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I robot che puliscono gli oceani: quando la tecnologia è al servizio dell'ambiente Robot nell'oceano - Credit: iStock
GREEN 20 luglio 2021

I robot che puliscono gli oceani: quando la tecnologia è al servizio dell'ambiente

di Maura Corrado

Giovani studenti italiani, ricercatori affermati e multinazionali: un impegno condiviso per salvare i mari

La tecnologia è sempre più amica dell’ambiente: dalle app che ci aiutano ad avere uno stile di vita più sostenibile agli impianti di ultima generazione per avere case più confortevoli e meno inquinanti.

Altrettanto importante è l’aiuto che i robot, sempre più numerosi, forniscono nel limitare i danni prodotti da catastrofi ambientali come lo sversamento di plastica o petrolio in mare. Ecco alcuni esempi. 

> > > Leggi anche: "A salvare gli oceani ci pensano i robot: automatizzare la raccolta della plastica si può" su Le Macchine Volanti!

Hydrocarbot

Hydrocarbot è il robot spazzino messo a punto da quattro ragazzi di Rapallo - Alberto Conte, Giorgio Bernardini, Tommaso Pavletic e Luca De Ponti – vincitori dell’edizione 2019 delle Olimpiadi di Robotica, nella categoria Acqua. La sagoma di Hydrocarbot è quella di un catamarano, con due scafi realizzati in pvc sui quali si regge l’intera struttura, composta di plexiglass e alluminio, al cui interno c’è la parte elettronica e il sistema di filtraggio. Un filtro attira petrolio, gasolio e altri idrocarburi senza assorbire l’acqua, attraverso delle particolari spugne che contengono particelle che le rendono oleofile, ma allo stesso tempo idrofobiche. Dunque, allontanano l’acqua e trattengono gli oli dannosi. 

Robot autonomo e sostenibile

Una batteria da 12 volt alimenta non solo i propulsori, presenti all’estremità posteriori dei due scafi, ma anche il processore e la pompa, collocata tra i processori. Questa batteria viene poi ricaricata attraverso un pannello fotovoltaico posto al di sopra della struttura. Hydrocarbot, completamente autonomo sullo specchio d’acqua, è gestito attraverso un sistema Arduino e manovrato con un semplice smartphone, attraverso il bluetooth. È fondamentale, inoltre, l’azione del processore che, tramite gps, orienta il robot e gestisce la potenza dei motori per raggiungere le aree da pulire. Per il futuro l’obiettivo è produrre tanti piccoli robot in grado di coordinarsi per svolgere il lavoro di pulizia di mari e oceani.

Silver 2

Un altro spazzino dei mari è Silver 2, il robot-granchio in grado di pulire i fondali realizzato dall’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. I ricercatori hanno pensato di ispirarsi ai granchi che vedevano fuori dal loro laboratorio, a Livorno, e hanno così iniziato a studiare i loro movimenti, ricreandoli in maniera artificiale. Al momento Silver 2 è in grado di ripulire i mari dalla microplastica, anche se è prevista l’installazione di un braccio meccanico per raccogliere anche i rifiuti più grandi, come bottiglie e sacchetti di plastica. 

Come funziona

Silver 2 pesa venti chili e ha una capacità di immersione che arriva fino a 200 metri di profondità. Il robot è dotato di sei zampe articolate e molleggiate. Può essere guidato a distanza da un operatore che riceve i dati trasmessi dal robot, incluse le immagini, grazie a due telecamere ad alta definizione installate all’altezza degli occhi. La pancia del robot-granchio, inoltre, è in grado di contenere diversi strumenti, come i carotatori, per l’attività di campionatura dei fondali marini, da analizzare in cerca delle microplastiche.

 

Le zampe gli permettono di saltellare sul fondale, senza danneggiarlo, e di aggirare gli ostacoli. Il modo in cui si muove e salta da una superficie all’altra, infatti, non è per nulla invasivo. Silver 2 è in grado di camminare e correre, sempre guidato a distanza, grazie a una boa superficiale che riceve i dati e li trasmette via wireless al computer dell’operatore. L’obiettivo del robot subacqueo è non solo di ripulire i mari, ma anche di contribuire all’esplorazione dei fondali, che oggi conosciamo soltanto per il 5%. Anche questo progetto lascia ben sperare per il futuro, quindi per risolvere il problema dell’inquinamento di mari e oceani. 

Razer x ClearBot

In occasione dell’ultima Giornata Mondiale degli Oceani (08 giugno), è nata un’importante partnership tra Razer, multinazionale leader in soluzioni tecnologiche, e ClearBot, azienda specializzata nella pulizia dei mari dai rifiuti marini. La collaborazione rientra nell’iniziativa Green Investments di Razer, che mira a sostenere le startup focalizzate su ambiente e sostenibilità. Gli ingegneri e i progettisti di Razer hanno offerto tempo e competenze tecniche per aiutare a trasformare in un prodotto commerciabile il prototipo messo a punto da ClearBot. Si tratta di un robot in grado di sfruttare l’intelligenza artificiale per identificare e recuperare diversi tipi di rifiuti plastici marini, smaltendoli responsabilmente, e di raccogliere informazioni sugli inquinanti per proteggere la vita acquatica. Sfruttando il know-how di Razer, ClearBot è riuscita a perfezionare il design del robot, rendendolo più intelligente e più efficiente.

250 kg di rifiuti in un solo ciclo

Il robot di nuova concezione, completamente automatizzato, dispone di funzionalità di machine learning e AI all’avanguardia che consentono di rilevare la plastica marina nel raggio di due metri, anche in acque agitate. Può raccogliere fino a 250 kg di rifiuti in un solo ciclo ed è alimentato dall’energia solare. ClearBot ha inoltre lanciato una call to action per raccogliere i dati sui rifiuti plastici marini. La community è incoraggiata a caricare sul sito web dell’azienda le foto dei rifiuti abbandonati in acque aperte. Il team di ricerca aggiungerà queste informazioni al proprio database per migliorare l’algoritmo AI di rilevamento dei rifiuti del robot.

Dafne Boat

Studenti in prima linea per ripulire gli oceani anche durante l’ultima edizione delle Olimpiadi di Robotica. Gli alunni della classe 5/a MM del corso di Meccatronica dell'Iis Marconi Pieralisi di Jesi hanno infatti ideato un robot acquatico capace di intercettare i rifiuti galleggianti e semi-sommersi. “Dafne Boat” dispone di un accessorio in grado di raccogliere la plastica dall'acqua ed è possibile un suo pilotaggio da remoto, anche grazie all'installazione di una microcamera collegata ad un visore, per sfruttare le tecniche di realtà aumentata. Si tratta di un progetto open source, con la possibilità di essere replicato, modificato e riprodotto. “Dafne Boat – hanno spiegato gli studenti – è un piccolo robot per una grande sfida. Dafne apparteneva alle Naiadi, un tipo di ninfa femminile associato prevalentemente alla purezza e alla limpidezza dell’acqua, elemento fondamentale per la vita sul nostro pianeta”.

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