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Gas serra: differenza tra emissioni dirette vs indirette

Immagine simbolica dei gas serra- Credit: iStock

GREEN15 agosto 2022

Gas serra: differenza tra emissioni dirette vs indirette

di Maura Corrado

Il modello più seguito dalle aziende è il GHG Protocol.

I cambiamenti climatici sono il prodotto del surriscaldamento globale. Questo fenomeno è causato da una eccessiva immissione in atmosfera dei cosiddetti gas ad effetto serra.

 

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Quali sono i gas serra 

L’elenco dei gas serra è molto ampio. Il Protocollo di Kyoto – uno dei principali accordi internazionali sottoscritti per contrastare il fenomeno dei cambiamenti climatici - prende in considerazione un gruppo composto da sei gas serra. Quelli più conosciuti sono l’anidride carbonica (CO2) e il metano (CH4). Rientrano nell’elenco anche il protossido di azoto (N2O), i clorofuorocarburi (CFC), i perfluorocarburi (PFC) e l’esafloruro di zolfo (SF6). Se le emissioni di queste sostanze risultano eccessive è perché molti processi industriali e molte pratiche agricole non sono più sostenibili: in estrema sintesi, per poter produrre una certa quantità di cibo o un determinato elettrodomestico si consuma ancora troppa energia elettrica proveniente dall’utilizzo dei combustibili fossili o si provvede a disboscare preziose aree verdi il cui compito è proprio quello di catturare la CO2. 

 

 

Gli strumenti per calcolare le emissioni di gas serra

Per calcolare le emissioni di gas serra delle aziende, da anni si ricorre al Greenhouse Gas Protocol (GHG Protocol), strumento messo a punto nel 1997 da due realtà no-profit legate al mondo della sostenibilità ambientale: il World Resources Institute (WRI) e il World Business Council for Sustainable Development (WBCSD). Le aziende e le organizzazioni di tutto il mondo possono utilizzare il GHG Protocol come piattaforma di contabilità e reporting di tutte le proprie emissioni di gas serra. Inoltre, lo standard GHG è oggi disponibile anche per quelle amministrazioni locali che vogliono rendicontare le loro emissioni. Gli obiettivi sono molteplici: dalla gestione dei rischi (con la conseguente identificazione delle opportunità di riduzione delle emissioni climalteranti) fino alla partecipazione alle aste di gas serra.

 

 

La struttura del GHG Protocol

La guida al GHG Protocol è consultabile e scaricabile online. Lo standard adoperato raggruppa in tre “Scopes” (ambiti) le emissioni dirette ed indirette. Nello Scope 1, ad esempio, rientrano le emissioni dirette generate dall’azienda, la cui fonte è di proprietà o controllata dall’azienda stessa. Nello Scope 2, invece, sono incluse le emissioni indirette generate dall’energia acquistata e consumata dall’impresa. Lo Scope 3, infine, comprende tutte le altre emissioni indirette che vengono generate dalla catena aziendale del valore.

 

 

Esempi di emissioni dirette 

Ecco alcuni esempi di emissioni dirette di gas serra incluse nello Scope 1 del GHG Protocol: combustione locale di gas naturale (nel gas naturale è presente il metano) in edifici di proprietà dell’azienda; altro utilizzo diretto di combustibile da generatori e gasolio da riscaldamento; perdita di sostanze refrigeranti da edifici di proprietà; viaggi aziendali effettuati con aereo privato; utilizzo di carburante tradizionale per le navette aziendali. 

 

 

Esempi di emissioni indirette

Nello Scope 2 rientrano quelle emissioni indirette provenienti dalla generazione di energia elettrica acquistata o acquisita, vapore, calore o raffreddamento, che l'azienda consuma. Ecco qualche esempio: utilizzo di energia elettrica (da fonti non rinnovabili) in uffici e data center; utilizzo di gas naturale in strutture in locazione; utilizzo di combustibile dei generatori in strutture in locazione; utilizzo di vapore in strutture in locazione; perdite di gas refrigerante in strutture in locazione. In sintesi, quelle inserite nello Scope 2 sono emissioni indirette legate alla produzione dell’elettricità, del vapore o del calore: vengono prodotti da soggetti terzi ed in luoghi diversi da quelli di utilizzo, ma sono comunque di responsabilità dell'azienda in quanto utilizzatrice finale.

 

 

Le emissioni indirette dello Scope 3

Anche le emissioni inserite nello Scope 3 sono considerate emissioni indirette. Questa categoria di emissioni climalteranti rientra nella catena del valore dell'organizzazione e include le emissioni rilasciate sia a monte che a valle. Benché generate da asset, impianti o processi non direttamente controllati dall'azienda, sono comunque riconducibili alle attività aziendali e spesso, peraltro, costituiscono la categoria più rilevante in termini quantitativi finali. Sono disponibili quindici categorie di emissioni Scope 3. Ecco qualche esempio: beni e servizi acquistati; beni capitali; attività correlate a energia e combustibili di origine fossile; viaggi di lavoro; pendolarismo dei dipendenti (escluse le navette aziendali); uso di prodotti venduti; investimenti

 

 

Cosa comportano le emissioni dirette e indirette

Le emissioni dirette ed indirette contribuiscono, ad esempio, a determinare il profilo di rischio aziendale. Inoltre sono considerate materiale utile e rilevante dagli stakeholder, rispetto al profilo societario e alle sue attività, in senso stretto e in senso ampio. E, cosa più importante, le emissioni possono essere ridotte nel tempo attraverso azioni dirette ed indirette da parte dell’azienda stessa. Come ben sappiamo, ogni azienda oggi deve porsi degli obiettivi di decarbonizzazione. Sul web sono disponibili diversi schemi di strategie adottate da grandi e piccole aziende. Snam, ad esempio, rispetto alle emissioni Scope 3 ha stabilito di ridurre del 46% le emissioni derivanti dalle società partecipate, dalla produzione di combustibili e energia elettrica, dai viaggi di lavoro e dagli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti entro il 2030, rispetto ai valori del 2019.

 

 

Come avviene il calcolo delle emissioni

Il calcolo delle emissioni dirette e indirette viene effettuato attraverso dei fogli di calcolo elettronici disponibili sul sito del GHG Protocol. È sufficiente inserire i dati dell’azienda per ottenere i livelli delle emissioni divisi nei tre Scope. Le sorgenti di emissione, poi, si possono differenziare in base alle loro caratteristiche peculiari: da combustione stazionaria, da combustione mobile, ecc. Inoltre è necessario stabilire l’area e l’arco temporale su cui si vuole realizzare il calcolo: ad esempio, si può decidere di calcolare le emissioni rilasciate in un anno o in una settimana e di un intero stabilimento o di una sola parte di esso.

 

Il sistema più comune per il calcolo delle emissioni prevede l’utilizzo di fattori di emissione specifici per ciascun combustibile e materiale. All’interno dei fogli elettronici sono inseriti in automatico alcuni coefficienti di conversione, in particolare i coefficienti che servono per convertire ciascuno dei sei gas climalteranti in CO2 equivalente. La raccolta dei dati prevede la collaborazione di tutti i settori di un’azienda.