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Alberghi diffusi in Italia: che cosa sono Città in Toscana - Credit: iStock
GREEN 24 luglio 2021

Alberghi diffusi in Italia: che cosa sono

di Maura Corrado

Strutture ricettive che si sviluppano in maniera orizzontale, integrandosi perfettamente nel contesto socioculturale dei borghi che le ospitano.

Un po’ casa, un po’ albergo.

L’Italia è piena di borghi incantevoli e l’albergo diffuso, come modello “alternativo” di ricettività turistica, riscuote sempre più consensi come strumento per promuovere un turismo più lento e autentico.

 

 

Quando è nato l’albergo diffuso

L’albergo diffuso è una particolare struttura dedicata all’ospitalità che, anziché essere interamente racchiusa all’interno di un unico edificio, come un albergo tradizionale, è, per l’appunto, diffuso e “spalmato” su vari edifici (delle vere e proprie case) dislocati all’interno di un territorio. Gli edifici coinvolti non sono troppo distanti tra loro, in modo di offrire la possibilità agli ospiti di poter usufruire degli spazi comuni. Gli alberghi diffusi nascono nei primi anni Ottanta, in Carnia, da un’idea di Giancarlo Dall’Ara, docente di marketing turistico, per recuperare case e borghi ristrutturati in seguito al terremoto del 1976 in Friuli-Venezia Giulia. Situati nei borghi, formati da più case preesistenti, si basano su una gestione unitaria delle case, offrendo i classici servizi alberghieri ai turisti, con il vantaggio di vivere a stretto contatto con i residenti. 

 

 

Il coinvolgimento della comunità locale

L’aspetto più entusiasmante è che gli alberghi diffusi sono situati in luoghi suggestivi, dato che il loro obiettivo è proprio quello di rilanciarli e ripopolarli. Perché vengono definiti “diffusi”? Perché sono sviluppati secondo un modello orizzontale e non in verticale, come il classico albergo. Infatti, prevedono camere da una parte e reception a poche decine di metri di distanza, anziché tutti gli ambienti/servizi nello stesso edificio. Una delle case diventa così il luogo di accoglienza, cioè la lobby dove arrivano gli ospiti per registrarsi, ricevere le chiavi della camera e dove si trovano anche i servizi, il punto ristoro, gli spazi comuni e l'assistenza. Le altre case, distanti non più di 200 metri dal 'cuore' dell'albergo, diventano invece le camere in cui soggiornare.

 

 

Una rete virtuosa

L’albergo diffuso, inoltre, crea una relazione virtuosa tra varie figure: dai proprietari degli immobili ai produttori locali, dai negozianti ai ristoratori. E in questo modo valorizza e riqualifica territori dalle enormi potenzialità, ma senza stravolgerli. Questo modello di ospitalità si rivolge a quei viaggiatori consapevoli interessati a soggiornare nel centro storico di una città o in un paesino distante dalle destinazioni mainstream, ma in un contesto si pregio e vivendo a stretto contatto con i residenti, più che con gli altri turisti. Allo stesso tempo, però, si può contare sui “classici” servizi alberghieri, come la colazione in camera e la pulizia quotidiana delle camere, ma con i comfort di una normale abitazione, compresa in alcuni casi la possibilità di usare la cucina.

 

 

Pronti a ripartire

Oggi il concetto di albergo diffuso è apprezzato in tutta Italia. Sono presenti più di 140 realtà (che aderiscono all’Associazione Nazionale Alberghi Diffusi) che hanno seguito con successo questo progetto di ricettività turistica, ciascuna portando alla luce le proprie peculiarità. Dopo la battuta d’arresto segnata dall’emergenza Covid, molte strutture si sono riorganizzate (alcune anche ampliate) per la riapertura tanto agognata. L’obiettivo è offrire un’esperienza di soggiorno in grado di unire autenticità, sostenibilità e sicurezza. La forza di queste piccole strutture, profondamente radicate nel territorio di appartenenza, risiede nella spiccata "italianità", cioè in quei valori di tradizione, bellezza artistica e paesaggistica, buona cucina e accoglienza verace, che caratterizzano i luoghi in cui sorgono, ossia i borghi. 

 

 

Un modello da esportare

Agli stranieri il modello italiano di albergo diffuso piace sempre di più. Negli ultimi mesi, infatti, sia la CNN che la rivista Forbes hanno sottolineato quanto gli alberghi diffusi siano perfetti per chi vuole tornare a viaggiare dopo la pandemia, che ha ridisegnato i concetti di socialità e ospitalità. L'albergo diffuso è un modello turistico esportabile. L’Associazione Nazionale Alberghi Diffusi offre gratuitamente a chi è interessato il proprio know how. In cambio, chiede che venga usato il nome italiano, in modo da promuovere il made in Italy nel mondo. Per gli italiani interessati ad aprire una struttura, è possibile consultare la normativa regionale di riferimento.

 

 

Da Nord a Sud

Come già accennato, ogni albergo diffuso ha delle peculiarità in linea con il luogo in cui sorge. Ad Apricale, antico borgo medievale in provincia di Imperia, a pochi minuti dal mare di Bordighera e Ventimiglia, c’è ad esempio “Munta e Cara” (“sali e scendi” in dialetto ligure). È un albergo diffuso che sorge in uno dei borghi meglio conservati della Liguria, tra i più belli d’Italia. Qui è possibile organizzare un weekend romantico a sorpresa, bere il tè delle cinque accompagnato da biscotti alla lavanda, partecipare a una cena medievale o seguire un corso di cucina. Ad Alberobello, in Puglia, si soggiorna in trulli completamente ristrutturati e arredati con cura, che fanno parte di “Trulli Holiday”. Tutti gli alloggi si trovano in pieno centro storico, nel rione Aia Piccola, il quartiere più bello e antico del paese. Anche in questo caso il pacchetto di esperienze da vivere durante la vacanza è molto ricco: dalle lezioni di equitazione al tour di Alberobello in segway. 

 

 

Lusso e tipicità

Castel Porrona di Cinigiano è un esempio di albergo diffuso in versione luxury nel cuore della Maremma toscana, tra le colline grossetane. Il castello e l’intero borgo, che fin dal Medioevo furono luogo di residenza delle nobili famiglie dei Tolomei e dei Piccolomini, si presentano oggi in ottimo stato di conservazione. La struttura dispone di 25 camere e 5 eleganti appartamenti. Il ristorante serve cucina tipica italiana e toscana, arricchita da un tocco moderno. La spa arabeggiante offre trattamenti a base di vino rosso, olio di oliva e un percorso di coppia. In Sicilia, infine, si può soggiornare in una delle 21 camere del Resort Borgo San Rocco, che prende il nome dall’omonimo borgo di Savoca (Messina) che lo ospita. Le camere sono state ottenute ristrutturando le abitazioni in cui vivevano i pescatori di inizio secolo scorso. L’albergo diffuso si estende su un’area di circa 20.000 mq, alternando vegetazione selvaggia e spazi attrezzati.    

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