificarsi nel testo. Un po’ come leggere un libro.

Musicalmente è molto riflessivo, delicato, una scelta voluta?

Tu lo trovi riflessivo? Posso dirti che però in alcuni brani c’è tanta rabbia. “Under A Delight Moon” può sembrare una canzone delicata ma c’è anche una melodia volutamente pazza. Anche “Freefall” ha molta rabbia, il pianoforte a volte funge da contromovimento, quasi come uno scherzo. Per alcune melodie pensavo a dei cartoni animati, altre possono sembrare i postumi di una sbornia, forse riflessivo in apparenza, ma molto dinamico in molte parti.

Ci sono molte atmosfere jazz nei vari brani, ami il jazz?

È venuto tutto naturale, anche i miei musicisti ascoltano jazz. Io sono una grande fan di Joni Mitchell da tutta la mia vita. Amo le sue influenze jazz e tutto quello che ha scritto. Ha infranto le regole della musica e le regole dei testi, lei ha infranto tutti i tabù. Ha parlato di qualsiasi argomento si sentiva di parlare, ha spesso parlato di sé stessa.

 

Pensava che tu sapessi che non è una donna lineare. Le donne sono spesso visualizzate come lineari, non so se sono chiara su questo che ti sto sdicendo. Le donne sono più carine, più dolci, angeliche, ma non è sempre così.  Ci sono anche donne arrabbiate e che vogliono farsi sentire senza oscurare la loro esuberanza sexy.

 

Quindi questo è anche quello che mi piace di Joni. Lei ha davvero incapsulato il tipo di donna in cui mi riconosco. Le donne non hanno solo fragilità, vulnerabilità, le risate, la stupidità, tutti quei luoghi comuni. Il mio album è anche tutto questo. Quando stavamo registrando l’album gli fornivo una specie di scena cinematografica verbale alla band di ciò che avevo in testa e che volevo, tipo questa canzone è ambientata nello spazio, sai, e questa e quest’altra deve avere qualcosa di veramente oscuro.

 

Altre volte pensavo a colonne sonore di John Williams o di Mark Isham o altre cose del genere e amo il loro modo di capire subito le mie idee e le mie preferenze. Attraverso la musica, posso descrivere qualsiasi cosa e i ragazzi della band mi capiscono subito e amo tutto questo. 

Si sente di più la tua voce e il pianoforte che suoni tu, ma il violino si sente poco, perché? Tu sei principalmente una violinista!

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