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Cosa si intende per tessuti sostenibili e quali sono

Tessuti multicolore- Credit: iStock

GREEN27 giugno 2021

Cosa si intende per tessuti sostenibili e quali sono

di Maura Corrado

;Cotone biologico, lana, lino, lyocell ed econyl: naturali o sintetici, ma tutti con un basso impatto ambientale.

Fino a qualche anno fa l’industria della moda era tra le più inquinanti in assoluto, dalla produzione dei capi fino allo smaltimento dell’invenduto. Qualcosa finalmente sta cambiando, sia nei processi produttivi delle aziende che nella sensibilità dei consumatori: dal boom della second hand economy fino alle nuove collezioni realizzate con fibre biologiche o rigenerate.

 

 

Il tema della sostenibilità della moda

Alcuni brand sono nati con la sostenibilità nel Dna aziendale – basti pensare a Stella McCartney o a Patagonia – mentre altri stanno adeguando in chiave green le loro proposte. Per il consumatore è importante sapere quali sono i tessuti più sostenibili, per fare scelte più consapevoli al momento dell’acquisto. Va subito detto che ogni tessuto è composto da fibre il cui ciclo di vita richiede diverse risorse (acqua, suolo, ecc.): da quando la materia prima viene coltivata o prodotta, ai vari trattamenti a cui è sottoposta nei passaggi intermedi (lavaggio, tintura, ecc.), fino al termine del suo ciclo di vita (cioè lo smaltimento).

Ogni passaggio ha un impatto sull’ambiente più o meno significativo. Ogni tessuto, anche quello in apparenza più naturale, può diventare non sostenibile se trattato con sostanze tossiche. Tutti i tessuti di origine vegetale sono solo potenzialmente sostenibili. La coltivazione del cotone, ad esempio, richiede una enorme quantità di pesticidi. Il modo per renderli più ecologici è coltivarli con metodo biologico. Analogamente, anche il tessuto più sintetico e inquinante può diventare sostenibile se viene riciclato, ad esempio il poliestere da Pet e il nylon.

 

 

Fibre eco-friendly: il cotone biologico

Il cotone viene ricavato dalla bambagia che avvolge i semi delle piante del genere Gossypium. La sua tessitura ha origine addirittura nella preistoria. Tuttavia questa fibra supera il test di sostenibilità solo se proviene da coltivazioni biologiche. La coltivazione tradizionale del cotone, infatti, ha un impatto ambientale notevole, soprattutto se intensiva. Ogni anno migliaia di persone perdono la vita a causa dell’utilizzo di grandi quantità di pesticidi, erbicidi e fertilizzanti chimici che inquinano, prima attraverso l’assorbimento delle sostanze tossiche da parte del terreno e poi attraverso la successiva immissione nelle falde acquifere.

Per non parlare del consumo di acqua e di energia necessario per produrre questa fibra, anche in Paesi dove la popolazione locale ha scarso accesso alle risorse appena citate. Se puoi, scegli il cotone organico (o biologico), meglio ancora se con certificazione Gots (Global Organic Textile Standard). Il cotone biologico abbassa del 46% il rischio di riscaldamento globale, del 70% il rischio di acidificazione di suolo e acqua. Il cotone bio, inoltre, riduce del 91% il consumo di “acqua blu” (quella sottratta ai canali sotterranei o ai bacini in superficie), grazie all’utilizzo dell’”acqua verde” (cioè acqua piovana e umidità del terreno).

 

 

Il lino

Il lino è un tessuto naturale che proviene dalla pianta Linum usitatissimum, la cui coltivazione è in generale considerata sostenibile perché richiede molte meno risorse rispetto al cotone. Anche in questo caso, però, il lino può essere ritenuto del tutto green solo se proviene da coltivazione biologica. La pianta di lino può crescere anche in terreni scarsamente fertili, che non sarebbero adatti alla produzione di cibo, e ha un’alta capacità di assorbire anidride carbonica.

La fibra che si ricava consente di tessere un materiale durevole e resistente, piacevole da indossare quando le temperature sono piuttosto elevate. Un altro fattore da prendere in considerazione, successivo alla coltivazione, è il modo in cui il tessuto viene trattato e tinto. Per questo, in assenza di indicazioni sull’etichetta o sul sito del produttore, è meglio optare per la tela naturale, la cui palette vira dall’avorio all’ecru.

 

 

Lana e cachemire

Sulla sostenibilità della lana è in corso un acceso dibattito tra operatori del settore, animalisti e ambientalisti. La lana è naturale e biodegradabile, ma spesso la filiera è poco eco-friendly. In molti casi, infatti, i terreni adibiti a pascolo sono sfruttati in maniera intensiva (in modalità definita overgrazing, ovvero pascolo eccessivo) e portano alla desertificazione di ampie aree.

Un’altra criticità è rappresentata dal benessere degli animali, non sempre garantito. Questi fenomeni riguardano soprattutto la produzione del cachemire, una delle fibre più pregiate e più richieste. L’alpaca, invece, ha un impatto ambientale minore. Se possibile, più in generale, è preferibile acquistare capi in lana con certificazione Responsible Wool Standard (RWS), che garantisce che la lana proviene da allevamenti gestiti in modo responsabile, nel rispetto di stringenti criteri per il benessere animale e la riduzione dell’impatto ambientale.

 

 

Il lyocell

Tra i tessuti sostenibili, non mancano quelli sintetici ma puliti, come il lyocell. Il lyocell è una fibra tessile artificiale, ma di origine naturale, ottenuta attraverso la rigenerazione della cellulosa di legno, in particolare della pianta di eucalipto. Fa parte della famiglia della viscosa. Spesso si trova in commercio con la dicitura Tencel, che si riferisce alla versione commerciale del lyocell, brevettata dall’azienda austriaca Lenzig AG. La materia prima è certificata e si tratta di legno ottenuto da piantagioni sostenibili. Un’altra caratteristica di sostenibilità è la lavorazione “a circuito chiuso”: sebbene il lyocell/Tencel sia realizzato utilizzando sostanze chimiche, il processo consente di recuperare e riutilizzare più volte il solvente impiegato.

Questo tessuto è traspirante e ha proprietà antibatteriche che lo rendono una scelta ideale per l’abbigliamento sportivo, i costumi da bagno e la biancheria intima.

 

 

Nylon rigenerato

Rimanendo in tema di costumi da bagno, un altro tessuto che trova sempre più largo impiego è l’Econyl, una fibra di nylon rigenerata al 100% a partire da rifiuti e scarti di produzione (come le reti da pesca usate). L’Econyl offre le stesse caratteristiche e performance del nylon, ma non consuma materia prima vergine. Come avviene per il Tencel, per la produzione viene utilizzato un sistema a circuito chiuso che impedisce un significativo deflusso chimico e richiede pochissima acqua. Unico neo, può rilasciare minuscole particelle non biodegradabili nei corsi d’acqua, attraverso lo scarico della lavatrice.