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Inquinanti emergenti, definizione e quali sono

Uno scienziato controlla le acque di un fiume- Credit: iStock

GREEN26 gennaio 2022

Inquinanti emergenti, definizione e quali sono

di Maura Corrado

Si allunga l’elenco delle sostanze disciolte in acqua, pericolose per l’uomo e per l’ambiente.

C’è una crescente preoccupazione, nel mondo scientifico, verso i cosiddetti inquinanti emergenti, dispersi nelle acque superficiali e sotterranee, e del loro possibile impatto sulla salute umana e sugli ecosistemi.

 

 

Acqua potabile o contaminata

L’acqua, per essere definita potabile, deve rispettare le caratteristiche chimiche e fisiche previste dalla legge, in particolare dai decreti legislativi 31/2001 e 27/2002, derivanti dalla Direttiva europea n°98/83/CE. La legge, infatti, indica quali sostanze e batteri possono essere disciolti nelle acque destinate al consumo umano, e soprattutto in quali concentrazioni. Negli ultimi anni, però, l’attenzione si è spostata verso quelli che vengono definiti come “inquinanti emergenti” – o, per essere tecnicamente più precisi, Contaminanti Emergenti (ECs) – cioè sostanze disciolte nelle acque scoperte solo recentemente o sostanze per le quali gli studi e le valutazioni scientifiche hanno di recente confermato la pericolosità per la salute umana. Secondo quanto rilevato dalla rete europea di monitoraggio Norman, si tratta di almeno 700 sostanze identificate e ordinate in 20 categorie differenti.

 

 

Esempi di inquinanti emergenti

Gli inquinanti emergenti possono essere sostanze plastificanti, nuovi pesticidi, prodotti per la cosmesi e la pulizia o farmaci a cui spesso sono associati effetti come cancerogenesi, mutagenesi, irritazioni, sensibilizzazione, disfunzioni della riproduzione e del metabolismo, come nel caso dei Distruttori Endocrini (EDs). La lista è in continuo aggiornamento. Come già accennato, questi nuovi inquinanti sono per lo più sostanze chimiche di sintesi o presenti in natura che non sono state finora oggetto di regolamentazione. Non esiste quindi un limite di legge oltre il quale le acque contaminate dagli inquinanti emergenti sono considerate pericolose, come invece accade per le altre sostanze già riconosciute come tossiche, sia per gli esseri umani che per l’ecosistema.

 

 

Metalli pesanti e PFAS

Tra i più noti inquinanti ci sono ad esempio metalli pesanti come l’arsenico, il piombo, il cadmio e il mercurio, mentre negli ultimi anni l’attenzione si è rivolta ai cosiddetti PFAS (sostanze organiche perfluoroalchiliche) o, ancora, a medicinali e sostanze stupefacenti. Per quanto riguarda i PFAS, sono già numerosi gli studi relativi al loro impatto sulla salute umana e animale e alcune indagini stanno già portando a risultati consistenti. Per esempio, oggi sappiamo che sostanze di questo tipo sono verosimilmente in grado di interferire con il controllo ormonale del sistema endocrino-riproduttivo umano.

 

 

Nichel e cromo VI

Il nichel è un metallo presente in natura, ma può causare reazioni allergiche in alcune persone, sia per contatto che per ingestione, attraverso cibi o acqua che lo contengono. Nell’acqua potabile non deve superare i 20 microgrammi per litro. Nel 2015 l’EFSA (European Food Safety Authority) ha stabilito “un livello di sicurezza, noto come dose giornaliera tollerabile (Dgt), di 2,8 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo” e che “l’attuale esposizione alimentare cronica al nichel è motivo di preoccupazione per la popolazione in genere”. Ci sono poi elementi che per l’aggiornamento dei parametri di legge sono divenuti pericolosi, mentre in precedenza non lo erano. È il caso del cromo esavalente, una delle forme ioniche in cui si trova il metallo in natura. Quest’ultimo, se presente in dosi elevate, può risultare altamente tossico. La legge italiana indicava un limite complessivo, per il cromo, di 50 microgrammi per litro, ma il Decreto n.14/2016 ha stabilito il limite massimo di 10 microgrammi per litro per il cromo VI, con obbligo di ricerca di questo parametro quando il cromo totale supera il valore di 10 microgrammi per litro.

 

 

Il vuoto normativo

C’è poi una serie di sostanze per le quali non esiste ancora un limite di legge nazionale, ma solo indicazioni da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Si tratta dunque di un vuoto normativo legato o alla scarsa conoscenza degli effetti sulla salute di tali sostanze o da più una recente scoperta della loro presenza nelle acque superficiali e destinate all’uso umano. Tra i fattori che causano la diffusione degli inquinanti emergenti, ad esempio, c’è l’inquinamento prodotto da alcuni stabilimenti industriali e lo smaltimento non corretto di alcune categorie di rifiuti, come i farmaci e i dispositivi elettronici. La continua riclassificazione delle sostanze inquinati è legata proprio alla presenza di nuove sostanze connesse all’evolversi della tecnologia e dei processi industriali, nonché all’introduzione di nuovi prodotti (come le stampanti 3D); i composti definiti “ri-emergenti”, connessi a vecchie tecnologie, che non sono stati smaltiti o rimossi dagli ambienti; o ancora sostanze i cui livelli di tossicità vengono rivalutati sulla base di nuovi aspetti e parametri legati al progresso scientifico o all’ente preposto alla valutazione.

 

 

Preoccupazioni

Le preoccupazioni legate agli inquinanti emergenti sono legate, in particolare, alle caratteristiche chimiche di queste molecole, che sono piuttosto difficili da degradare. Con riferimento ai prodotti farmaceutici, ad esempio, esistono ulteriori preoccupazioni legate al carattere bioattivo di questi composti, appositamente sintetizzati affinché interagiscano con i tessuti umani e animali. Considerando questo fattore, insieme al pericolo di accumulo nell'ambiente di tali sostanze, esiste dunque il rischio di compromettere in futuro la salute umana. Ciò potrebbe verificarsi, ad esempio, qualora questi composti riuscissero a contaminare le fonti di acqua potabile.

 

 

Possibili rimedi

Per ottenere una corretta rimozione degli inquinanti emergenti, è necessario innanzitutto che le amministrazioni locali si dotino di sistemi di gestione delle acque reflue e di potabilizzazione dell’acqua, in grado di filtrare queste sostanze e abbatterle sia a livello fisico che chimico. Si parla ad esempio di filtrazione su membrana in pressione, in grado di filtrare anche le particelle di dimensioni più piccole (nell’ordine dei nanometri), fino all’osmosi inversa. È possibile utilizzare poi filtri a carbone attivo, in forma granulare o in polvere, mentre i sistemi più avanzati sfruttano l’ossidazione tramite ozono. I risultati variano in maniera consistente in base al tipo di inquinante e alla sua concentrazione. Ad oggi non esiste un singolo trattamento in grado di rimuovere efficacemente e completamente tutti gli inquinanti in un unico passaggio. Per questo è necessario progettare una filiera di trattamento che comprenda una sequenza di processi selezionati, per poi valutare l’efficacia di ciascuna delle fasi previste.