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Gas radon in casa, quali sono i valori pericolosi?

Immagine simbolo del pericolo del radon- Credit: iStock

INQUINAMENTO09 maggio 2022

Gas radon in casa, quali sono i valori pericolosi?

di Maura Corrado

Ecco i range di riferimento e le azioni di rimedio.

Tra gli elementi chimici presenti nelle nostre abitazioni e potenzialmente pericolosi per la salute c’è il radon. Il radon è un elemento chimico naturale: fa parte della famiglia dei gas nobili, deriva dal decadimento nucleare del radio, derivato a sua volta da quello dell’uranio.

Una delle caratteristiche principali del radon è la radioattività. Infatti, come molti altri gas, è in grado di spostarsi agevolmente fra gli interstizi del terreno, risalire in superficie ed entrare all’interno delle abitazioni, dove può raggiungere concentrazioni elevate e diventare così pericoloso.

 

 

Un pericolo invisibile

Il radon è incolore ed insapore. È generato principalmente da alcune rocce della crosta terreste come tufi, lave e graniti. È otto volte più pesante dell’aria. Questo gas radioattivo di per sé non è propriamente nocivo. La sua pericolosità è legata agli elementi “figli”, cioè ad elementi che derivano dal suo decadimento ed emettono particelle alfa.

Questi prodotti del decadimento nucleare, essendo elettricamente carichi, si attaccano al pulviscolo presente nell’aria, che viene inalato mediante la respirazione e depositato nei tessuti polmonari, in particolare nell’albero bronchiale.

A causa del radon in Italia muoiono all’incirca 3.500 persone all’anno, con una forbice che può arrivare fino alle 6.000 unità: una strage silenziosa.

 

 

A cosa prestare attenzione

La radioattività del radon si misura in Becquerel (Bq). Un Becquerel corrisponde alla trasformazione di un nucleo atomico al secondo e la sua concentrazione nell’aria si esprime in Bq/metro cubo, indicando così il numero di trasformazioni al secondo che avvengono in un metro cubo d’aria. Sulla sua pericolosità, gli esperti concordano: il rischio maggiore è legato all’inalazione.

Se respirato in quantità eccessive o per periodi prolungati, può causare gravi danni alla salute: infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), attraverso l’International Agency for Research on Cancer (IARC), già dal 1998 ha classificato questo elemento come appartenente al gruppo 1 delle sostanze cancerogene per l’essere umano.

 

 

Le vie di ingresso del radon nelle abitazioni

Le concentrazioni di radon negli edifici possono essere anche molto diverse: ciò dipende da una serie di parametri. Il primo, ad esempio, è il livello di fratturazione delle rocce: all’interno di rocce compatte il radon rimane imprigionato, mentre in quelle fratturate può muoversi liberamente.

Può inoltre essere veicolato da acque contaminate, direttamente o attraverso i suoi predecessori (uranio e radio), che decadendo lo liberano nel terreno. Il secondo parametro è la permeabilità del suolo: più è permeabile, più è facile che il radon riesca ad arrivare in superficie, attraverso correnti d’aria o fuoriuscita di acqua.

Al contrario un terreno compatto, ad alta presenza di limo e argilla, può costituire una forte barriera alla sua diffusione. Altri parametri da prendere in considerazione sono le variazioni di temperatura e di pressione dell’aria tra l’interno e l’esterno degli edifici, che provocano oscillazioni stagionali e giornaliere delle concentrazioni di radon.

Di solito queste concentrazioni sono più elevate in inverno e durante la notte. Le infiltrazioni nelle abitazioni possono avvenire in diversi punti, come: crepe e giunti in pavimenti e pareti, fori di passaggio dei cavi, tubazioni e fognature; pozzetti ed aperture di controllo; prese di luce ed altre aperture nelle pareti delle cantine, ascensori, camini, montacarichi; componenti costruttivi permeabili come solai in legno, laterizi forati, muri in pietra e simili.

 

 

Le soglie di pericolosità

Il valore medio nazionale di concentrazione di radon nelle abitazioni è pari a circa 70 Bq (Becquerel) per metro cubo. Le differenze, per area geografica, sono anche molto ampie. Lombardia e Lazio, ad esempio, sono tra le regioni italiane con i valori più alti.

È comunque possibile consultare online la mappatura dell’inquinamento da radon delle varie regioni italiane. Come già detto, è considerato un inquinante tipicamente indoor. È presente soprattutto nei locali a diretto contatto col suolo, come cantine, taverne, garage e terme.

Più in generale, il radon si trova in tutti quei luoghi al di sotto del livello stradale, in quanto, come già spiegato, il terreno è la fonte principale da cui proviene, anche se poi tende comunque a irradiarsi verso gli ambienti vicini. Basti pensare che nell’aria esterna la concentrazione di radon si aggira in media tra i 10 e i 20 Bq/m3, mentre in luoghi chiusi o nei locali sotterranei può raggiungere anche valori pari a centinaia o migliaia di Bq/m3.

 

 

La normativa di riferimento

Un riferimento importante, per capire se è il caso di procedere a una bonifica, è costituito dalla raccomandazione della Comunità Europea 90/143/Euratom, che indica il valore di concentrazione media annua in aria oltre cui intraprendere azioni di risanamento per le abitazioni esistenti.

Questo valore è pari a 400 Bq/m3, mentre l’obiettivo a cui tendere per le nuove costruzioni è di 200 Bq/m3. Inoltre il testo della direttiva 2013/59/EURATOM, in corso di adozione, prevede livelli di riferimento per gli edifici con accesso al pubblico uguali a quelli delle abitazioni, ovvero: 200 Bq/m3 per i nuovi edifici, a partire dal 2025; 300 Bq m3 per gli edifici esistenti.

In Italia, dall’anno 2000, sono previste norme specifiche per la tutela dei lavoratori e della popolazione esposta al radon negli ambienti di lavoro.

 

 

Le azioni di bonifica

Una volta accertata la presenza di radon, con il supporto di un tecnico qualificato, è possibile intervenire in vari modi per ridurne la pericolosità.

Tra le azioni di rimedio che è possibile porre in essere ci sono: depressurizzazione del terreno e aerazione degli ambienti; impermeabilizzazione del pavimento; aspirazione dell’aria interna, soprattutto in cantina e in garage; pressurizzazione dell’edificio; sigillatura di crepe e fessure; isolamento di porte comunicanti con le cantine.

I costi di bonifica, in base al livello di concentrazione del gas e alla struttura dell’edificio, possono oscillare tra i 500 e i 3.000 euro. Il metodo più efficace ed immediato per ridurre la concentrazione di radon nell’aria – metodo comunque provvisorio e d’inverno anche dispendioso – è arieggiare correttamente l’abitazione. Ad esempio, le finestre devono essere aperte almeno tre volte al giorno per dieci minuti, iniziando dai locali posti ai livelli più bassi.