Questo Sito utilizza cookie di profilazione, propri e di altri siti, per migliorare l’esperienza di navigazione e proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o alcuni cookie clicca qui. Se accedi ad un qualunque elemento sottostante o chiudi questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.

  • News
    • Tutto
    • Italia
    • Esteri
    • Gossip e Celebrità
    • Tecnologia
  • Intrattenimento
    • Tutto
    • Cinema
    • Musica
    • TV
    • Videogames
  • Donna
    • Tutto
    • Moda
    • Mamme e Bambini
    • Salute
  • Sport
    • Tutto
    • Calcio
    • Classifica Serie A TIM
    • Classifica Marcatori Serie A TIM
    • Risultati Serie A TIM
    • Altri Sport
  • Lifestyle
    • Tutto
    • Oroscopo
    • Costume e Società
    • Arredamento
    • Ricette
    • Green
  • Tempo Libero
    • Tutto
    • Viaggi
    • Libri
    • Hobby
    • Come fare
    • Motori
  • Video
    • Tutto
    • Per Conoscere
    • Divertenti
    • Sport
    • Top Video
    • Ricette
    • Risorgimento Digitale
  • Servizi
    • Tutto
    • Oroscopo
    • Meteo
    • Mobile Ticketing
  • Personalizza il tuo TIMgate>> Personalizza il tuo TIMgate >>
menu
Oggi 16 giugno 2021 - Aggiornato alle 14:30
Live
  • 14:19 | 3 curiosità che non sapevi su Courtney Cox
  • 14:15 | Luca Marinelli e Alessandro Borghi tornano a recitare insieme
  • 14:14 | Emma Stone, tutti i film dell'attrice
  • 14:08 | Corbezzolo: proprietà e utilizzo del frutto
  • 14:03 | Cosa sappiamo dell'incontro tra Putin e Biden a Ginevra
  • 14:00 | La storia di Zaky, studente a Bologna, incarcerato in Egitto
  • 13:59 | Nomi maschili: eccone alcuni tra i più bizzarri
  • 13:51 | Festa a tema Hollywood: cosa non deve mancare
  • 13:32 | Le donne che hanno vinto il Nobel
  • 12:58 | Marco Mengoni, nuovo singolo e due concerti negli stadi
  • 12:40 | I Negrita tornano con "La Teatrale Summer Tour": tutte le date live
  • 12:19 | Piano City Milano, il programma e gli artisti della decima edizione
  • 11:42 | The Beach Boys, in arrivo un cofanetto con 5 cd e 108 inediti
  • 11:30 | Brandy: cos'è e come prepararlo
  • 10:11 | De Paul vicinissimo all’Atletico Madrid
  • 10:02 | La chiusura dei procedimenti giudiziari contro i marò, in India
  • 09:50 | Oggi, 16 giugno, iniziano gli esami di maturità
  • 08:42 | Festa compleanno: idee e ricette per menù a base di pesce
  • 08:18 | Google, nel 2022 su Android disponibile il sistema “allerta terremoti”
  • 07:13 | YouTube: stop alle pubblicità su politica e gioco d’azzardo
Deforestazione Amazzonia quali sono le cause e le conseguenze Deforestazione Amazzonia - Credit: iStock
GREEN 10 maggio 2021

Deforestazione Amazzonia quali sono le cause e le conseguenze

di Maura Corrado

Il disboscamento in Amazzonia e gli effetti su clima e biodiversità: le ultime iniziative per arrestare il fenomeno

L'Amazzonia è la più grande foresta del mondo – il polmone verde del pianeta – e anche il più grande bacino fluviale.

La foresta amazzonica si estende su una superficie di sei milioni di chilometri quadrati, distribuiti in nove Paesi: Brasile, Perù, Colombia, Ecuador, Venezuela, Bolivia, Guyana, Suriname e Guyana francese.

 

La fetta più estesa della foresta (circa il 60%) si trova in Brasile. Ed è qui, in Amazzonia, che si trova la più grande concentrazione di biodiversità che in qualunque altra regione geografica. Un autentico gioiello della natura, unico al mondo. In Amazzonia vive il 10% di tutte le specie animali conosciute, tra cui il delfino di fiume del Rio delle Amazzoni, il boa constrictor e il giaguaro.

Deforestazione: un fenomeno inarrestabile?

Oggi l'Amazzonia deve affrontare un elevato numero di minacce, dovute soprattutto ad un processo di sviluppo economico che di sostenibile ha ben poco. La deforestazione rappresenta la minaccia principale e al momento sembra inarrestabile. Tra il 2000 e il 2018, infatti, la deforestazione dell’Amazzonia ha cancellato l’8% della foresta pluviale. Un’area grande quanto la Spagna è sparita sotto i colpi dei taglialegna, legali e illegali, anche grazie alla compiacenza dei governi.

