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Microplastiche: cosa sono e dove si trovano nell'ambiente

Microplastica nel mare- Credit: iStock

GREEN07 luglio 2021

Microplastiche: cosa sono e dove si trovano nell'ambiente

di Maura Corrado

Queste minuscole particelle inquinano le acque, il suolo e l’atmosfera, con conseguenze nocive

Le microplastiche sono minuscole particelle di composto sintetico sotto forma di sfere o filamenti. L’inquinamento da materie plastiche è tra le emergenze ambientali più pressanti di questo secolo. Se riusciamo a percepire il problema – a partire dall’impatto visivo - rappresentato da qualche bottiglia di plastica abbandonata per strada, più difficile è percepire i rischi legati alla presenza, all’ingestione o inalazione, di queste microscopiche particelle (microplastiche e nanoplastiche) il cui diametro è compreso tra i 330 micrometri e i 5 millimetri. Anche per gli scienziati non è semplice misurare l’impatto che hanno sulla salute umana e sull’ambiente.

I dati più recenti

La produzione di plastica è aumentata di oltre il 38% negli ultimi dieci anni. Di conseguenza, sono aumentati anche i rifiuti che contengono questo materiale. Secondo un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), ogni chilometro quadrato di oceano contiene in media 63.320 particelle di microplastica. Il Mar Mediterraneo, con una concentrazione di particelle pari al 7%, è uno dei mari più “plastificati” al mondo. In mancanza di interventi drastici, evidenzia l’Unep, entro il 2050 nei nostri mari ci sarà più plastica che pesci.

In quali prodotti sono presenti le microplastiche

L’elenco è piuttosto nutrito. Per quanto riguarda i contenitori per cibo e bevande, le troviamo in bottiglie e flaconi, in vaschette e incarti sottovuoto. Le microplastiche sono poi presenti nei prodotti per la cura della persona, ad esempio negli scrub viso-corpo, in dentifrici e dopobarba, nel make-up (mascara, lucidalabbra, ecc.). Brutte notizie anche per gli amanti della moda: le fibre sintetiche sono sempre più presenti in capi d’abbigliamento e accessori. Il rilascio delle microparticelle nelle acque avviene soprattutto attraverso il lavaggio in lavatrice. Non va meglio a chi ama trascorrere le vacanze estive al mare.

 

Negli Stati Uniti, ad esempio, gli oceani sono la fonte di circa il 10% delle microplastiche trasportate per via aerea. Più della metà delle particelle dannose diffuse nell’aria arriva dal traffico stradale. Quelle presenti negli pneumatici, nelle pastiglie dei freni e nei cartelli stradali vengono trasportate e rilasciate nell’ambiente, in seguito alla loro abrasione, attraverso l’azione del vento e delle piogge. L’emergenza Covid, infine, ha peggiorato la situazione: molte mascherine contengono poliestere e spesso non vengono smaltite correttamente. In molti servizi televisivi le abbiamo viste gettate ovunque, a terra e in mare.

Gli alimenti

La maggiore fonte alimentare di microplastiche, per l’uomo, è rappresentata dalle specie ittiche che vengono consumate per intero come crostacei, molluschi e piccoli pesci. Il tratto gastrointestinale, in particolare, è l’area del pesce in cui si deposita gran parte delle microplastiche. È stato stimato che un consumatore europeo di prodotti ittici potrebbe assumere, senza saperlo, fino a 11.000 micro-frammenti di microplastiche all’anno. Anche se il più delle volte consumiamo prodotti eviscerati, il rischio purtroppo rimane. Altri alimenti che consumiamo abitualmente, in cui sono state rilevate microplastiche, sono miele, zucchero, sale e birra. Nel caso del miele, ad esempio, le microplastiche disperse nell’aria in seguito alle piogge si depositano sui fiori, per poi essere incorporate nei pollini e quindi trasportate dalle api negli alveari.

Gli effetti delle microplastiche sulla salute

Gli studi relativi agli effetti dannosi di queste microparticelle sulla nostra salute sono sempre più numerosi. I ricercatori dell’Università di Newcastle, in Australia, hanno scelto una metafora d’effetto: ogni settimana ciascun abitante del pianeta mangia una carta di credito intera (l’equivalente di cinque grammi di microplastiche). Come già accennato, le microplastiche danneggiano prima l’ecosistema marino e poi, gradualmente, il nostro organismo. Uno studio dell’American Chemical Society ha confermato che il nostro corpo è pieno di microplastiche, a partire dagli organi che più si prestano a trattenerle e filtrarle, come milza, fegato, polmoni e reni. In particolare, è stato trovato quasi ovunque bisfenolo A, ma anche polietilene tereftalato e policarbonato. Gli effetti a lungo termine sulla nostra salute sono ancora sconosciuti, spiega invece un’analisi del Parlamento europeo, ricordando però che la plastica contiene additivi come stabilizzatori, materiali infiammabili e altre sostanze chimiche tossiche in grado di rappresentare un potenziale pericolo sia per gli esseri umani che per gli animali.

Gli interferenti endocrini

Il rischio è rappresentato soprattutto dagli interferenti endocrini (Endocrine-Disrupting Chemicals, EDCs), elenco nel quale rientrano anche gli ftalati, la formaldeide, la diossina e il benzene. Queste sostanze possono avere effetti dannosi, in particolare sul sistema endocrino. Gli ormoni sono fondamentali, ad esempio, per la pressione arteriosa, la fertilità, il sonno e il metabolismo. Gli interferenti endocrini presenti nelle microplastiche potrebbero alterare le normali funzioni di un ormone, con conseguenze preoccupanti. Diversi studi scientifici hanno collegato l’azione degli interferenti endocrini a numerose patologie, tra cui: infertilità, obesità, menopausa precoce, diabete, alcuni tumori (al seno, ai testicoli e alla tiroide), depressione e disfunzioni cognitive.

Una vita plastic-free

Ridurre il consumo di plastica è fondamentale. Qualche giorno fa, ad esempio, è entrata in vigore la Direttiva europea SUP (Single Use Plastic), sulla plastica monouso, che mette al bando gli oggetti usa-e-getta trovati più frequentemente nei mari e sulle spiagge: cannucce, cotton fioc, piatti e posate, palette da cocktail, contenitori per alimenti e bevande in polistirolo. Dal 3 luglio questi oggetti possono essere venduti esclusivamente per esaurire le scorte, dopodiché saranno vietati. Ciascuno di noi può dare il proprio contributo, a partire dai consumi domestici: ad esempio sostituire la plastica con il vetro, in particolare bottiglie, vaschette e contenitori per conservare il cibo in frigorifero o in dispensa. Per quanto riguarda piatti e stoviglie usa-e-getta, i prodotti biodegradabili e compostabili sono ormai disponibili a prezzi accessibili in tutti i supermercati. Per l’acqua, infine, i suggerimenti sono due: bere quella del rubinetto, sicura nella maggior parte delle città italiane, e acquistare una borraccia priva di BPA e ftalati, lavabile e riutilizzabile.