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Effetto serra e produzione alimentare: che cosa ci riserva il futuro Trattore all'interno di un campo coltivato - Credit: iStock
GREEN 3 agosto 2021

Effetto serra e produzione alimentare: che cosa ci riserva il futuro

di Maura Corrado

I risultati di due recenti studi aiutano a capire i rischi legati all’aumento della temperatura media globale

Da anni è noto il legame tra l'aumento della temperatura globale media - cioè il riscaldamento globale causato dall’azione dei gas serra - e le numerose problematiche legate alla produzione alimentare.

Alcuni studi recenti aiutano a definire i legami causa-effetto e a ipotizzare i possibili scenari futuri. 

Nature Food

In base ad uno studio pionieristico pubblicato pochi mesi fa sulla rivista scientifica Nature Food, i sistemi alimentari di tutto il mondo sono responsabili di oltre un terzo delle emissioni mondiali di gas a effetto serra. Lo studio, frutto della collaborazione tra Francesco Tubiello, statistico ed esperto di cambiamenti climatici presso la FAO, e i ricercatori del Centro comune di ricerca della Commissione Europea (JRC), contiene un vero e proprio patrimonio di dati e introduce un nuovo database, denominato EDGAR-FOOD.

 

Nel mondo, circa due terzi delle emissioni riconducibili ai sistemi alimentari provengono dal settore delle attività di uso del suolo, che comprendono agricoltura, sfruttamento del suolo e modifiche della destinazione dei terreni. La cifra è più alta per i Paesi in via di sviluppo, ma lo studio rileva al tempo stesso una significativa flessione, che va di pari passo con il calo della deforestazione e con l'aumento delle attività a valle come la lavorazione e la refrigerazione degli alimenti.

Lo scenario attuale

I sistemi alimentari dei Paesi industrializzati contribuiscono alle emissioni di gas serra per il 24%, mentre nei Paesi in via di sviluppo la percentuale è precipitata dal 68% del 1990 al 39% del 2015: riduzione in parte compensata da un marcato aumento delle emissioni non legate al settore alimentare. I principali emettitori di gas serra sono, nell'ordine: Cina, Indonesia, Stati Uniti d'America, Brasile, Unione Europea e India. Le fasi della produzione che accompagnano i prodotti alimentari dal campo fino ai cancelli dell'azienda agricola, incluso, in questo percorso, l'uso di fertilizzanti, sono quelle che attualmente più concorrono alle emissioni complessive dei sistemi alimentari (39% del totale). L'utilizzo del suolo e i fattori ad esso correlati contribuiscono per il 38%, mentre la distribuzione è responsabile del 29% delle emissioni, un dato destinato a crescere ulteriormente in futuro.

Un ambito a forte attività energetica

La ricerca evidenzia che il sistema alimentare globale sta diventando un ambito a forte attività energetica, in seguito allo sviluppo dei settori della vendita al dettaglio, degli imballaggi, dei trasporti e della lavorazione. Più in particolare, nei Paesi industrializzati si è registrato un aumento delle emissioni di gas fluorurati a effetto serra, impiegati nel settore della refrigerazione e in altre applicazioni industriali: questi gas hanno un impatto enorme sul riscaldamento globale. La refrigerazione è responsabile di quasi la metà dei consumi di energia elettrica da parte del settore della vendita al dettaglio e della rete dei supermercati, le cui emissioni sono più che quadruplicate, in Europa, a partire dal 1990. In tutto il mondo, le attività legate alla "catena del freddo" concorrono per il 5% alle emissioni globali riconducibili al settore alimentare, una cifra che andrà crescendo nel tempo.

Imballaggi e trasporto

Gli imballaggi contribuiscono per il 5,4% alle emissioni globali generate dai sistemi alimentari, più di qualsiasi altro fattore della filiera alimentare, incluso il trasporto. L'intensità delle emissioni, tuttavia, varia notevolmente da prodotto a prodotto. Il vino e la birra risultano responsabili di una porzione significativa dell'impatto prodotto dagli imballaggi, mentre banane e zucchero di barbabietola fanno registrare emissioni più alte nella fase del trasporto. C’è anche un dato positivo. Le emissioni annue pro capite, correlate al sistema alimentare globale, sono diminuite di circa un terzo, fino a raggiungere il volume di 2 tonnellate di CO2 equivalente.

 

Questo dato non è da intendersi come un sinonimo di "impronta ambientale dei consumatori", poiché quest'ultima informazione dipende dalle specifiche abitudini alimentari dei singoli cittadini. Tuttavia, il dato può essere utilizzato come valore di riferimento rispetto al quale misurare le future azioni di mitigazione condotte a livello nazionale per ridurre le emissioni di gas serra generate dal settore alimentare.

One Earth

Un altro studio, pubblicato questa volta sulla rivista One Earth da un gruppo di scienziati delle università di Aalto (Finlandia) e Zurigo (Svizzera), analizza a fondo il problema e tratteggia due scenari futuri. L'aumento rapido e fuori controllo delle emissioni di gas serra potrebbe, entro il 2100, condurre oltre un terzo delle produzioni agricole globali al di fuori del cosiddetto “spazio climatico sicuro”, trasformando quelle aree in ambienti dove non è più possibile produrre cibo. Il 95% della produzione agricola mondiale avviene infatti nello spazio climatico sicuro, cioè in regioni con caratteristiche ambientali definite dalla combinazione di tre fattori fondamentali: pioggia, temperatura e aridità. 

Due scenari possibili

I ricercatori hanno ipotizzato due scenari che si potrebbero realisticamente avverare nel prossimo futuro. Il primo è basato sulla drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica, con il contenimento dell'aumento della temperatura entro i 2 gradi. Il secondo è invece basato sull'aumento continuo delle emissioni. Se le misure attualmente previste - per contenere il riscaldamento globale entro i +1,5/+2 °C - dovessero avere successo, sarebbe possibile limitare i danni. Così, infatti, solo una parte della produzione alimentare si troverebbe in condizioni climatiche non adatte. Nello scenario peggiore, invece, la ricerca mostra che i cambiamenti climatici e le loro conseguenze colpiranno in modo molto diverso le varie regioni del mondo.

 

Su 177 Paesi presi in considerazione, solo 52 rimarrebbero in uno spazio climatico sicuro: tra questi molti Paesi europei, soprattutto del Nord, mentre l'Europa meridionale avrebbe dei problemi, anche se non gravi. Per l'Italia la situazione peggiore si avrebbe nel Sud della penisola. Nell'Africa sub-sahariana si potrebbero riscontrare situazioni ben più gravi in Ghana, Benin e Guinea-Bissau. Nel Sud America le ripercussioni più drammatiche si avrebbero in Suriname, Guyana, Brasile. In Asia soprattutto in India e in Indocina.

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