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I 10 cibi più inquinati

Uno scienziato analizza del cibo- Credit: iStock

GREEN20 gennaio 2022

I 10 cibi più inquinati

di Maura Corrado

Dai semi di sesamo indiani ai fichi secchi della Turchia, ecco la black list di Coldiretti.

Gli italiani sono sempre più attenti agli alimenti che portano in tavola. E l’informazione, in materia, non è mai abbastanza. Negli ultimi anni, nel nostro Paese, è scattato quasi un allarme alimentare al giorno, con ben 297 notifiche inviate all’Unione Europea. Tra queste, solo 56 (19%) hanno riguardato prodotti con origine nazionale, mentre 160 provenivano da altri Stati dell’Unione Europea (54%) e 81 da Paesi extracomunitari (27%).

 

 

La black list di Coldiretti

A fare il punto sugli alimenti più contaminati – e quindi pericolosi per la salute umana – è stata, nelle scorse settimane, Coldiretti. L’associazione, che rappresenta il mondo dell’agricoltura italiana, ha infatti presentato il dossier dal tema “La black list dei cibi più pericolosi”, in occasione del XIX Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, sulla base delle rilevazioni dell’ultimo rapporto del Sistema di Allerta Rapido Europeo (RASFF). Il RASFF registra gli allarmi per rischi alimentari generati a causa di residui chimici, micotossine, metalli pesanti, inquinanti microbiologici, diossine o additivi e coloranti, nell’Unione Europea nel 2020. In estrema sintesi, in Italia, più di otto allarmi alimentari su dieci sono scattati a causa di cibi pericolosi provenienti dall’estero (81%).

 

 

Dai semi di sesamo ai pistacchi

Quali sono, dunque, gli alimenti più inquinati? L’elenco fornito da Coldiretti è piuttosto variegato e spazia dai semi di sesamo dell’India, oggi di gran moda come ingrediente per il sushi o nelle insalatone salutiste, alla carne di pollo low cost proveniente dalla Polonia, dalla frutta e verdura turca al pepe nero brasiliano. Nella black list dei prodotti alimentari più pericolosi per la salute, rilevati nell’Unione Europea, rientrano anche le arachidi provenienti da Usa e Argentina, i pistacchi turchi e iraniani e anche le ostriche francesi.

 

 

La graduatoria completa

Per gli amanti delle classifiche, ecco la graduatoria dei dieci cibi più contaminati, dal più inquinato al meno inquinato. Oltre alla categoria dell’alimento, sono indicate anche la provenienza e le sostanze incriminate. In parentesi, invece, è indicato il numero di allarmi alimentari registrati:

  1. Semi di sesamo (296 casi) – India - Ossido di etilene;

  2. Carne di pollo (273 casi) – Polonia – Salmonella;

  3. Frutta e verdura (190) – Turchia – Pesticidi;

  4. Pepe nero (61) – Brasile – Salmonella;

  5. Fichi secchi (58) – Turchia – Aflatossine;

  6. Arachidi (49) – Usa – Aflatossine;

  7. Pistacchi (39) – Turchia – Aflatossine;

  8. Ostriche (33) – Francia – Norovirus;

  9. Pistacchi (29) – Iran – Aflatossine;

  10. Arachidi (29) – Argentina – Aflatossine.

 

 

Un problema che riguarda tutti

In generale, in cima alla classifica dei Paesi dai quali giungono i cibi più contaminati, ci sono l’India, responsabile del 12% degli allarmi alimentari scattati in Europa, la Turchia con il 10% e la Polonia (10%). Ma preoccupazioni – evidenzia la Coldiretti – arrivano anche dalla Francia (6%), dall’Olanda (6%) e dalla Cina (6%). Si tratta dunque di un’emergenza che non riguarda solo i Paesi in via di sviluppo ma che, per effetto della globalizzazione e della competizione al ribasso sui prezzi, si estende anche agli Stati più ricchi. E i dati appena riportati sono tutt’altro che trascurabili. Nel 2020, infatti, l’Italia ha importato 7 milioni di euro di semi di sesamo dall’India, per un totale di quasi 5 milioni di chili, mentre dalla Polonia sono arrivati ben 14 milioni di chili di carne di pollo, per un totale di oltre 20 milioni di euro, e l’importazione di frutta e verdura dalla Turchia ha raggiunto addirittura 416 milioni di euro, in base all’analisi della Coldiretti su dati Istat.

 

 

I rischi per la salute

Chi dovesse consumare i prodotti elencati nella black list potrebbe manifestare problemi gastro intestinali acuti a causa della salmonella o del norovirus, mentre nel caso di prodotti contaminati con aflatossine, residui di pesticidi o ossido di etilene, si andrebbe a generare un accumulo di sostanze velenose nell’organismo che, a lungo termine, con un comportamento reiterato, potrebbe far insorgere delle patologie cancerogene.

 

 

Le richieste dei consumatori

Nella maggior parte dei casi, si tratta di cibi pericolosi per la salute perché provenienti da Paesi che hanno standard di sicurezza alimentare notevolmente più bassi rispetto ai nostri. Non sorprende, dunque, che l’87% dei consumatori italiani voglia il divieto di ingresso nei mercati nazionali di quei prodotti provenienti da Paesi privi di regole sociali, di sicurezza e sanitarie analoghe a quelle italiane e dell’Unione Europea. Secondo la stragrande maggioranza dei cittadini, è inutile imporre alle imprese italiane leggi sempre più severe se poi si consente ad imprese spregiudicate o a interi settori produttivi di altri Paesi, senza normative analoghe, di invadere il mercato italiano con prezzi stracciati, magari sfruttando il ricorso a lavoro semischiavistico o minorile o, anche, a produzioni che non rispettano i criteri di sostenibilità ambientale. “È necessario garantire che le importazioni di prodotti da Paesi terzi rispettino gli stessi standard sociali, sanitari e ambientali delle produzioni italiane ed europee”, ha dichiarato il presidente di Coldiretti Ettore Prandini.

 

 

Come tutelarsi

La regola principale per difendersi dal rischio di acquistare cibi contaminati è sempre la stessa: informarsi il più possibile. Vuol dire leggere attentamente l’etichetta di un prodotto prima di acquistarlo o, meglio ancora, fare ricerche su internet e stampa specializzata ancor prima di andare al supermercato. L’etichetta è la “carta d’identità” di un prodotto. Quelle più complete offrono una migliore conoscenza del prodotto: trasparenza del marchio, processo produttivo, luogo di produzione e caratteristiche nutrizionali. Bisogna diffidare, invece, dalle etichette con scritte minuscole, poco chiare o prive delle indicazioni d’origine. Bisogna inoltre impegnarsi ad effettuare scelte più consapevoli – ad esempio scegliere il pollo biologico italiano al posto del pollo low cost importato da Paesi stranieri - anche se questo fa lievitare lo scontrino della spesa. Infine ci sono alcuni alimenti, inseriti nelle passate edizioni della classifica dei cibi più inquinati, a cui bisogna prestare ancora oggi attenzione, come i peperoncini della Repubblica Dominicana e le bacche di Goji cinesi: entrambi possono essere a rischio per le grandi quantità di pesticidi utilizzate. E ancora: i fagioli secchi brasiliani, il pesce spada e il tonno importati dalla Spagna.