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Diesel pulito: esiste davvero?

Una stazione di benzina- Credit: Pexels

MOBILITÀ05 luglio 2022

Diesel pulito: esiste davvero?

di Maura Corrado

Da My Renewable Diesel ai carburanti paraffinici, si moltiplicano gli sforzi per ottenere carburanti più ecologici.

Si parla spesso di diesel pulito o ecologico come alternativa a quello tradizionale. Gli “effetti collaterali” del diesel tradizionale hanno un nome e una sigla: ossidi di azoto e loro miscele (NOx). Inquinano l’aria - e anche parecchio – e sono nocivi anche per la salute umana. Senza dimenticare le emissioni di CO2, il principale gas a effetto serra. Parlando di diesel pulito, il rischio di far confusione è alto, tra prodotti già esistenti e sperimentazioni in corso. Ecco cosa c’è da sapere.

 

 

La sperimentazione del diesel ecologico

Nelle scorse settimane è terminata la sperimentazione dell’etere dimetilico o DME, ovvero ciò che oggi può essere definito come carburante alternativo da utilizzare in sostituzione del diesel tradizionale, per alimentare un mezzo pesante. Nella sperimentazione in questione è stato utilizzato un Iveco Eurocargo. L’iniziativa è stata promossa da Ecomotive Solutions, azienda di Serralunga di Crea (provincia di Alessandria) specializzata nel settore della produzione e diffusione di componenti e sistemi per la mobilità sostenibile. L’azienda ha realizzato la sperimentazione in collaborazione con l’Università Technion di Haifa (in Israele).

 

 

Le caratteristiche del DME

Il DME, conosciuto anche con il nome di dimetil etere, può essere ottenuto attraverso processi di disidratazione del metanolo o con la produzione diretta dal syngas, entrambi realizzati a partire dalle biomasse: è proprio questo fattore che fa del DME un combustibile rinnovabile. Il dimetil etere può essere liquefatto con basse pressioni (come avviene con il GPL), caratteristica che lo rende facilmente trasportabile. La sua caratteristica più interessante, però, consiste nell’alto numero di cetano (indicatore del comportamento dei combustibili in fase di accensione) che lo rende un valido sostituto del gasolio nei motori alimentati a diesel.

 

Questi possono essere adattati all’uso del DME con modifiche non troppo invasive. I motori diesel che utilizzano questo nuovo carburante ecologico mostrano performance ambientali migliori: si riducono, infatti, le emissioni nocive di CO2, di NOx e di particolato. Più in particolare, il DME è stato presentato come uno dei carburanti alternativi più sostenibili per il trasporto heavy-duty su strada. 

 

 

Il Blu Diesel di Eni

Il Blu Diesel + Eni è un particolare tipo di gasolio che fa parte della linea di carburanti ‘Blu’ commercializzati da Eni. La caratteristica principale di questo carburante – indicato per ogni tipo di motore - è l’alto numero di cetano (il parametro che indica la prontezza di accensione del combustibile). Questo prodotto viene presentato come in grado di migliorare diverse prestazioni tecniche dei veicoli: ad esempio facilita le partenze a freddo, oltre a ridurre la rumorosità e le vibrazioni del motore, rendendo così la guida più fluida. L’elemento distintivo del Blu diesel di Eni è la presenza dell’additivo detergente blu clean.

 

Il Blu Diesel ha anche un minore impatto ambientale rispetto al normale gasolio, in quanto genera una minore quantità di emissioni inquinanti. Infine, tra i vantaggi legati all’uso di questo speciale carburante, va menzionata anche la riduzione dei consumi. In base a quanto riportato sulla brochure del prodotto, il Blu Diesel offre anche un aumento della percorrenza fino ad 800 chilometri (ogni 20mila percorsi) rispetto ai gasoli tradizionali. Infine, il Blu Diesel + Eni è conforme alla norma europea UNI EN 590 (“Combustibili per autotrazione – Gasolio per motori diesel – Requisiti e metodi di prova) entrata in vigore il 20 luglio 2017.

 

 

MY Renewable Diesel

Si avvicina molto alla definizione di diesel pulito un nuovo biocarburante prodotto in Finlandia da fonti rinnovabili al 100%. Questo nuovo biocarburante si chiama MY Renewable Diesel e viene prodotto dalla Neste. Si caratterizza per le sue emissioni di CO2 quasi irrisorie (-90% rispetto al gasolio tradizionale) che, secondo quanto dichiarato dall’azienda produttrice, potrebbero rendere questa “tecnologia” competitiva anche rispetto all’elettrico, se si guarda all’intera filiera di produzione.

 

I vantaggi non finirebbero qui, poiché il MY Renewable Diesel sarebbe anche privo di impurità: i motori richiederebbero così meno manutenzione rispetto sia al diesel tradizionale che al biodiesel. Questo biocarburante può essere miscelato, in qualsiasi rapporto, con diesel fossile o utilizzato puro (concentrazione del 100%). È del tutto compatibile con ogni motore diesel e l'infrastruttura di distribuzione del carburante - dalla raffineria alle stazioni di servizio - è un'innovazione sviluppata e brevettata da Neste. 

 

 

Il Gruppo Volkswagen

Il Gruppo Volkswagen, con Audi e la stessa Volkswagen, è impegnato – come tante altre case automobilistiche – nella transizione ecologica sotto vari aspetti. Per quanto riguarda il diesel pulito, ha sviluppato carburanti alternativi compatibili con i motori diesel di nuova generazione TDI. I motori diesel Euro 6 di nuova generazione hanno già raggiunto un basso livello di emissioni, che può essere ridotto ulteriormente grazie all’uso di carburanti sintetici. Volkswagen, ad esempio, ha ufficialmente approvato l’utilizzo di carburanti paraffinici per i propri modelli equipaggiati con motori Diesel TDI di ultima generazione.

 

Questi combustibili di nuova concezione, con componenti biologici, consentono un ingente risparmio di CO2, nell’ordine del 70-95%, rispetto al gasolio convenzionale. Oltre che sulle auto Volkswagen, il diesel rinnovabile può essere utilizzato sui modelli Audi. Infatti, tutti i motori V6 diesel Audi con potenze fino a 286 CV, appartenenti alle gamme A4, A5, A6, A7, A8, Q7 e Q8, prodotti da metà febbraio 2022, possono essere riforniti con carburante HVO.

 

 

Cosa sono i carburanti paraffinici?

I carburanti paraffinici (sintetici), a cui abbiamo appena fatto riferimento, vengono ottenuti da residui biologici o scarti, come ad esempio l’HVO (hydrotrated vegetable oil). Questi oli vegetali sono convertiti in idrocarburi attraverso una reazione con l’idrogeno e possono essere aggiunti al gasolio in percentuale variabile o anche sostituirlo del tutto. L’olio vegetale idro-trattato consente una riduzione delle emissioni di CO2 tra il 70% e il 95%, rispetto al diesel tradizionale fossile.

 

Le sostanze di scarto, come l’olio di cottura utilizzato dall’industria alimentare o i residui agricoli, sono parte integrante della produzione di HVO. Incorporando l‘idrogeno (idrogenazione), gli oli vengono convertiti in idrocarburi alifatici, adatti all’utilizzo nei motori diesel. Possono essere aggiunti al diesel convenzionale, sostituendo i componenti fossili, o utilizzati puri al 100%.