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Licenza poetica: cos’è ed errori famosi Persona che scrive a mano - Credit: iStock
COSTUME E SOCIETÀ 1 marzo 2021

Licenza poetica: cos’è ed errori famosi

di Melissa Viri

Molto spesso sentiamo parlare di licenza poetica ma che cos'è? Scopriamolo insieme!

Bisogna distinguere questa dai classici errori grammaticali che tanto non ci piacciono e tendiamo a correggere.

Scopriamo, quindi, co'è questa serie di consuetudini letterarie e quali sono le sue caratteristiche.

Licenza poetica: cos’è

La licenza poetica viene definita come la libertà del poeta nel non rispettare consuetidini metriche o linguistiche. Si tratta di una pratica che, in passato, veniva molto utilizzata nella poesia perché non c’era l’obbligo di rispettare la famosa metrica o grandi regole grammaticali. Per questa ragione le strutture fisse permettevano ai grandi autori di praticare proprio delle forzature linguistiche. Tali usanze, con il passare del tempo, sono state prese in esame da alcuni studiosi che hanno deciso di classificarle come licenze poetiche.

 

Tale situazione dava libertà al poeta di esprimere degli errori voluti nei propri testi, rendendo il tutto maggiormente incisivo. Ciò è stato ritenuto accettabile in base alle circostanze in cui l’imprecisione è inserita. Pertanto si tende a classificare in un certo modo una frase non proprio corretta dal punto di vista grammaticale.

Licenza poetica: tipologie ed esempi celebri

La licenza poetica non è unica ma si classifica in base alla grammatica, metrica e fattuale. Scopriamo, quindi, come i grandi autori si sono orientati per scrivere i loro testi facendosi "scusare" per alcuni errori commessi. Iniziamo ad analizzare la licenza poetica grammaticale. La si trova nei testi di Dante Alighieri, Ugo Foscolo ma anche Giacomo Leopardi. Si tratta di trasgressioni, generalmente, accettabili. Gli errori commessi dal poeta giustificano il computo sbagliato delle sillabe, conferendo maggiore solennità o gravità al verso che si sta leggendo.

 

Ad esempio nelle Rime di Dante Alighieri si legge "la qual parea un spirito infiammato"oppure in Ugo Foscolo si dice "le nubi estive e i zeffiri sereni" tratto da "Alla sera". Inoltre troviamo ne Il sabato del Villaggio di Giacomo Leopardi, un verso che recita "riede alla sua parca mensa, fischiando, il zappatore".

 

Se, invece, l’errore del poeta è da ricondurre al contenuto del suo componimento, facendo riferimento a fatti mai accaduti o irreali, si ricorre alla licenza poetica fattuale. A dimostrarlo è Ugo Foscolo che ne I Sepolcri scrive "e uscir dal teschio, ove fuggia la Luna, l’upupa e svolazzar su per le croci sparse per la funerea campagna". Il poeta decide di usare tale espediente per dare maggiore sonorità al suo verso in modo da evocare un’immagine lugubre.

 

Infine analizziamo la licenza poetica metrica. Si tratta di un utilizzo speciale della lingua e riesce ad adattare dei versi che non riuscirebbero ad avere la rima secondo le regole. È un espediente molto utilizzato nella primordiale poesia italiana e anche Dante ne ha fatto sua questa regola. Infatti nella Divina Commedia di rima guittoniana si nota un utilizzo della rima toscana che rende il testo scorrevole e quasi musicale.

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