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Gender pay gap: perché le donne guadagnano meno degli uomini

Gender pay gap- Credit: iStock

GENDER GAP22 febbraio 2022

Gender pay gap: perché le donne guadagnano meno degli uomini

di Melissa Viri

Tanti fattori contribuiscono a creare questo divario, tra cui gli studi e i consumi delle donne e? Scorpiamolo!

Un uomo in Italia guadagna circa 3000 euro in più all’anno rispetto a una donna. In sostanza, è come se una donna per due-tre mesi l’anno lavorasse gratis. Bastano davvero pochi numeri, come quelli appena snocciolati, per capire cos’è il gender pay gap e come si configura in Italia. Si tratta della disparità salariale tra uomo e donna.

Un dato che emerge anche a livello internazionale: non esiste nessun Paese al mondo in cui le donne siano pagate più degli uomini. Secondo uno studio dell’OIL (Organizzazione Internazionale per il Lavoro), questa differenza si assesta intorno al 20 per cento.

Ossia le donne son pagate il 20 per cento in meno rispetto agli uomini. Ma il cerchio non si chiude con lo stipendio. Tanti altri fattori contribuiscono, infatti, a creare questo divario, tra cui gli studi e i consumi delle donne.

Una questione (anche) di scelte e di cultura

Se guardiamo all’Unione Europea, si scopre che le donne guadagnano il 14,1 per cento in meno rispetto agli uomini. Una disparità che si riscontra in ogni settore lavorativo. E son proprio i settori lavorativi, tuttavia, a spiegare in parte il gender pay gap.

Le donne, infatti, subiscono una sorta di segregazione settoriale: sono tantissime in settori a bassa retribuzione (sanità, educazione) e poche nei settori STEM, ossia quelli scientifici, tecnologi, ingegneristici e matematici, che sono invece ben retribuiti.

In Italia, tuttavia, esiste anche un altro problema. Il gender pay gap reale nel Bel Paese è del 18 per cento. I dati nudi e crudi, tuttavia, si riferiscono a un 3,9 per cento. Questa cifra è del tutto irreale perché non considera un fattore fondamentale: la bassa occupazione femminile.

In Italia, infatti, lavora solo il 50 per cento delle donne. Inoltre, molte sono occupate nel settore statale, dove esiste meno disparità di trattamento salariale. Il gender gap del settore pubblico in Italia si attesta attorno al 4,4 per cento, mentre quello del privato arriva fino al 17,9 per cento. Non c’è altro Paese europeo in cui la distanza è così evidente.

Impegni domestici: come influiscono sul gender pay gap

In Italia non solo lavora il solo 50 per cento delle donne, contro il 68,7 per cento degli uomini, ma questa media è data anche da profonde differenze tra Nord e Sud. Al Sud sono occupate il 33 per cento delle donne, al Centro il 57 per cento e al Nord il 64 per cento.

Inoltre il lavoro femminile è part time molto più spesso che quello maschile. Una scelta, così come il licenziamento, che spesso è obbligata per una donna proprio per star dietro agli impegni domestici.

A contribuire molto sul gender pay gap c’è proprio il fatto che le donne si debbano occupare per molto più tempo alla settimana della casa, dei figli e della famiglia in generale rispetto agli uomini.

In carenza di un welfare adeguato, questo fattore spinge le donne a lasciare più spesso il lavoro rispetto agli uomini, rinunciando alla loro possibilità di fare carriera e, quindi, di guadagnare di più.

I recenti studi sul gender pay gap nel Regno Unito

Negli ultimi 25 anni nel Regno Unito il gender pay gap ha avuto un miglioramento. È quanto riportato recentemente dal quotidiano The Times. Il passo in avanti pare sia legato a un miglioramento nell’educazione delle donne, che è stato finalmente preso in considerazione.

Lo studio, eseguito dall’Istituto per gli Studi Fiscali, dimostra che nel 2019 le donne nel Regno Unito guadagnassero il 40 per cento in meno dei colleghi uomini. Il miglioramento nel gender pay gap rispetto agli anni Novanta, secondo l’IFS, è dovuto proprio alle qualificazioni legate a un’educazione più elevata nelle donne.

Addirittura, infatti, al momento si laureano più donne che uomini. Gli studi condotti nel Regno Unito dimostrano inoltre che il gender gap, sia a livello di occupazione e sia a livello di paga oraria, aumenti di molto subito dopo la maternità.

Dal Regno Unito, un caso esemplare

È evidente che il gender pay gap è abbastanza vasto nel Regno Unito. Una sentenza molto recente, però, potrebbe fare giurisprudenza sul caso e contribuire non poco a diminuire il divario salariale di genere nel Paese.

Un ex dipendente di BNP Paribas, infatti, Stacey Macken, ha ottenuto un risarcimento di 2 milioni di sterline proprio per la discriminazione di genere. I giudici del tribunale del lavoro hanno riconosciuto che la donna fosse stata pagata molto meno rispetto ai colleghi di sesso maschile per un mandato di quattro anni in una filiale londinese della banca.

La donna aveva scoperto che la sua posizione nella divisione di prime brokerage era pagata del 25 per cento in meno rispetto a un collega di sesso maschile che svolgeva un lavoro del tutto uguale.

Il gender pay gap passa anche per i consumi: la tampon tax

In Italia un cambiamento epocale, anche se riduttivo, che indirettamente incide anche sul gender pay gap, è stato introdotto con la riduzione della tampon tax. Si tratta dell’inserimento in finanziaria di una norma per cui l’aliquota I.V.A. degli assorbenti femminili calerà dal 22 al 10 per cento.

Questo è significativo perché quando si parla di guadagno, automaticamente si parla anche di risparmio. Non solo le donne, infatti, hanno stipendi più bassi rispetto agli uomini, ma molti prodotti esclusivamente “femminili” sono molto cari o più cari dei corrispettivi maschili.

A volte capita anche il contrario, come ad esempio con le scarpe da ginnastica (quelle per gli uomini costano di più), ma in generale son le donne a subire di più anche in termini di prezzi al consumo. Questo, inevitabilmente, va a incidere sul loro portafogli, che, come sempre e ancora, resta più vuoto rispetto a quello degli uomini.