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Expo: che cos’è e quando è nata

Uomini che camminano sfocati- Credit: iStock

COSTUME E SOCIETÀ07 settembre 2021

Expo: che cos’è e quando è nata

di Maura Corrado

Le esposizioni universali promuovono lo sviluppo economico, le relazioni internazionali e la sostenibilità ambientale. Ecco cosa c’è da sapere.

Tra meno di un mese, a Dubai, prenderà il via Expo 2020, esposizione universale rinviata di un anno a causa della pandemia da Covid 19. Il tema scelto per l’evento, della durata di sei mesi (dal 1 ottobre 2021 al 31 marzo 2022) è “Connecting Minds, Creating the Future” (“Collegare le menti, creare il futuro”). Il tema è strettamente connesso al nome arabo della città, al-Waṣl, che significa appunto "il collegamento". Expo Dubai 2020 cadrà nel cinquantesimo anniversario dalla fondazione degli Emirati Arabi Uniti, cioè il “Golden Jubilee” dello Stato. Dopo il successo di Expo Milano 2015, c’è grande attesa intorno a questo evento: a Dubai, infatti, si prevede un flusso di 25 milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo. Ma a cosa serve esattamente un’esposizione universale? Quando e dove si sono svolte le prime edizioni?

 

 

Gli obiettivi di un’esposizione universale

Le esposizioni universali, come suggerisce il nome, sono degli eventi espositivi di portata internazionale, ospitati ogni cinque anni da un diverso Paese nel mondo. Lo scopo principale delle varie Expo è promuovere il progresso industriale e tecnologico a livello globale, mettendo in mostra le ultime innovazioni tecniche e scientifiche che in qualche modo possono migliorare le condizioni di vita sociale ed economica del pianeta.

 

 

Il BIE

L'organismo internazionale che regola la frequenza e l'organizzazione delle esposizioni è il Bureau International des Expositions (BIE), nato il 22 novembre del 1928, a Parigi, da una Convenzione sottoscritta da numerose nazioni. Ad oggi il Bureau conta come membri ben 170 Stati, ognuno rappresentato da uno o più delegati (al massimo tre). Nella Convenzione, che viene periodicamente aggiornata, sono espressi i criteri e le regole di organizzazione che ogni esposizione universale deve rispettare, i rapporti di partecipazione tra gli Stati membri e sono indicati gli obiettivi più ampi che si intendono raggiungere. Gli obiettivi aggiornati sono: rinforzare le relazioni internazionali; condividere cultura ed educazione; incoraggiare lo sviluppo; lavorare per l'ambiente; rinnovare le città; sperimentare il futuro.

 

 

I padiglioni

Più Paesi partecipano alle esposizioni universali, più gli obiettivi appena elencati appaiono raggiungibili. Gli Stati partecipanti sono invitati ad illustrare il tema generale dell'esposizione nei loro padiglioni e ognuno nella propria maniera, rappresentando il proprio Paese. Le expo sono dunque un modo per esprimere e pubblicizzare la propria cultura e un veicolo di scambio culturale. Edizione dopo edizione, le esposizioni universali si sono rivelate un luogo di incontro eccezionale fra i cittadini del Paese organizzatore e quelli del resto del mondo, in un ambiente particolarmente adatto per lo scambio e l'incontro di esperienze, competenze e conoscenze di ognuno. Anche i Paesi non membri del BIE possono partecipare alle esposizioni, mentre appositi padiglioni sono previsti per le aziende private interessate ad esporre. Inoltre, sono invitate a partecipare alle expo numerose associazioni internazionali. Ad esempio, sono spesso presenti l'Unione europea, le Nazioni Unite e la Croce Rossa Internazionale.

 

 

Le tre fasi

Sono ufficialmente riconosciute tre fasi nella storia delle classificazioni delle esposizioni universali. La prima fase (1931-1980) contemplava le Esposizioni Generali, della durata massima di dodici mesi (con un intervallo di sei anni tra un evento e l’altro) e le Esposizioni Specializzate, dalla durata massima di sei mesi e con un intervallo di quattro anni tra un evento e l’altro. Nella seconda fase, invece, riconducibile agli anni tra il 1980 e il 1996, venivano distinte le Esposizioni Internazionali Mondiali (Expo Universali), che si svolgevano ogni dieci anni, con una durata di sei mesi, e le Esposizioni Internazionali Specializzate, ogni due anni e della durata di sei mesi. Infine la terza fase, iniziata nel 1996 con il protocollo del 1988, le cui norme sono attualmente in vigore, prevede ancora sia le Expo Universali che le Esposizioni Specializzate.

 

 

Le differenze

Le prime si svolgono ogni cinque anni e durano al massimo sei mesi. La costruzione dei padiglioni è a carico dei partecipanti, la superficie massima del sito non è definita e c’è un tema generale da sviluppare e rispettare. Le Esposizioni Specializzate, invece, si svolgono nell'intervallo tra due Expo Universali e durano al massimo tre mesi. Anche in questo caso la costruzione dei padiglioni è a carico degli organizzatori, la superficie massima del sito è di 25 ettari e il tema da sviluppare non è generale, ma specifico. Per entrambe le categorie di Expo, l'intervallo tra due eventi organizzati dallo stesso Paese deve essere di almeno 15 anni.

 

 

Le prime esposizioni universali

La prima esposizione internazionale si è svolta a Londra. È stata organizzata nel 1851 al Crystal Palace in Hyde Park ed è conosciuta anche come Great Exhibition o, più formalmente, come Great Exhibition of the Works of Industry of all Nations. L’idea è frutto di un'intuizione del Principe Alberto, marito della Regina Vittoria. Questo “format” è presto diventato il riferimento per le successive edizioni dell’evento, influenzando numerosi aspetti della società quali le arti, l'educazione, il commercio e le relazioni internazionali. La seconda Expo universale si è svolta a Parigi ed è stata accolta dalla Francia come una sfida per superare il grande successo della precedente manifestazione londinese.

 

 

Il tema della sostenibilità

Il tema della sostenibilità, ambientale ma non solo (sociale, tecnologica, ecc.), nelle ultime edizioni ha acquisito un’importanza sempre più centrale all’interno delle esposizioni universali. Expo Milano 2015 ne è un esempio lampante. Non solo per il tema trattato, quello legato alla sostenibilità della produzione alimentare a livello globale: in molti ricorderanno, ad esempio, le colture idroponiche e il vertical farming riprodotti all’interno di diversi padiglioni o “il supermercato del futuro” in cui l’utilizzo di tecnologie avanzate aveva anche lo scopo di prevenire lo spreco alimentare. Nell’expo milanese la sostenibilità ha riguardato anche la costruzione e il funzionamento dell’intero sito espositivo, con l’ottenimento di importanti certificazioni ambientali. Anche in Expo Dubai 2020 la sostenibilità avrà un ruolo centrale, con un distretto dedicato e le esperienze immersive proposte da molti padiglioni.