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“The Turtle” è l’album di debutto di Vasco Barbieri, l’intervista Vasco Barbieri - Credit: Tuttorock
MUSICA 20 novembre 2020

“The Turtle” è l’album di debutto di Vasco Barbieri, l’intervista

di Giovanna Ghiglione

Ascolta subito il primo disco del cantautore e filosofo romano su TIMMUSIC!

Chi è Vasco Barbieri

Vasco Barbieri nasce il 6 agosto 1985 a Roma; a seguito di una brutta caduta entra in coma dal quale si risveglia il 30 aprile 1993.

Da questa terribile esperienza eredita gravi danni alla vista ma anche una grande conoscenza della lingua inglese e un importante senso musicale. Si avvicina così alla b, specialmente al pianoforte, che inizia a suonare senza alcun insegnamento.

 

La musica diventa presto tutto il suo mondo: a soli 9 anni la famiglia gli permette di studiare in Ohio presso la Summer Music School e poi per tre anni l’Actor Studio di Roma. Nel 2013, inoltre, consegue una laurea in filosofia.

 

Recentemente sono stati pubblicati i singoli “A little bit of present” e “Convert” che hanno anticipato l’uscita di “Turtle” il suo album d’esordio. Ecco l’intervista a cura di Marco Pritoni di Tuttorock.

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> > > Ascolta “Turtle” su TIMMUSIC!

Ciao Vasco, innanzitutto come stai?

Ciao Marco! Ho fatto un concerto l’altro giorno e sto ancora sottosopra. È stato il lancio, finalmente, dell’album, un’emozione grandissima.

Parliamo di questo tuo album di debutto, “The Turtle”, perché questo titolo?

La tartaruga è l’animale simbolo della costanza, della perseveranza e del fare le cose con attenzione. Era giunto per me il momento di lasciarsi andare e rompere quel guscio che mi divideva dalla realtà. Così sognai una tartaruga che non ce la faceva più di far parte di un branco e muoversi sempre lentamente un po’ per volta. Perciò la tartaruga decise di rompere il suo carapace per lasciarsi andare e spiccare il volo. Fu così che divenne una costellazione. Allora ho deciso di chiamare l’album The Turtle, perché racconta della mia trasformazione da ragazzo che cerca risposte e consigli a uomo che inventa nuove soluzioni e nuove strade.

> > > Ascolta tutti i brani di Vasco Barbieri su TIMMUSIC!

Il primo singolo estratto è “Hey”, com’è nato questo brano e perchè l’hai scelto come singolo?

Hey è stato il brano che mi ha dato la forza di raccontare questa mia trasformazione. È arrivato da solo, per ricordarmi che era giunto il momento propizio. Non poteva che essere il singolo di lancio, perché rappresenta il momento di svolta che mi ha dato la forza e il coraggio necessari per lanciarmi e lasciarmi andare e dire “Hey, io sono questo”.

 

Gli altri brani del disco nascono da tue esperienze personali?

Ogni brano dell’album è arrivato come un suggerimento, come una chiamata a reagire. Così, ogni volta che perdevo le speranze o mi sentivo perso e confuso, mi arrivava una canzone a ricordarmi quello che per me era importante. Ogni canzone certamente comincia da esperienze particolari e si sviluppa in concomitanza a speranze e riflessioni che spontaneamente mi venivano alla mente. Ogni volta, quindi, mi conviene ascoltare quello che le mani hanno da dirmi. Così la musica e le parole, i pensieri, s’incontrano a metà strada dando vita a una canzone.

Quando scrivi un brano ti vengono in mente prima i testi o le melodie, oppure arrivano entrambe le cose nello stesso momento?

È un turbinio: pensieri che riescono a esprimersi meglio musicalmente e che hanno bisogno della voce per compiersi. Ci sono stati senz’altro pezzi che hanno avuto origini più intellettuali, ma alla fine il rapporto con le note portava le parole a levigarsi a tal punto da significare il controcanto di una ricerca fisica di maturazione. Vedo le mie canzoni come dei corpi composti di speranze e di carne. Non avrebbero potuto prendere vita se non insieme.

Come mai ti risulta più facile esprimerti in lingua inglese?

Queste canzoni sono state scritte in inglese perché in questa lingua si sono sviluppate le mie ricerche e desideri da ragazzo. Perché l’inglese è stata la mia prima lingua e perché in inglese pensavo, senza scivolare nella farraginosità intellettuale in cui cadevo ogni volta che provavo a esprimere sentimenti profondi in italiano. Ho scelto l’inglese per quest’album perché avevo voglia di essere più evocativo che descrittivo.

Il primo contatto che hai avuto con la musica, vuoi raccontarmelo?

Continua a leggere l’intervista su Tuttorock...

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