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Il digitale non è un settore per donne

Donna al lavoro- Credit: Pexels

GENDER GAP01 giugno 2022

Il digitale non è un settore per donne

di Daniela Melis

A metà del 2022 si è costretti a fare un’amara considerazione: il digitale non è un settore per donne

Il digitale non è un settore per donne

A confermarlo sono i dati, soprattutto quelli che si reiterano, restando sempre più o meno uguali, del Women in Digital (WiD) Scoreboard, realizzato ogni anno dalla Commissione europea.

Per il 2020 veniva evidenziato come nell’Unione Europea solo il 17,7 per cento di specialisti in tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono donne. Un dato che va calando in Italia e che si fa più drammatico se si mette in relazione al gender pay gap.

Il caso italiano

Il divario lavorativo tra uomini e donne nei settori tecnologici è spaventoso sotto ogni punto di vista. Questo emerge anche in Italia. Come riportato anche da Ansa, secondo gli ultimi dati Eurostat l’Italia si attesta in coda alla classifica delle Nazioni con donne impiegate nei settori ICT.

È, infatti, quintultima con un misero 16 per cento. Sotto il Bel Paese ci sono Polonia (15%), Ungheria (12%), Malta (11%) e Repubblica Ceca (10%). I Paesi europei più virtuosi per quanto riguarda l’assunzione delle donne nei settori tecnologici sono invece Bulgaria, Grecia e Romania.

Un problema anche di divario salariale

Al fatto che le donne impiegate nel digitale siano poche, si aggiunge un rilevante gender pay gap. Come riportato sempre da Ansa, che cita il WiD 2021 della Commissione Europea, in Italia, a parità di mansione, un uomo guadagna il 16 per cento in più rispetto a una donna.

In Europa in generale non si ha un quadro migliore. Qui, infatti, a fronte di un 19 per cento di specialisti donne che lavorano nell’ICT, il gender pay gap raggiunge il 19 per cento. Secondo WomenTech per superare un tale divario ci vorranno almeno 134 anni.

Se digitale è futuro, le donne non hanno futuro

Il legame scarso tra donne e digitale non riguarda solo il settore lavorativo. In generale emerge infatti che le donne, come riportato anche dalla Harvard Business Review Italia, hanno minore accesso al digitale rispetto agli uomini. Inoltre solo un terzo dei laureati nelle discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria, matematica) sono donne (fonte Ansa).

Sono tutti elementi di difficoltà che diventano un circolo vizioso e che non lasciano ben sperare nel futuro. Se i dati continueranno a essere questi e le donne saranno ancora escluse dal mondo digitale, anche il loro ingresso nel mondo del lavoro si farà più difficoltoso.

Le nuove professioni

Questo riguarda soprattutto le professionalità emergenti. In un mondo sempre più digitalizzato, saranno sempre più necessarie delle precise specializzazioni. La sottorappresentazione delle donne nel mondo digitale non è un buon segnale per il futuro.

Basti pensare, come riporta ancora una volta Ansa, che nel cloud computing solo il 12 per cento dei professionisti è donna. Nei ruoli legati all’ingegneria, come analisi dei dati e intelligenza artificiale, i numeri sono rispettivamente del 15 per cento  e del 26 per cento. Percentuali troppo basse perché si possa sperare in un celere cambio di rotta.

Un divario anche rispetto al passato

A causa di consolidati stereotipi di genere, si pensa che le donne abbiano più difficoltà a “comprendere” il digitale rispetto agli uomini. Niente di più falso.

Nella storia della scienza e della tecnologia, infatti, alcuni dei nomi che hanno cambiato il corso del mondo sono femminili. Tra questi basti pensare a Ada Lovelace Byron, brillante matematica.

Fu la prima che capì la programmabilità delle prime macchina calcolatrici. Il suo contributo fu tanto importante che il Ministero della Difesa statunitense ha battezzato col suo nome (Ada) uno dei primi linguaggi di programmazione modulare e orientato agli oggetti.

Scuola, lavoro e futuro

E’ ormai chiaro, anche alla luce degli obiettivi del PNRR, che sviluppare competenze digitali sarà un fattore fondamentale per entrare nel mercato del lavoro.

DigitAlly, startup digitale che forma i profili più richiesti, ha rilevato in uno studio come nei primi anni di pratica in azienda, nonostante le donne siano più predisposte al digitale rispetto agli uomini, si crei un gap di competenze tecniche a favore degli uomini.

Vari sono i mezzi per far emergere questo talento naturale e per evitare così un digital gap a tutto campo. Sono sempre più le iniziative per incentivare il contributo delle donne al digitale, come il “Tech with Her”, promossa da SDA Bocconi School of Management e Huawei.

Molto dovrà passare anche dalla scuola, oggi molto in ritardo in termini di programmi, strumenti e adeguamento del corpo docente.