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Quali sono le leggi che tutelano le donne lavoratrici?

Due donne al lavoro- Credit: Pexels

GENDER GAP21 luglio 2022

Quali sono le leggi che tutelano le donne lavoratrici?

di Daniela Melis

Scopriamo quali sono le leggi che tutelano i diritti delle donne lavoratrici nel nostro Paese e nel mondo.

I diritti delle donne sono tutelati a livello internazionale nella Carta Universale dei Diritti dell’Uomo. Qui, tra le altre cose, si sancisce che tutti gli esseri umani nascono con gli stessi diritti e dignità e questi devono essere garantiti senza distinzioni di etnia, sesso, religione e idee politiche.

Da questa constatazione generale son derivate, via via aumentando negli anni, una serie di norme mirate a levigare gli squilibri di diritti tra uomini e donne. Un campo in cui le donne, infatti, soffrono particolarmente di minori tutele e più divario è quello del lavoro.

Ecco perché, nel mondo e così in Italia, è stato necessario adottare sempre più leggi che tutelano le donne lavoratrici, anche considerando il fatto che sono loro ad affrontare fisicamente le gravidanze.

 

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I diritti delle donne sul lavoro secondo la Costituzione

La tutela delle donne lavoratrici parte dalla Costituzione, carta fondamentale del diritto italiano. Infatti l’articolo 37 recita: 'La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.

Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale e adeguata protezione. La legge stabilisce il limite massimo di età per il lavoro salariato'.

Le poche, ma incisive, righe della Costituzione che regolano il lavoro, asserendo ci debba essere parità di diritti tra uomo e donna, sono il quadro essenziale nel quale si muovono le restanti norme che tutelano i diritti delle donne lavoratrici.

 

La legge sulla parità salariale

A parte di quanto espresso nell’articolo 37 della Costituzione italiana, il legislatore ha dato seguito pochi anni dopo. È, infatti, il 1977 quando viene promulgata in Italia e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge n. 903 del 9 dicembre.

Questa ricopre una particolare importanza: si tratta, infatti, della norma che detta i dettagli della parità di trattamento tra uomini e donne nel campo del lavoro.

Il primo paragrafo, già significativo, come da GU, recita così: 'È vietata  qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda  l'accesso  al  lavoro, indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale'.

È una legge statale, quindi, che specifica che uomini e donne debbano essere retribuiti allo stesso modo e senza discriminazioni per quanto riguarda l’affidamento di mansioni e ruoli.

 

Azioni positive per la parità tra uomini e donne sul lavoro: una legge del 1991

Bisognerà poi aspettare il 1991 per avere una nuova legge che, ancora una volta, ribadisca il concetto. Intesa, così come da GU, a 'favorire  l'occupazione femminile e a realizzare, l’uguaglianza sostanziale tra uomini e donne nel lavoro', la legge 125 del 1991, promulgata il 10 aprile 1991 e entrata in vigore il 30 aprile dello stesso anno, elenca le misure per rimuovere gli ostacoli alle pari opportunità.

Nome della legge è, infatti, 'Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro'. Per i suoi tempi la legge è molto innovativa: non si ferma solo al campo del lavoro, ma parte da più lontano, dalla formazione.

A essa son dedicati i primi paragrafi, che ribadiscono la necessità di eliminare la disparità a livello di formazione tra uomo e donna e favorire la diversificazione delle scelte professionali delle donne.

 

La legge sui congedi parentali

I congedi parentali, che riguardano sia le donne (in maggior misura) sia gli uomini, in Italia sono normati da un Testo Unico, che raccoglie tutta la normativa in materia.

Si tratta del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, precisamente Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53.

La normativa qui esplicitata tutela la donna in caso di gravidanza, e quindi il fatto di poter chiedere permessi speciali per le visite e anche quella di fare richiesta di congedo di maternità.

A un certo punto della gravidanza, infatti, soprattutto quando si tratta di lavori dove son richiesti sollevamenti di pesi e altre difficoltà fisiche di sorta, la donna può assentarsi dal lavoro per il periodo relativo all’attesa del parto, al parto e ai primi mesi di vita del bambino. Per fare richiesta di congedo di maternità, basterà fare apposita richiesta sul portale dell’INPS.

 

Congedo parentale

Una volta rientrata a lavoro, la donna ha diritto a un permesso per l’allattamento, già previsto dalla legge 1204 del 30 dicembre 1971, articolo 10.

I permessi che il datore di lavoro deve consentire alle lavoratrici per l’allattamento dipendono dal tipo di contratto di lavoro. In generale, la citata norma del 1971 prevede, per il primo anno di vita del bambino, due periodi di riposo della durata di un’ora ciascuno.

Molto importante è il congedo parentale, inserito all’articolo 34 del T.U. 151/2001. Esso recita: 'Per ogni bambino, nei primi suoi otto anni di vita, ciascun genitore ha diritto di astenersi dal lavoro secondo le modalità stabilite dal presente articolo. I relativi congedi parentali dei genitori non possono complessivamente eccedere il limite di dieci mesi, fatto salvo il disposto del comma 2 del presente articolo'.

Un traguardo importante che riguarda i diritti delle madri e quelli dei padri di stare accanto alla loro famiglia, favorendo il bene della società.