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Agricoltura biologica in Italia, in quali regioni si produce di più? Una donna raccoglie le primizie dell'orto - Credit: iStock
GREEN 20 giugno 2021

Agricoltura biologica in Italia, in quali regioni si produce di più?

di Maura Corrado

La Sicilia detiene il primato nazionale sia per estensione delle coltivazioni bio che per numero di operatori coinvolti. Seguono Puglia e Calabria.

La pandemia da Covid-19 ha accelerato una svolta green e salutista in tutto il Paese.

Tra gli indicatori di questa tendenza ci sono i consumi di prodotti biologici, che lo scorso anno (per la precisione fino a giugno 2020) hanno registrato la cifra record di 3,3 miliardi di euro, con una crescita del 4,4%.

 

Il dato emerge dal rapporto “Bio in cifre 2020”, diffuso da Ismea e Coldiretti.

I consumi di prodotti bio in Italia nel 2020

La situazione di emergenza ha consolidato una crescita del settore che va avanti da più di dieci anni. Durante il lockdown, ad esempio, le vendite di alimenti bio nei supermercati sono aumentate complessivamente dell'11%.

 

Spiccano il +7,2% per gli ortaggi, il +12,2% per gli agrumi e il +9,7% per le uova. Anche i consumi di vino biologico mostrano un’ottima crescita: +15,5%. Nel 2020 il 90% dei consumatori italiani ha acquistato un prodotto dell’agroalimentare biologico (+1,4% rispetto al 2019) per più di tre volte; percentuale che sale al 97% se si considerano le famiglie che lo hanno fatto almeno una volta.

 

I dati evidenziano un incremento sia per i prodotti confezionati di largo consumo, a cui si è maggiormente rivolta l'attenzione delle famiglie italiane nelle prime settimane dell’emergenza Covid, che per i prodotti freschi sfusi.

Operatori e superfici

Per quanto riguarda la produzione di alimenti biologici, l’Italia nel 2019 risulta il primo Paese europeo per numero di aziende agricole impegnate nel settore.

 

Infatti, sono saliti a ben a 80.643 gli operatori coinvolti (+2%) e anche le superfici coltivate sfiorano i 2 milioni di ettari (+2%). L’incidenza della superficie biologica nel nostro Paese ha raggiunto nel 2019 il 15,8% della Superficie Agricola Utilizzata (Sau).

 

Questo dato posiziona l’Italia ben al di sopra della media europea, che nel 2018 si attestava all’8%, e a quella dei principali Paesi produttori come Spagna (10,1%), Germania (9,07%) e Francia (8,06%).

La classifica regionale

In quali regioni italiane si producono più alimenti biologici? Per scoprirlo bisogna fare riferimento all’Annuario delle Regioni 2020 dell’Eurostat. Tra le 35 regioni europee in cui l'agricoltura biologica copre almeno il 15% delle aree coltivate, la Sicilia e la Puglia sono quelle con le superfici più vaste: rispettivamente 375mila e 194mila ettari.

 

La regione di Salisburgo, in Austria, è la prima in Europa in cui le superfici bio superano quelle convenzionali (51,8%), ma la Calabria è terza in classifica con quasi il 30%. I dati forniti dall’Ispra (l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale) offrono la classifica completa delle regioni italiane per Superficie Agricola Utilizzata (Sau), in ettari, destinata alle coltivazioni biologiche.

 

Eccola, in ordine decrescente: Sicilia, Puglia, Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Toscana, Sardegna, Marche, Basilicata, Campania, Lombardia, Piemonte, Veneto, Umbria, Abruzzo, Trentino Alto-Adige, Friuli-Venezia Giulia, Molise, Liguria, Valle d’Aosta.

Il primato siciliano

Il 51% dell’intera superficie biologica nazionale si trova in quattro Regioni: Sicilia (370.622 ettari), Puglia (266.274), Calabria (208.292) ed Emilia-Romagna (166.525). La Sicilia, dunque, è la regione più bio d’Italia. Le coltivazioni biologiche più importanti dell’isola sono le foraggere (61.580 ettari), ovvero quelle il cui prodotto finale viene utilizzato per l'alimentazione del bestiame.

 

Seguono le colture cerealicole (50.826 ettari). Significativi anche i dati relativi agli agrumi (21.660 ettari) e alla frutta in guscio (13.638 ettari). Da segnalare, poi, la coltivazione di frutta esotica biologica, soprattutto mango, papaya e avocado. È uno tra i pochi risvolti positivi dei cambiamenti climatici, in particolare dell’aumento delle temperature in tutta l’area del Mediterraneo.

 

Il consumatore italiano può così acquistare dei frutti gustosi e dalle riconosciute proprietà nutritive, quasi a km zero, evitando di ricorrere alla frutta d’importazione, che deve percorrere migliaia di km in aereo, il mezzo più inquinante in assoluto. Altro dato positivo è che sempre più giovani scelgono di dedicarsi alle coltivazioni bio, il che lascia ben sperare per il benessere delle future generazioni.

Tra presente e futuro

Le Regioni appena citate detengono il primato nazionale non solo per l’estensione delle superfici coltivate a biologico, ma anche per il numero di operatori coinvolti: in Sicilia sono 10.596, in Calabria sono 10.576, in Puglia 9.380. Nuove Regioni, poi, si affacciano al biologico con incrementi interessanti: è il caso delle Marche (+32%), del Veneto (+13%), del Lazio (+8%) e dell’Umbria (+6%). Regioni come l’Emilia-Romagna (+2%), la Lombardia (+3%) e la Provincia Autonoma di Bolzano (+4%), infine, confermano il trend positivo che avevano fatto registrare negli anni precedenti.

La nuova legge sull’agricoltura bio

Il futuro appare più roseo e solido, per l’intero settore, dopo l’approvazione, avvenuta un mese fa, del Disegno di legge n. 988, recante “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”.

 

Il nuovo strumento normativo appare fondamentale per supportare la transizione ecologica e consentire di allineare l’Italia agli ambiziosi obiettivi del Green Deal europeo e delle strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030, che puntano a triplicare la superficie totale coltivata a biologico, a ridurre del 50% l’uso di pesticidi e antibiotici e del 20% quello dei fertilizzanti entro il 2030.

Le novità

La legge n. 988 introduce elementi significativi a sostegno del biologico. Tra questi, la possibilità di registrare il marchio biologico “Made in Italy”, di istituire distretti biologici che consentano di sviluppare l’economia delle aree rurali e di adottare un Piano nazionale per sostenere lo sviluppo del biologico italiano come metodo avanzato dell’approccio agroecologico.

 

Positiva anche la delega al Governo per la revisione e razionalizzazione della normativa sui controlli, che rafforza il sistema delle verifiche, all’insegna di una maggiore trasparenza, anche grazie all’impiego di piattaforme digitali e alla semplificazione normativo.

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