 

Come quello brasiliano, che ha aperto l’Amazzonia allo sfruttamento delle risorse naturali e minerarie. Nemmeno la pandemia da Covid-19 è riuscita a fermare il disboscamento selvaggio. Nonostante il rallentamento del ​​commercio globale e il conseguente crollo dei prezzi di molte materie prime, la deforestazione in Brasile ha registrato il livello più alto mai raggiunto dal 2008. Almeno 11.088 chilometri quadrati di alberi sono stati rasi al suolo tra agosto 2019 e luglio 2020.

Le cause della deforestazione

Le cause di questo fenomeno sono diverse. Tra le prime, vi è la grande richiesta di carne che proviene anche dai Paesi industrializzati. Buona parte delle superfici disboscate viene infatti trasformata in pascoli per le mandrie di bovini. Non solo: di frequente gli incendi appiccati per contrastare la ricrescita degli alberi si propagano, in maniera incontrollata, alle zone ancora ricoperte dalla foresta. Le aree disboscate sono inoltre utilizzate anche per la coltivazione della soia che, a sua volta, trova impiego come mangime per gli animali.

 

Per quanto riguarda la soia, va detto che le iniziative internazionali, adottate negli anni scorsi per fermare il disboscamento selvaggio, hanno prodotto qualche risultato positivo. La deforestazione in Amazzonia attribuibile alla coltivazione della soia è infatti diminuita del 35% tra il 2006 e il 2016. L’elenco dei prodotti di largo consumo che mettono a repentaglio il patrimonio forestale comprende anche cocco, cacao, caffè, olio di palma, canna da zucchero e carta.

Dighe e strade

Le aree dell’Amazzonia che mostrano i maggiori tassi di deforestazione sono quelle che hanno più strade. Per il prossimo futuro sono previsti ulteriori fronti di deforestazione per far posto al potenziamento delle infrastrutture, in particolare strade e autostrade per collegare le grandi città e dighe idroelettriche. Con una progettazione non improntata a criteri di sostenibilità, i danni prevarranno sui benefici. Le centrali idroelettriche possono causare gravi problemi all'ecosistema se, ad esempio, compromettono i collegamenti tra i corsi d'acqua.

 

Sono già state realizzate più di 150 dighe e 280 sono in fase di progettazione o costruzione. Non di rado le dighe sorgono nel bel mezzo di aree protette o in territori abitati da popolazioni indigene. La domanda di materie prime provenienti dall’Amazzonia – come oro, petrolio e legno tropicale - è molto forte. Le leggi che dovrebbero proteggere le aree più ricche di risorse naturali sono però scarsamente efficaci o non vengono applicate. Le miniere, inoltre, spesso causano erosione del suolo e inquinamento idrico.

Le conseguenze della deforestazione

L’ultimo allarme, in ordine di tempo, è stato lanciato pochi giorni fa. L'Amazzonia sta infatti perdendo la sua funzione vitale. Non riesce più a compensare le emissioni dei gas che avvelenano il pianeta. La grande foresta pluviale ha rilasciato nell'atmosfera il 20% in più di anidride carbonica di quanta ne abbia assorbita negli ultimi dieci anni. Dal 2010 al 2019 l’Amazzonia brasiliana ha emesso 16,6 miliardi di tonnellate di CO2 mentre ne ha assorbite solo 13,9. Il dato è stato pubblicato da un gruppo di ricercatori sulla rivista scientifica Nature, nella sezione dedicata ai cambiamenti climatici. 

I cambiamenti climatici

La foresta, dunque, emette veleni piuttosto che assorbirli. L’Amazzonia non è più uno scrigno naturale che “intrappola” e conserva i gas ma è essa stessa una fonte di emissioni nocive perché è ormai satura. Continuando con tagli e incendi illegali, la giungla diventerà una savana e poi una terra arida, senza più un filo di verde. Le conseguenze sarebbero devastanti per tutto il pianeta. L’Amazzonia, purtroppo, oggi rientra nel triste elenco dei "punti di non ritorno" del sistema climatico, sottoposti a stress e inquinamento. Di questo elenco fanno parte anche le lastre di ghiaccio in cima alla Groenlandia e nell'Antartico meridionale, le piogge monsoniche in Asia meridionale, il permafrost siberiano carico di CO2 e metano, gli ecosistemi della barriera corallina, le correnti a getto.

Le più recenti iniziative internazionali

Alle attività di sensibilizzazione svolte - da decenni - dalle associazioni ambientaliste, come Greenpeace e il WWF, si sono aggiunte, negli ultimi tempi, nuove forme di mobilitazione internazionale in favore dell’Amazzonia. L’ultima, in ordine cronologico, è la lettera aperta sottoscritta da 36 rappresentanti di grandi catene di supermercati e dell’industria alimentare europea e britannica (tra cui Tesco, Lidl, Aldi, Marks & Spencer, Sainsbury’s, Coop e Waitrose).

 

Gli esponenti della grande distribuzione organizzata si dichiarano non più disposti a sostenere, quindi a servirsi della catena di fornitura di prodotti agricoli brasiliani. Il boicottaggio prenderà il via se il governo brasiliano approverà la nuova riforma fondiaria e agraria, considerata una minaccia esistenziale sia per la foresta amazzonica che per le popolazioni indigene locali.

I più visti

Leggi tutto su Lifestyle