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Gender gap e farmaci: quando le dosi sono fatte su misura per gli uomini

Ragazza che prende una pillola- Credit: iStock

GENDER GAP16 febbraio 2022

Gender gap e farmaci: quando le dosi sono fatte su misura per gli uomini

di Melissa Viri

I farmaci da sempre in distribuzione non sono pensati per le donne, ma solo per gli uomini.

Quella che riguarda gender gap e farmaci è notizia ormai nota, di cui si parla da tempo, anche se i tempi per mettere mano al problema sono ancora lunghi. Una notizia, soprattutto, che fa riflettere. Per tanto tempo e su tanti fronti, infatti, le donne son state considerate “diverse” o addirittura inadeguate.

Questo ha riguardato, e in parte riguarda, certi lavori o la partecipazione alla vita politica. Eppure quelle differenze biologiche (minor peso, differente massa corporea, oscillazioni ormonali) o di consumo con gli uomini non sono mai state prese in considerazione per cose fondamentali. Come, ad esempio, l’essere coinvolte in test clinici per la sperimentazione dei farmaci.

Gender gap e farmaci: le differenze che contano

La differenza di genere in medicina conta più che in altri campi. In questo caso, infatti, se non vengono considerate certe differenze, si rischia molto a livello di salute fisica e, quindi, psicologica. Queste diversità tra uomo e donna riguardano in primo luogo il fatto che uomini e donne si ammalano in maniera diversa.

Molti studi dimostrano che l’essere maschio o femmina condiziona le malattie. Le donne ad esempio hanno un rischio più alto di ammalarsi di alcune patologie neurologiche, come Alzhaimer e Sclerosi Multipla. Gli uomini, invece, sono colpiti più frequentemente da malattie come il Parkinson.

Differenze che riguardano anche lo stesso consumo di farmaci: le donne, infatti, ne usano molto di più rispetto agli uomini, anche per curare malattie dolorose croniche. Un esempio è la pillola anticoncezionale. Ma son le persone di sesso femminile a utilizzare anche più antidolorifici.

Le interazioni

I dati relativi agli usi dei farmaci sono chiari. Nel 2020, secondo il rapporto Osmed dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), 7 italiani su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione medica. Questo ha riguardato il 71 per cento delle donne e il 62 per cento degli uomini. Le donne, quindi, consumano più farmaci.

Pare, poi, che le stesse siano anche consumatrici di prodotti naturali, omeopatici o di cosmesi che tuttavia possono interagire con i farmaci. Motivo per cui il dosaggio dei farmaci sui corpi femminili dovrebbe essere ancora più accorto.

Nel gennaio scorso si è tenuto un convegno a cura dell’Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano sulla medicina di genere, promosso dall’Interfaculty center for gender Studies organizzato da Flavia Valtorta. Qui è emerso che uno dei problemi principali riguarda proprio le reazioni avverse ai farmaci che, legate spesso a politerapia, sono importante causa di ospedalizzazione.

I test clinici di sperimentazione dei farmaci: dosi su misura per gli uomini

Eppure da quando si studiano i farmaci, la prassi è stata sempre la stessa. La sperimentazione clinica dei farmaci e i successivi dosaggi consigliati, e standardizzati in apposite scatolette con pastiglie dello stesso formato per tutti, prendono in considerazione un uomo giovane dal peso di 70 chilogrammi.

Risulta evidente che, così facendo, non si tenga conto di tante variabili, quelle che riguardano il corpo e l’universo femminile. La donna, infatti, normalmente pesa meno, ha più massa grassa, un metabolismo differente rispetto all’uomo e fluttuazioni ormonali mensili.

Variabili che sono importanti e che dovrebbero essere prese in considerazione nei trial clinici che studiano i nuovi farmaci.

I primi esempi per colmare il gender gap sui farmaci

A nulla son valsi questi dati, almeno fino a pochissimi anni fa. Nei primi anni Novanta, ad esempio, non ci si poneva affatto il problema. Solo da poco tempo si sta in qualche modo intervenendo sul tema gender gap e farmaci e sul fatto che le dosi sono fatte su misura per gli uomini.

Uno dei primi esempi di questa maggiore attenzione al genere nel campo dei farmaci riguarda lo zolpidem. Si tratta di un farmaco contro l’insonnia. Nel 2011 la Food and Drugs Administration americana ne ha approvato diversi dosaggi per gli uomini e per le donne. 3,5 mg per i primi e 1,75 mg per le seconde.

Gli studi condotti sul farmaco hanno infatti messo in evidenza che le donne eliminano il farmaco dal sangue molto più lentamente rispetto agli uomini, motivo per cui per loro serve anche un dosaggio minore.

Il coinvolgimento delle donne

Pionieri sul tema gender gap e farmaci son stati gli statunitensi. La novità di coinvolgere gruppi di donne nei test clinici è stata introdotta, infatti, dalla Food and Drugs Administration. In Italia è stato il decreto Lorenzin di tre anni fa, poi trasformato in legge, che ha permesso di fare qualche passo avanti sul tema della medicina di genere.

Questo era stato preceduto dai Quaderni del Ministero della Salute, datati 2016, che trattavano il tema “Il genere come determinante della salute. Lo sviluppo della medicina di genere per garantire equità e appropriatezza della cura”.

Un tema quanto mai attuale, sul quale si spera ci saranno cambiamenti importanti. Perché ci sono differenze che contano e che vanno prese in considerazione per garantire una salute, e quindi un mondo, più giusta e più equa per tutti.