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Cosa sono le comunità energetiche rinnovabili?

Un gruppo di amici che si tiene per mano- Credit: iStock

ENERGIA03 agosto 2022

Cosa sono le comunità energetiche rinnovabili?

di Maura Corrado

 Un modello virtuoso in grado di unire risparmio e sostenibilità.

Quando si parla di comunità energetiche rinnovabili, si intende un’associazione tra cittadini, attività commerciali, pubbliche amministrazioni locali e/o piccole e medie imprese che decidono di collaborare per dotarsi di uno o più impianti condivisi per la produzione e l’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili. La comunità energetica rinnovabile può essere creata ex novo o ci si può associare ad una già esistente. 

 

 

Un tema di grande attualità

La possibilità di ricorrere a questo strumento, già da qualche anno, è stata resa possibile con la conversione in legge del Decreto Milleproroghe 162/2019, che ha introdotto anche in Italia le comunità energetiche rinnovabili previste dalla Direttiva Europea RED II (2018/2001/UE). Quello dell’approvvigionamento energetico, del resto, è un tema di grande attualità. Va detto che già prima dell’entrata in vigore del decreto appena citato, erano nati nel nostro Paese, in via sperimentale, alcuni modelli virtuosi molto simili. Ad esempio, già un secolo fa il Comune di Funes (in Alto Adige) creò la società elettrica Santa Maddalena, con il coinvolgimento della comunità locale: una cooperativa che già allora aveva come obiettivo lo sviluppo sostenibile della valle.

 

Nei decenni successivi cooperative simili sono nate in diverse Regioni, dalla Valle d’Aosta alla Puglia. Nel concreto si tratta di un importante passo avanti verso uno scenario energetico basato sulla generazione distribuita, in grado di incentivare il “chilometro zero” anche in questo settore e le reti intelligenti (o smart grid).

 

 

Come creare una comunità energetica sostenibile 

Il primo passo da effettuare è la costituzione di un’entità legale tra i futuri soci della comunità che, come già detto, possono essere persone fisiche, piccole o medie imprese, enti territoriali o amministrazioni pubbliche locali. È importante sapere che, per legge, lo scopo di una comunità energetica rinnovabile non può essere il profitto. Per questo, le forme giuridiche utilizzate più di frequente, per motivi di praticità e convenienza, sono quelle dell’associazione non riconosciuta o della cooperativa. Il passo successivo è l’individuazione dell’area presso la quale installare l’impianto (o gli impianti) di produzione, che dev’essere situata in prossimità dei consumatori finali. Ciò significa, ad esempio, che un condominio può installare un impianto fotovoltaico sul tetto e condividere l’energia prodotta tra tutti gli appartamenti che hanno scelto di aderire.

 

 

Partecipazione e risparmio 

Chi decide di far parte di una comunità energetica rinnovabile investe una certa somma di denaro per l’installazione e la gestione degli impianti per la produzione di energia rinnovabile. Il più delle volte si tratta di impianti fotovoltaici. L’energia prodotta, dopo l’investimento iniziale, viene poi utilizzata per l’autoconsumo ed è condivisa tra i membri della comunità. Gli obiettivi sono molteplici. Da un lato c’è la volontà comune di ridurre la dipendenza dalla rete elettrica pubblica, di ridurre gli sprechi legati al trasporto di energia e di incrementare la propria resilienza energetica. Se lo strumento si diffonde su larga scala, si contribuisce ovviamente ad abbattere le emissioni climalteranti, risparmiando cifre anche consistenti sulla bolletta.

 

Si verifica poi un cambio di status: l’utente/consumatore diventa produttore e manager. Un fatto importante che testimonia il fatto che, se utilizziamo gli strumenti giusti, siamo in grado di cambiare le cose. Inoltre l’energia elettrica pulita, prodotta in eccesso, se non viene utilizzata può essere accumulata per poi essere ceduta ad altri consumatori (privati cittadini o enti pubblici).

 

 

Dal condominio all’intero borgo

Le comunità energetiche rinnovabili possono avere un’utenza variabile. Si può costituire una comunità legata ai consumi di un singolo condominio così come di un intero borgo. L’impianto non deve necessariamente essere di proprietà della comunità. Può essere messo a disposizione da uno o più dei membri aderenti o addirittura da un soggetto terzo. Ogni partecipante deve tuttavia provvedere ad installare uno smart meter, cioè un contatore intelligente in grado di misurare ed offrire in tempo reale le informazioni relative a produzione, autoconsumo, cessione e prelievo dalla rete dell’energia. Una volta avviato l’impianto per la produzione di energia, la comunità può presentare apposita richiesta al Gestore dei Servizi Energetici (GSE) per ottenere gli incentivi previsti dalla legge per l’energia condivisa. Questo tipo di incentivi non viene riconosciuto a tutta l’energia prodotta, ma solo a quella condivisa all’interno della comunità stessa.

 

 

I passaggi burocratici

Come già detto, la costituzione di una comunità energetica rinnovabile offre numerosi vantaggi. Oltre a quelli già elencati – meno emissioni inquinanti, risparmio immediato sul costo dell’energia, diffusione di un modello virtuoso per la comunità – con il passare del tempo c’è la possibilità di rendersi più indipendenti dalle fluttuazioni del mercato dell’energia, destinato a diventare sempre più instabile con il processo di transizione energetica e la minore disponibilità di combustibili fossili. Ci sono però alcuni passaggi burocratici da valutare con attenzione, prima di procedere alla costituzione di una comunità. Ad esempio, è necessario delegare una o più persone che si occuperanno di tutta la trafila amministrativa.

 

Queste persone saranno dunque considerate i responsabili legali della comunità. È bene esserne consapevoli fin da subito. La domanda da presentare al GSE dovrà poi essere corredata da una serie di documenti, le cui caratteristiche variano in base all’ampiezza dell’utenza. Per quanto riguarda una comunità più ampia (un intero paese), ad esempio, bisognerà dichiarare che tutti gli appartenenti alla comunità possiedono i requisiti per esserne membri. 

 

 

Come ripartire i ricavi 

Ogni comunità energetica rinnovabile potrà stabilire liberamente come ripartire tra i membri i ricavi derivanti dall’energia prodotta, ad esempio con un contratto di diritto privato. Si può stabilire di suddividere i guadagni derivanti dalla vendita dell’energia in eccesso in modo uguale tra tutti i membri, ma allo stesso tempo di privilegiare, nella suddivisione degli incentivi, coloro che si sono adoperati affinché i propri consumi fossero contemporanei alla produzione di energia. Sotto l’aspetto pratico, ciascun membro della comunità continua a pagare per intero la bolletta al proprio fornitore di energia elettrica, ma riceve periodicamente, dalla comunità stessa, l’importo dovuto per la condivisione dei benefici garantiti alla comunità. Questo compenso, non essendo soggetto a tassazione, equivale di fatto ad una riduzione in bolletta.