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Inquinamento da metano in aumento, perché?

Misuratore di metano- Credit: iStock

INQUINAMENTO08 giugno 2022

Inquinamento da metano in aumento, perché?

di Maura Corrado

Attività umane e cause naturali contribuiscono al global warming

Il metano è una delle sostanze più controverse quando si parla di surriscaldamento globale e di cambiamenti climatici. Perché?

Le caratteristiche del metano

Dal punto di vista chimico, il metano è un idrocarburo. La sua molecola, infatti, è composta da un atomo di carbonio circondato da 4 atomi di idrogeno (CH4), disposti nello spazio a formare una piccola piramide di forma tetragonale. È una molecola chimicamente attiva: in questo caso, tende a reagire con l'ossigeno per trasformarsi in acqua e anidride carbonica (CO2).

 

Quando viene disperso in atmosfera, il metano cattura il calore emanato dal pianeta e contribuisce all'effetto serra. Ha un enorme potere riscaldante, ovvero quell’indicatore che viene definito “global warming potential”, un indice dell'effetto serra. Più in particolare, il metano ha un potere riscaldante di 20-25 volte superiore rispetto a quello della CO2, in un secolo.

Il report dell’UNEP

Quando si parla di riduzione delle emissioni climalteranti, si tende spesso a concentrarsi solo sull’anidride carbonica. Eppure, un report dell’UNEP (il programma ambientale delle Nazioni Unite) pubblicato lo scorso anno, evidenzia che il metano è in grado di contribuire al riscaldamento globale decine di volte di più rispetto all’anidride carbonica. A differenza della CO2, però, il metano “vive” nell’atmosfera per un tempo relativamente breve, all’incirca una decina di anni: ciò significa che un’azione di contenimento sulle emissioni di questo gas può condurre a risultati concreti nel breve termine, sul fronte della lotta al riscaldamento globale.

I dettagli

Attualmente vengono rilasciate ogni anno in atmosfera circa 380 milioni di tonnellate di metano, quantità che proviene prevalentemente dall’industria dei combustibili fossili, dalle discariche di rifiuti e dal settore agricolo. Questo gas ha raggiunto livelli record di concentrazione nell’atmosfera, quasi 1,9 parti per milione. Volendo effettuare un paragone, la CO2 è da qualche anno stabilmente sopra le 400 parti per milione, ricordando però che il metano incide molto più intensamente sull’effetto serra.

 

Come emerge dal rapporto, uno degli obiettivi da raggiungere è ridurre le emissioni antropiche di metano del 45% entro il 2030, risparmiando quindi circa 180 milioni di tonnellate di metano ogni anno. Una riduzione di tale portata risparmierebbe un aumento della temperatura globale di 0,3°C, avendo come anno di riferimento il 2045 e, in termini di costi sociali e sanitari, equivarrebbe a prevenire nel mondo 260.000 morti premature. Oltre agli interventi nei settori critici, alla riduzione delle emissioni di metano contribuiranno anche altri provvedimenti, come la transizione energetica verso fonti rinnovabili e l’efficientamento energetico.

I dati del Copernicus Climate Change Service

Al report dell’UNEP si aggiungono i dati diffusi dal Copernicus Climate Change Service (C3S, il servizio di monitoraggio ambientale satellitare dell’Unione Europea). Il 2021, purtroppo, ha segnato un nuovo record negativo per ciò che riguarda i livelli di metano nell'atmosfera terrestre: l’aumento più alto dal 1983, anno di inizio delle misurazioni, pari a 16,3 parti per miliardo (Ppb o parts per billion) in un anno, per una concentrazione media globale che ormai raggiunge all’incirca i 1.900 Ppb.

 

È dal 2007 che i livelli di metano presenti nell’atmosfera terrestre non fanno che aumentare. E nel 2021 si è verificato un salto in avanti sostanziale: un incremento più che doppio rispetto alla media del periodo 2005-2015. “Il metano è un gas serra estremamente potente ed è preoccupante veder raddoppiare il tasso di crescita della sua concentrazione atmosferica - ha dichiarato il direttore del Copernicus Atmosphere Monitoring Service, Vincent-Henri Peuch - Serviranno ulteriori ricerche per comprendere se questo fenomeno è parte di un ciclo di variabilità naturale o se è legato a trend più recenti. Dovremo approfondire anche gli effetti del cambiamento climatico causato dalle attività umane”.

Le fonti di emissione del metano

Da dove arriva tutto questo metano? Alcune fonti di emissione sono antropogeniche, cioè collegate direttamente alle attività umane: allevamenti e coltivazioni agricole (responsabili di circa il 20%-25% delle emissioni annue totali), discariche, consumo, estrazione e distribuzione del gas naturale. Altre cause dono naturali, anche se influenzate dai cambiamenti climatici.

 

Paludi, acquitrini e altre zone umide sono le principali: oggi il materiale organico in decomposizione, in questi ambienti, produce un terzo di tutto il metano presente nell’atmosfera e in futuro è destinato ad emetterne quantità sempre più elevate, proprio a causa dei cambiamenti climatici. C’è poi il permafrost, ovvero il terreno ghiacciato che caratterizza le zone più fredde del pianeta, al cui interno sono custodite enormi quantità di metano, quantità pronte ad essere immesse nell’atmosfera con l'aumento delle temperature causato dal riscaldamento globale.

I satelliti 

Scoprire da dove arriva il metano è una sfida importante, perché consentirebbe di valutare con più precisione gli interventi necessari da attuare. Proprio per individuare con precisione l’origine del metano che sta invadendo l'atmosfera, Copernicus e Esa hanno lanciato un programma spaziale comune: una rete di satelliti chiamata European CO2 Monitoring and Verification Support Capacity, che consentirà di analizzare le emissioni, sia di CO2 che di metano, con molta più precisione rispetto al passato. Già nel 2020, comunque, sono state individuate importanti fughe di gas in diverse aree del mondo, come Algeria, Iraq, Kazakhstan, Kuwait, Russia e Turkmenistan.

Gli scenari futuri

Per quanto riguarda i rifiuti, ad esempio, alcune semplici buone pratiche possono avere un forte impatto: innescando una riduzione dei rifiuti nell'arco di 20 anni, la direttiva dell'Unione Europea sulle discariche ha contribuito a dimezzare il metano dell'UE (basti pensare alla raccolta differenziata dei rifiuti alimentari). Affrontare la questione delle emissioni di metano prodotte dall'agricoltura è invece più difficile. La carne, ad esempio, è ancora una componente importante della nostra alimentazione.

 

Il bestiame rimane una notevole fonte di emissioni. Anche se le mucche e gli altri animali da allevamento sono di piccole dimensioni ed emettono solo piccole quantità di metano, l'effetto combinato del settore agricolo è considerevole. Qualsiasi cambiamento in questo settore avrà un notevole impatto sulle zone rurali in termini economici, sociali e culturali. Uno degli obiettivi è incentivare l'agricoltura tradizionale e a basso impatto, premiando le aziende che dimostrano una buona gestione del paesaggio e del bestiame.