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Donne e scienza: un significativo divario di genere

Una ricercatrice- Credit: Pexels

GENDER GAP15 marzo 2022

Donne e scienza: un significativo divario di genere

di Daniela Melis

È un fatto: nel mondo esiste e persiste un forte gender gap nelle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche, matematiche (STEM).

Si usa l’acronimo STEM, dall’inglese science, technology, engineering, mathematics, per indicare queste materie scientifico-tecnologiche e i relativi corsi di studio. Corsi di studio che -così dicono apertamente i dati- sono poco frequentati dalle donne rispetto a quanto facciano gli uomini.

Un divario di genere che ha radici storico-culturali e niente a che vedere con le capacità delle donne. È la storia stessa, infatti, a darci grossi esempi di donne scienziate. Studiare materie scientifiche non è una questione legata al sesso. Riguarda, piuttosto, le attitudini di ognuno.

Eppure in passato la cultura diffusa ha impedito alle donne di intraprendere questi campi. Un trend, per fortuna, in fase recessiva.

Divario di genere nella scienza: i dati

I problemi che incontrano o hanno incontrato le donne nel passato, fino ad arrivare ai risultati attuali, nel campo delle STEM sono vari. I dati infatti dimostrano che le donne non sono protagoniste del mondo della scienza.

Meno di 4 laureati su 10 nelle materie scientifiche sono donne. Inoltre le ricercatrici tendono ad avere carriere più brevi e a essere sotto-rappresentate nelle riviste scientifiche più importanti. Il gender pay gap, inoltre, riguarda anche il settore lavorativo scientifico, nel quale le donne -nonostante l’alta specializzazione- sono meno pagate degli uomini.

Le percentuali parlano chiaro: le donne rappresentano il 33,3% dei ricercatori, il 12% dei membri delle accademie scientifiche nazionali; il 28% dei laureati in ingegneria, il 21% dei laureati in informatica, il 22% dei professionisti in intelligenza artificiale.

La giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza

Per sensibilizzare su questo divario, che ha radici storico-culturali ben radicate che vedremo nei prossimi passaggi, l’Organizzazione della Nazioni Unite (ONU) ha istituito nel dicembre 2015 la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, che si celebra ogni anno l’11 febbraio.

Patrocinata dall’Unesco, la giornata intende sensibilizzare sul tema della disparità di genere nella scienza e stimolare i vari settori della società civile a “promuovere la piena ed equa partecipazione di donne e ragazze nelle scienze, in materia di istruzione, formazione, occupazione e processi decisionali”.

Un divario che parte da molto lontano

Il mondo ha sempre cercato di tenere le donne lontane dalle scienze. Basti pensare che molte donne hanno potuto fare le loro ricerche ed esperimenti solo all’ombra di un uomo. Così come accaduto anche con i libri, le loro opere dovevano essere firmate da uomini o con pseudonimi maschili.

Alcuni esempi -come riporta “Donne e scienza” di Sandro Taglienti e Pietro Porto- risalgono all’Antica Grecia, precisamente Atene. Aspasia per potersi occupare di filosofia dovette farsi spazio tra le amanti di Pericle. Sophie Brahe, astronoma e scienziata danese, vissuta tra ‘500 e ‘600, pose le basi per la teoria eliocentrica.

Eppure è scomparsa dalla storia della scienza e si ricorda solo il fratello Tycho. Stessa sorte toccò alla figlia di Byron, Ada Lovelace, matematica e pioniera dell’informatica, resuscitata solo nel 1979 dal mondo della scienza, solo 127 anni dopo la sua morte.

L’infanzia

Il rapporto dell’UNESCO “Women in science” ha messo in evidenza che solo il 28,8% delle donne a livello mondiale riesce ad affermarsi in ambito scientifico. Un gender gap che è fonte, oltre che di pesanti retaggi del passato, di stereotipi di genere per cui esistono lavori e materie “da maschi” o “da femmine”.

Vari studi, infatti, dimostrano che le donne sono scoraggiate dallo scegliere le discipline STEM proprio per la mancanza di riferimenti femminili nel mondo scientifico. E ad ogni modo bambini e bambine non riescono a figurarsi una scienziata donna: lo scienziato viene rappresentato quasi sempre come un uomo.

Un problema che nasce anche dai libri dell’infanzia, come indicato nell’articolo “Diversità nei libri per bambini: l'intelligenza artificiale ci dice cosa stiamo sbagliando” di Donata Columbro, dove la maggioranza dei personaggi sono maschi bianchi adulti; le donne sono più presenti come illustrazioni che come personaggi parlanti della storia.

Misure contro il divario di genere nelle STEM

Sono tante le iniziative che di volta in volta vengono fuori per colmare il divario di genere nelle STEM. Una di stampo generale, tra le più interessanti, riguarda l’Unione Europea. Il nuovo programma quadro Horizon, infatti, che fornisce importanti finanziamenti, prevede delle novità in questo senso.

Ogni università o ente che voglia competere per ottenere tali fondi pubblici con cui fare ricerca e innovazione dovrà dimostrare di aver adottato a livello istituzionale un piano per parità di genere.

La stessa linea è stata adottata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza del Governo Italiano, in linea con la nuova politica europea, per quanto riguarda organizzazioni pubbliche e private. Queste devono dimostrare di avere un certo bilancio di genere e aver adottato misure concrete per attenuare il gender gap.