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La timidezza degli alberi, di cosa si tratta

Albero visto dal basso- Credit: iStock

GREEN19 settembre 2020

La timidezza degli alberi, di cosa si tratta

di Melissa Viri

Il fenomeno della timidezza degli alberi è un’esclusiva di alcune tipologie di alberi

Il fenomeno è tipico in primo luogo delle foreste di eucalipti, dei larici, dei pecci di Sitka e degli abeti rossi che si trovano in Giappone, ma anche nelle foreste di conifere in Alaska e nelle latitudini tropicali.

 

Denominatore comune di queste specie, oltre al fusto decisamente alto, è la presenza di linee di spaziatura regolari, osservabili tra le foglie in cima. I rami più alti e le chiome di questi alberi, pur avvicinandosi, infatti, non si toccano e danno luogo a tutta una serie di vie di fuga.

Le cause di questo comportamento botanico restano tuttora ignote

Noto in inglese anche come Crown shyness, il fenomeno della timidezza degli alberi fu discusso in numerosi trattati di botanica già a partire dall’inizio degli Anni ’20.

 

A distanza di 100 anni, non sono state ancora identificate con assoluta certezza le cause. D’altronde, c’è da dire che la comunicazione fra le specie vegetali resta un universo ancora da scoprire a fondo.

Quali sono le ipotesi più comuni?

Allo stato attuale delle cose, gli addetti ai lavori hanno presentato diverse ipotesi. Riportiamo, pertanto, quelle più in voga.

 

1. La distanza che c’è tra le chiome è essenziale per la sopravvivenza degli alberi. Due sono i motivi: il primo riguarda la riduzione dei danni causati dalle intemperie; la seconda ha a che fare con il vento forte e con il fatto che i rami non si scontrano tra loro.

 

2. A fronte di spazi ottimizzati, gli alberi ricevono maggiore luce. Il processo di fotosintesi clorofilliana, di fatto, prosegue senza intoppi. In caso contrario, infatti, l’ombra delle foglie dell’albero adiacente costituirebbe un serio problema.

 

3. Con questa distanza, la minaccia dei parassiti invasivi e la proliferazione di organismi nocivi, nei limiti del possibile, viene allontanata. In questo modo, larve e insetti passano molto più difficilmente tra una pianta e l’altra.

Conclusioni

Il fenomeno della timidezza delle chiome riguarda solo poche specie giapponesi, perché come sosteneva Francis Hallé, botanico francese di successo, gli alberi non sono affatto introversi.

 

All’esatto opposto prediligono l’intreccio delle loro chiome. In particolar modo, nel Paese del Sol Levante, invece, vi sono poche specie abituate a comunicare la loro reciproca presenza, quasi accordandosi sulla spartizione equa di luce ed aria. Lo spazio libero tra le foglie, in quest’ottica, sembra un tacito accordo per non disturbarsi a vicenda.