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Acqua in bottiglie di plastica: il costo ambientale Ragazzino che raccoglie una bottiglia di plastica dal prato - Credit: iStock
GREEN 16 settembre 2021

Acqua in bottiglie di plastica: il costo ambientale

di Maura Corrado

Emissioni nocive, microplastiche, mancato riciclo: dalla produzione allo smaltimento, ecco le criticità 

Ormai lo sanno tutti.

Anche se pratiche e leggere, le bottiglie di plastica non sono amiche dell’ambiente. Ma in che misura sono dannose per l’ecosistema?

Le dimensioni del problema

La plastica è un materiale non biodegradabile, quasi indistruttibile. La natura impiega almeno 500 anni per degradarla senza l’intervento umano. Ogni giorno, nel mondo, vengono gettate quasi settanta milioni di bottiglie di plastica, stiamo dunque riempiendo il mondo di spazzatura. Esistono, negli oceani, degli enormi accumuli costituiti prevalentemente da plastica che galleggia. Il più noto è il Pacific Trash Vortex, conosciuto anche come “isola di plastica”. Il Pacific Trash Vortex, come suggerisce il nome, si trova in mezzo all'Oceano Pacifico, più precisamente tra il 135esimo e il 155esimo meridiano Ovest e tra il 35esimo e il 42esimo parallelo Nord.  Si estende fino a dieci milioni di km quadrati, quanto la superficie degli Stati Uniti d’America. Uccelli, pesci, balene e tartarughe sono solo alcune delle vittime delle bottiglie di plastica scaricate negli oceani. Ogni anno un milione e mezzo di animali muoiono per soffocamento o intossicazione.

L’impatto fin dalla fase di produzione

Gli italiani sono tra i più grandi consumatori al mondo di acqua in bottiglie di plastica – in compagnia di Messico e Thailandia - con otto miliardi di bottiglie da 1,5 litri ogni anno, 200 litri pro capite (la media europea è 118 litri). A causa di questo enorme consumo, vengono prodotte 280mila tonnellate di rifiuti in plastica. E il danno per l’ambiente inizia già dalla fase di produzione delle bottiglie. Per produrre un kg di Pet (25 bottiglie da 1,5 litri), cioè la plastica usata per le bottiglie, sono necessari due kg di petrolio e 17 litri di acqua, la cui lavorazione rilascia nell’atmosfera: 40 grammi di idrocarburi; 2,3 Kg di anidride carbonica (tra i principali gas responsabili dell’effetto serra); 25 grammi di ossidi di zolfo; 18 grammi di monossido di carbonio. Il consumo annuo di dodici miliardi di litri di acqua imbottigliata comporta, per la sola produzione delle bottiglie, l’utilizzo di 350mila tonnellate di polietilene tereftalato (PET), con un consumo di 665mila tonnellate di petrolio ed emissioni complessive di gas serra per circa 910mila tonnellate di CO2 equivalente.

Il trasporto

Altrettanto impattante è il trasporto delle bottiglie di plastica. Questa fase influisce soprattutto sulla qualità dell’aria. Solo il 18% del totale di bottiglie in commercio viaggia sui treni, tutto il resto viene movimentato su strada. Basti pensare ai consumi di gasolio dei camion che trasportano le bottiglie di plastica vuote dalla fabbrica che le produce all’azienda che le imbottiglia. Successivamente, bisognerà aggiungere le emissioni dei camion della nettezza urbana che trasportano le bottiglie, diventate rifiuto, dai cassonetti agli impianti di smaltimento. Ogni anno, in Italia, circolano su strada all’incirca 300.000 tir per trasportare le bottiglie di acqua da bere. Ogni autotreno immette nell’ambiente circa 1.300 kg di anidride carbonica ogni 1.000 km percorsi.

La ricerca spagnola

Nei mesi scorsi un team di ricercatori della Universitat Pompeu Fabra di Barcellona ha indagato in modo più approfondito gli effetti di questa abitudine su salute e ambiente. I ricercatori spagnoli hanno studiato il caso della città catalana – che ha 1,35 milioni di abitanti – in cui il 58% delle persone beve acqua in bottiglie di plastica, provando a ipotizzare cosa potrebbe accadere se si arrivasse al 100%. Il risultato è drammatico: l'impatto ambientale sarebbe 3.500 volte superiore. Le risorse necessarie per l'aumento di produzione costerebbero ogni anno 83,9 milioni di dollari e porterebbero alla perdita annuale di 1,43 specie animali. Il danno per gli ecosistemi sarebbe 1400 volte superiore. 

Valutazione e scenari

La valutazione è stata effettuata seguendo due modelli. Il primo è il Life Cycle Assessment, che analizza l'impatto ambientale dell'intero ciclo di vita del prodotto (estrazione delle materie prime, lavorazione, trasporto, distribuzione, utilizzo e smaltimento). Il secondo, l’Health Impact Assessment, misura gli effetti che riguardano la salute umana. I risultati non lasciano spazio a dubbi: se ogni residente di Barcellona bevesse solo acqua in bottiglia, l'estrazione delle materie prime costerebbe più di 70 milioni di euro. Bere solo acqua del rubinetto, pulita e sicura, causerebbe molti meno problemi alla salute rispetto alle conseguenze (basti pensare al fenomeno delle microplastiche) causate invece dal consumo di acqua in bottiglie di plastica. 

Il riciclo delle bottiglie

Non meno problematica è la fase del riciclo e delle conseguenze del mancato riciclo delle bottiglie in plastica. Come si legge nell’ultimo rapporto “L’insostenibile peso delle bottiglie di plastica”, elaborato da Greenpeace, quasi 280.000 delle 460.000 tonnellate di bottiglie in PET immesse sul mercato, ogni anno, non viene riciclata. L’equivalente di sette miliardi di bottiglie da un litro e mezzo, del peso di 40 grammi ciascuna, viene incenerita nei termovalorizzatori e nei cementifici, smaltita in discarica o dispersa nell’ambiente. Dunque, il riciclo effettivo risulta di poco inferiore al 40%. Quando la plastica brucia, produce gas tossici e rilascia grandi quantità di metano, gas che contribuisce al riscaldamento globale. Quando viene interrata, rilascia nel suolo sostanze chimiche che possono contaminare le falde acquifere e altre fonti d’acqua. Quando invece viene dispersa, la plastica si foto-degrada, dividendosi in particelle piccolissime (le microplastiche) che rimangono nell’ambiente. Anche il riciclo, infine, non è un processo del tutto ecologico, visto che richiede comunque l’impiego di sostanze chimiche. 

Le proposte

Attraverso il riciclo la plastica si trasforma da rifiuto in risorsa. Come incrementare le percentuali di riciclo delle bottiglie in plastica? Greenpeace chiede innanzitutto di promuovere, a livello istituzionale, il consumo di acqua del rubinetto. La Ong chiede poi alle aziende di impiegare quantità crescenti di contenitori riutilizzabili (da ricaricare in casa o al supermercato), in modo da ridurre del 50% il quantitativo venduto in contenitori monouso entro il 2025. Un’altra soluzione è rappresentata dalle stazioni di raccolta per le bottiglie usate – presso supermercati e discount - da avviare al riciclo “bottle to bottle”.

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