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La pigrizia? Che stanchezza praticarla!

Ragazza che si rilassa sul divano guardando lo smartphone- Credit: iStock

COSTUME E SOCIETÀ12 giugno 2020

La pigrizia? Che stanchezza praticarla!

di Melissa Viri

Il libro "La fatica di essere pigri" racconta le difficoltà di oziare nella società ordierna

Un’attenta e per nulla banale riflessione su una società sempre più della prestazione.

La fatica di poter poltrire in una società sempre più frenetica

Gianfranco Marrone, professore ordinario dell’Università di Palermo, ha pubblicato il libro La fatica di essere pigri, edito da Raffaello Cortina Editore. Una lucida e per nulla banale analisi e riflessione sulla frenesia della società moderna. Una società che non permette momenti di pausa da dedicare all’ozio anche nei lassi di tempo che teoricamente servirebbero e questo.

Il lockdown ha evidenziato in maniera lampante la difficoltà nel ritrovare un po’ di pigrizia

Il professor Marrone ha sottolineato le difficoltà che le persone stanno riscontrando nel riuscire ad essere pigri in qualche momento della giornata. Una difficoltà che si è potuta apprezzare durante il lockdown che ha imposto a quasi tutti gli italiani un ozio forzato creando non poche problematiche.

 

In questa fase si è manifestata in maniera evidente l’incapacità di sapersi rilassare sul divano di casa oppure schiacciare una classica pennichella pomeridiana nel giardino. Si è fatta molta fatica ad abituarsi ad uno stile di vita che ormai non ci appartiene più.

Pigrizia dovrebbe essere sinonimo di immobilismo nonché negazione del lavoro

Il saggista siciliano ha poi voluto ricordare l’etimologia della parola pigro che sembra discordare con le difficoltà odierne nell’esserlo. Basti pensare ad esempio come gran parte delle persone sfruttino la pausa pranzo per andare in palestra per allenare il proprio fisico oppure va in vacanze per cimentarsi in dispendiose escursioni che, peraltro, sono massima espressione di fatica fisica.

 

Il professor Marrone che ricorda che la parola pigrizia derivi dal latino piger che significa immobile e soprattutto dal greco a-ergos che sottolinea la negazione del lavoro e dell’azione operosa.

Il riferimento a Sciascia e Oblomov

Per il professore Marrone la migliore definizione di pigrizia è stata offerta dallo scrittore siciliano Leonardo Sciascia nella sua opera Occhio di capra. In pratica lo scrittore collega la pigrizia alla parola di dialetto siciliano Lagnusia ossia persone che si lagnano. In questo piccolo passaggio letterario l’uomo implora la pigrizia nel non abbandonarlo.

 

Inoltre, lo scrittore Ivan Goncarov nel suo personaggio Oblomov offre una delle massime espressioni che la letteratura ha offerto alla pigrizia. Nello specifico, nelle prime 150 pagine del libro il personaggio principale non si alza mai dal proprio divano nonostante le richieste in tal senso di amici, detrattori e persone care.