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Come adottare le api e sostenerle a distanza

Api in un alveare- Credit: iStock

GREEN15 ottobre 2021

Come adottare le api e sostenerle a distanza

di Maura Corrado

Per adottare un alveare bastano pochi clic. Può essere un’idea regalo originale, all’insegna della sostenibilità.

Ciascuno di noi può dare il proprio contributo, in vari modi, per tutelare l’ecosistema. Uno di questi è la possibilità di “adottare” un alveare.

 

 

L’importanza delle api

Infatti, è bene ricordarlo, il 90% delle piante da fiore ha bisogno delle api per riprodursi. Questi piccoli insetti sono l’anello fondamentale dell’intera catena alimentare. Grazie al loro instancabile lavoro di impollinazione, le api sono responsabili di circa l’80% del cibo che mangiamo tutti i giorni. Se si fermasse questo processo naturale, gran parte degli ecosistemi collasserebbero. Il rischio, purtroppo, è reale: una specie su dieci di api europee rischia l’estinzione e una specie su tre vede la propria popolazione in declino. Quali sono le cause? Cambiamenti climatici, uso massiccio di pesticidi, malattie, perdita di habitat naturale e altre minacce come la vespa velutina e la varroa. Singoli apicoltori, startup dell’agritech e organizzazioni no-profit offrono dunque la possibilità di adottare degli alveari per scongiurare il rischio di estinzione.

 

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3Bee

Tra le realtà impegnate in attività di salvaguardia delle api, c’è ad esempio la startup 3Bee, fondata da Niccolò Calandri, dottore in Ingegneria elettronica all'MIT di Boston, e Riccardo Balzaretti, apicoltore, che hanno unito passioni e competenze per un progetto che in un solo anno ha contribuito a salvare oltre 70 milioni di api. Singole persone e aziende possono adottare a distanza un alveare – anche come idea regalo per un’occasione speciale - e contribuire così al ripopolamento delle specie europee più a rischio. Il procedimento è semplice. Basta collegarsi al sito web di 3Bee e seguire alcuni step.

 

 

IoT per il benessere delle api

Il primo è la scelta dell’apicoltore, tra quelli selezionati dall’azienda. È possibile, poi, scegliere la fioritura, il quantitativo di miele da produrre e monitorare l’alveare tramite app. Numerosi i parametri che possono essere analizzati da remoto: peso, umidità, temperatura e suoni. L'apicoltore, poi, farà il resto. A fine stagione, il miele prodotto dall’alveare preso in adozione verrà consegnato ai “genitori adottivi”. Tradizione e innovazione, in questo caso, vanno a braccetto. Gli “alveari 3.0”, infatti, sono dotati di una rete di sensori IoT (Internet of Things) che monitorano in tempo reale il benessere delle api, permettendo agli apicoltori di ridurre i trattamenti, diminuire le visite nell’apiario e ridurre le emissioni di CO2, migliorando la qualità di vita degli insetti. I costi oscillano tra i 12 euro necessari per il monitoraggio, fino a 32 euro per 1kg di miele monitorato.

 

 

Le proposte delle aziende agricole

Oltre alle startup specializzate come 3Bee, ci sono poi le iniziative delle singole aziende agricole. I costi, in genere, oscillano tra i 30 e i 130 euro. Una variazione anche significativa che può dipendere da diversi fattori, come la tipologia di miele (millefiori, arancio, tiglio, melata, castagno, ecc.) e caratteristiche extra (ad esempio il miele è biologico) o con le quantità di prodotti inclusi nell’offerta (oltre al miele vengono spesso offerti anche cera d’api, propoli, pappa reale, polline, candele realizzate in cera, sacchetti con semi da piantare, ecc.). Ogni azienda, inoltre, offre dei vantaggi extra: ad esempio, la famiglia adottiva può scegliere il nome della regina e può personalizzare l’arnia (la casetta delle api) con colori, simboli e nomi a scelta.

 

 

Il certificato di adozione

Chi adotta un alveare riceve anche un certificato di adozione, in digitale e/o stampato su cartoncino, da custodire o incorniciare. Sul certificato vien riportato anche il nome scelto per l’ape regina e una frase a piacere se l’adozione viene effettuata come regalo. In aggiunta, chi sceglie un’azienda agricola non lontana dal proprio luogo di residenza ha la possibilità di visitare personalmente, su appuntamento, la propria arnia. Sarà un apicoltore esperto, in questo caso, a raccontare agli ospiti cosa sta accadendo all’interno dell’alveare. Chi non può recarsi sul luogo, invece, riceve periodicamente e-mail, aggiornamenti via whatsapp e/o foto in alta risoluzione dell’apicoltore al lavoro con l’alveare preso in adozione. La sottoscrizione dura in media da uno a tre anni e può prevedere diversi “status” per chi la effettua: adozione semplice, “salvatore delle api”, ecc.

 

 

Altre iniziative per la tutela delle api

Adottare un alveare rientra tra i passi necessari per contribuire a salvare le api. Ad altre iniziative stanno lavorando le istituzioni europee. Attualmente l’Unione Europea è il secondo produttore mondiale di miele dopo la Cina, con 280mila tonnellate all’anno. L’Unione Europea tutela le api soprattutto attraverso i programmi nazionali di apicoltura, che per il biennio 2020-22 hanno ricevuto 240 milioni di euro di cofinanziamenti, l’11% in più rispetto al biennio precedente. Inoltre, la Commissione ha anche intrapreso passi importanti per comprendere le ragioni legate all’elevato tasso di mortalità delle api e per diagnosticare le loro malattie. Un segnale che il settore è assolutamente cruciale per l’intero continente. I numeri lo dimostrano: in Europa il settore dell’apicoltura ha un valore di mercato di 14,2 miliardi di euro (valore che risulta comunque sottostimato, se pensiamo alla sua importanza per il contesto agricolo in generale) e gli impiegati sono 620mila, distribuiti su 4,3 milioni di alveari.

 

 

Api sotto stress

Come già accennato, le criticità con cui devono confrontarsi le api sono davvero tante. Ad esempio l’EFSA, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare, ha lanciato nei mesi scorsi il progetto Must-B, che prevede la realizzazione di una rete di alveari sentinella, dotati di sensori digitali, in grado di individuare gli stress ambientali, chimici e biologici a cui sono sottoposte le oltre duemila specie di api presenti sul territorio dell’Unione Europea. Il motivo è semplice: delle api in salute produrrebbero un miele qualitativamente e quantitativamente migliore. La pandemia, inoltre, ha danneggiato gli apicoltori. Sono dunque necessari degli sforzi su più fronti per tornare ai livelli pre-Covid.