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Come riconoscere i prodotti da agricoltura biologica al supermercato?

Padre e figlia che scelgono prodotti al supermercato- Credit: iStock

GREEN23 gennaio 2022

Come riconoscere i prodotti da agricoltura biologica al supermercato?

di Maura Corrado

Normativa ed etichettatura: ecco cosa c’è da sapere.

Il biologico piace sempre di più agli italiani. Negli ultimi dieci anni, nel nostro Paese, i consumi di prodotti biologici sono cresciuti del 133%. Il canale di riferimento, per il bio, è la grande distribuzione: secondo Nielsen le vendite di prodotti bio hanno raggiunto i 2,2 miliardi di euro, pari al 56% del totale dei consumi, mentre la rete di negozi specializzati si piazza al secondo posto, con vendite per quasi 1 miliardo di euro (+8%). Quasi nove famiglie su dieci acquistano, almeno una volta all’anno, un prodotto biologico, mentre il 54% delle famiglie italiane consuma alimenti bio almeno una volta alla settimana. Ma come essere sicuri di acquistare prodotti realmente realmente derivanti da agricoltura biologica?

 

 

L’importanza della stagionalità

Il primo elemento a cui prestare attenzione è la stagionalità. Proprio grazie alla mancanza di conservanti e di sostanze chimiche di sintesi, i prodotti biologici rispettano la stagionalità della produzione, per questo non è consentito l’utilizzo di prodotti artificiali per la conservazione, né maturazioni forzate. Quindi, se in inverno vedi zucchine o peperoni freschi, difficilmente saranno biologici (italiani).

 

 

La certificazione ufficiale

Per aiutare i consumatori a scegliere con chiarezza e in sicurezza i prodotti biologici, sono state previste dettagliate regole di etichettatura, a cui il consumatore dovrà prestare attenzione osservando la confezione del prodotto (uova, pasta, biscotti, ecc.). Più in particolare, sulla confezione deve essere presente il logo, su sfondo verde, di una foglia stilizzata formata dalle stelle della bandiera dell’Unione Europea: questo certifica la produzione biologica dell’alimento in questione. La presenza del logo indica che il prodotto è stato certificato da organismi di controllo autorizzati che hanno approvato tutto il processo produttivo, dal campo allo scaffale.

 

 

Materie prime e provenienza

Le aziende dell’agroalimentare che utilizzano il logo europeo del biologico devono fornire informazioni sull’origine delle materie prime. Se sull’etichetta è riportata la dicitura “Agricoltura UE”, significa che le materie prima hanno origine europea. Se invece è scritto “Agricoltura non UE”, le materie prime provengono da Paesi terzi. Infine, la scritta “Agricoltura UE/non UE” indica che gli ingredienti hanno in parte origine europea e in parte extra-europea. Se il Paese di origine di tutte le materie prime agricole è lo stesso, puoi trovare il nome del Paese (Italia, Francia, ecc.) indicato accanto a, o al posto di, “UE” o “non UE”. Il logo, inoltre, certifica che il 95% del prodotto è biologico. La percentuale viene calcolata rispetto al peso totale del prodotto di origine agricola. L’etichetta deve inoltre riportare il codice identificativo dell’organismo di controllo, il nome e indirizzo del proprietario, dell’operatore e del venditore del prodotto. Qualora l’alimento non sia confezionato (ad esempio frutta e verdura), il consumatore può chiedere all’azienda produttrice di dimostrare che esso sia stato certificato come “biologico” da un organismo autorizzato.

 

 

La normativa in vigore

Per poter ricevere la certificazione ufficiale, le aziende devono rispettare la normativa in vigore – europea ed italiana – sull’agricoltura biologica. Fino al mese scorso, era necessario far riferimento al regolamento dell’Unione Europea n.834/2007, che stabiliva quali erano i criteri e le regole a cui attenersi per poter produrre in maniera biologica e poi ricevere la relativa etichettatura. Il 1 gennaio 2022 – dopo lunghi dibattiti e una sospensione dovuta al Covid - è entrato in vigore il nuovo regolamento europeo, il numero 848 del 2018. Si tratta di aggiornamenti più formali che sostanziali, ma comunque necessari per consentire ai produttori di applicare le nuove conoscenze disponibili in materia e ampliare le misure di chiarezza e tutela per i consumatori.

 

 

Le novità

Tra le novità più importanti, c’è ad esempio la certificazione di gruppo, ora possibile anche per i piccoli agricoltori europei e non solo per i produttori di caffè, tè e cacao del Sud del mondo. È inoltre prevista la possibilità di indicare la provenienza della materia prima, nei prodotti trasformati, anche a livello regionale. Quindi, per fare un esempio concreto, se una focaccia contiene almeno il 95% di ingredienti biologici coltivati/allevati in Friuli Venezia Giulia, accanto al tradizionale logo europeo del bio si potrà riportare la dicitura “agricoltura Friuli Venezia Giulia”.

 

 

Tra passato e futuro

Obiettivo del nuovo regolamento europeo è promuovere le filiere corte e le produzioni locali, conservare la fertilità dei suoli a lungo termine e preservare gli elementi del paesaggio naturale. Il “cuore” della normativa resta dunque lo stesso: per poter ottenere la certificazione ufficiale, la coltivazione, la conservazione, la lavorazione, l’impacchettamento e la spedizione del prodotto devono avvenire senza l’uso di sostanze chimiche dannose. Per gli appassionati di sostenibilità, infine, va detto che il nuovo regolamento ribadisce che le colture bio sono prodotte su suolo vivo e che è fatto divieto di colture idroponiche. Tuttavia, sono ammesse delle deroghe: i germogli e cespi di cicoria, la coltivazione di piante ornamentali e aromatiche vendute in vaso.

 

 

Le percentuali

Tornando ai prodotti biologici in vendita al supermercato, non tutti gli alimenti bio sono uguali: alcuni, infatti, sono più biologici di altri. Possiamo verificare quanto è biologico un prodotto osservando la confezione. Se la presenza di ingredienti biologici supera il 95% del totale, troveremo la parola biologico in etichetta e il logo europeo. Infatti, se almeno il 95% degli ingredienti è di origine biologica, i produttori possono inserire la dicitura “da agricoltura biologica” per gli ingredienti specifici, che sono indicati con un asterisco. Se invece la quantità è minore del 95%, non troveremo il logo europeo e la parola biologico sarà presente nell’elenco degli ingredienti, con indicazione della percentuale complessiva (“Ingredienti biologici sul totale di ingredienti di origine agricola: 87%”) e degli ingredienti certificati (di solito accompagnati da un asterisco).

 

 

I prodotti importati

Per quanto riguarda i prodotti d’importazione, infine, la legge stabilisce che gli alimenti provenienti da paesi extra europei debbano essere conformi alla normativa europea sul biologico. Per ogni spedizione di prodotti dall’estero, è necessaria l’autorizzazione da parte del Ministero delle Politiche Agricole. Gli alimenti importati, inoltre, vengono sottoposti ad analisi di laboratorio per verificare che nell’alimento non siano presenti sostanze vietate nei prodotti biologici.