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Coltivazione dell'avocado e impatto ambientale, cosa dobbiamo sapere Persona che raccoglie un avocado - Credit: iStock
GREEN 5 maggio 2021

Coltivazione dell'avocado e impatto ambientale, cosa dobbiamo sapere

di Maura Corrado

Dietro il boom di questo frutto esotico ci sono deforestazione, consumi eccessivi di acqua e inquinamento

Negli ultimi dieci anni l’avocado è entrato gradualmente a far parte dell’alimentazione degli italiani.

A colazione o nel brunch della domenica, con il celeberrimo avocado toast. A pranzo o a cena, come ingrediente ricercato per poke bowls e insalatone mediterranee. Dopo l’allenamento fisico, negli smoothies più freschi e salutari.

 

Cremoso e versatile, colorato e fotogenico, questo frutto esotico è inoltre protagonista di milioni di scatti postati su Instagram. L’avocado è diventato così popolare che, anche in Italia, sono nati locali che servono esclusivamente pietanze a base di questo frutto. Il 31 luglio di ogni anno, infine, si celebra il World Avocado Day.

Le proprietà benefiche dell’avocado

A cosa è dovuto un così grande successo? Ai suoi valori nutrizionali. L’avocado, insieme ad altri alimenti (mirtilli, zenzero, curcuma, ecc.), è infatti considerato un superfood, ovvero un alimento con un contenuto di nutrienti superiore alla media dei cibi comuni. Nello specifico, l’avocado è ricco di grassi buoni, vitamine (A, C, E), fibre e sali minerali (ferro, calcio, potassio, magnesio). Consumare regolarmente questo frutto – l’importante è non superare la quantità raccomandata, pari a mezzo avocado al giorno - aiuta a ridurre i livelli di colesterolo cattivo e favorisce l’aumento del colesterolo “buono”. Inoltre, contribuisce a migliorare i livelli di zuccheri nel sangue e favorisce un corretto transito intestinale. Infine, riduce il rischio di sviluppare la sindrome metabolica. 

Mercato mondiale e coltivazione dell’avocado

Le vendite di avocado e dei prodotti che lo contengono, in Italia, sono aumentate del +143,8% tra il 2016 e il 2019 e del +92,9% nell’ultimo anno, con un giro d’affari da 6,5 milioni di euro (i dati sono di World Avocado Organization). Il boom dell’avocado si è registrato prima nelle grandi città, come Milano e Roma, e successivamente nelle aree più periferiche. Il trend, comunque, è mondiale. Nel 2020, in Europa, ne sono stati consumati 700 milioni di chili, 100 milioni in più rispetto all’anno precedente.

 

Un fenomeno, dunque, che si è dimostrato a prova di pandemia. Da dove arrivano i frutti che portiamo in tavola? L’avocado si adatta al clima tropicale e sub-tropicale. Viene coltivato soprattutto in Messico, in Colombia, nella Repubblica Dominicana, in Perù, Indonesia, Spagna e Kenya. Negli Stati Uniti è coltivato principalmente in California. L’avocado viene coltivato anche in Italia, soprattutto in Sicilia.

L’impatto ambientale

I maggiori produttori mondiali di avocado restano comunque i Paesi del Centro e Sud America. Le aree in cui questo frutto cresce sono, in buona parte, anche quelle più colpite da siccità, povertà e sfruttamento iniquo del lavoro agricolo. Così come già accaduto per altri alimenti “di moda”, il successo riscosso da questo prodotto ha restituito valore ai territori d’origine solo in un primo momento. L’aumento della domanda e le pressioni del mercato hanno poi avuto come conseguenza l’abbandono del consumo di quel cibo da parte delle popolazioni che lo coltivano, per favorire le esportazioni. La situazione in Messico (e in particolare nello Stato di Michoacán), ad esempio, è emersa già nel 2012, grazie a un rapporto dell’Instituto Nacional de Investigaciones Forestales, Agricolas y Pecuarias. 

Deforestazione e trasporto internazionale

La produzione di avocado è triplicata, le esportazioni decuplicate e moltissimi terreni, prima utilizzati per differenti tipi di colture, sono stati trasformati in monocolture. Inoltre, in tutta l’America centrale e meridionale, l’aumentata richiesta di avocado dall’estero ha fatto sì che anche terre vergini e foreste venissero trasformate in piantagioni: all’incirca 690 ettari all’anno. Episodi di deforestazione e conversione “selvaggia” di terreni alla coltivazione di avocado si sono verificati anche in Perù e Cile, altri due Stati da cui provengono gli avocado che mangiamo. Proprio la questione del trasporto intercontinentale, più di 10.000 km, è altrettanto rilevante dal punto di vista ambientale. I mezzi impiegati per far arrivare più di 10mila tonnellate di avocado in Italia, ogni anno, consumano petrolio. Quindi inquinano e contribuiscono a causare l’effetto serra.

Le riserve idriche

L’acqua è una delle criticità di queste monocolture. Le coltivazioni intensive di avocado richiedono l’utilizzo ripetuto di prodotti chimici e fertilizzanti di scarsa qualità, che causano l’inquinamento del suolo, dell’aria e delle riserve d’acqua. Secondo i ricercatori dell’Università di Twente, in Olanda, la produzione di 500 grammi di avocado, che corrisponde a due o tre frutti di medie dimensioni, richiede all’incirca 272 litri di acqua. Per produrre la stessa quantità di lattuga, ad esempio, ne occorrono solo venti.

 

In Cile, Paese in cui l'acqua potabile è in gran parte privatizzata - e quasi l'80% delle risorse idriche sono utilizzate in ambito agricolo - chi gestisce le grandi piantagioni di avocado, nella regione di Petorca, ha costruito canali e pozzi illegali per trasportare l'acqua dai fiumi fino ai campi. Ciò si è tradotto in una siccità senza precedenti, che ha lasciato agli abitanti dei villaggi locali solo poca acqua, spesso contaminata, consegnata da mezzi su ruote. 

Esiste un’alternativa sostenibile?

Non è tutto. L'oro verde – così è stato ribattezzato l'avocado di Hass, una delle varietà più apprezzate - ha infatti attirato l'attenzione dei cartelli della droga messicani, che vedono in questo business la possibilità di estorcere denaro agli agricoltori. In molte aree, ormai, si sopravvive esclusivamente coltivando questo frutto. Le altre attività produttive sono ridotte all’osso e sempre più persone, in particolare i giovani, lasciano la terra, ormai consumata. Quale contributo possiamo dare noi consumatori? Possiamo, ad esempio, rispettare la stagionalità del prodotto. La raccolta dell’avocado inizia ad ottobre per le varietà Fuerte, Bacon e Zutano.

 

Prosegue – da gennaio a maggio - con la Hass, la varietà oggi più diffusa. Questi, dunque, sono i periodi in cui è possibile acquistare avocado fresco. Durante il resto dell’anno, è probabile che il prodotto che troviamo tra gli scaffali del supermercato non sia effettivamente sostenibile. La scelta più vicina al chilometro zero, infine, è optare per l’avocado biologico coltivato in Sicilia, Calabria o Toscana.

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