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Microsfere 'bio' nei cosmetici contro inquinamento

Una donna si pulisce il viso con un dischetto- Credit: iStock

INQUINAMENTO04 maggio 2022

Microsfere 'bio' nei cosmetici contro inquinamento

di Maura Corrado

Sempre più aziende offrono prodotti con alternative di origine vegetale.

Il fenomeno delle microplastiche diventa sempre più allarmante. L’ultima scoperta è di due mesi fa: i minuscoli frammenti di plastica dispersi nell'ambiente possono finire anche nel sangue umano ed entrare in circolazione nell’organismo.

È quanto emerso, infatti, da una ricerca condotta nei Paesi Bassi.

 

 

Microplastiche nel sangue

I dati sono stati raccolti grazie alle analisi del sangue donato da 22 persone anonime, nel quale sono state cercate le tracce di cinque polimeri, cioè molecole che sono i mattoncini di cui è costituita la plastica, e per ciascuno di essi sono stati misurati i livelli presenti nel sangue. È risultato che in tre quarti dei 22 campioni esaminati erano presenti tracce di plastiche e che il materiale più abbondante è il Pet (polietilene tereftalato), con cui vengono prodotte le bottiglie.

È stata misurata una quantità di 1,6 microgrammi per millilitro di sangue, pari a un cucchiaino da tè di plastica in mille litri di acqua (una quantità pari a dieci grandi vasche da bagno). È risultato molto comune anche il polistirene utilizzato negli imballaggi, seguito dal polimetilmetacrilato, conosciuto anche come plexiglas.

Per il futuro, osservano le ricercatrici dalla Vrije Universiteit di Amsterdam, resta da capire se e con quale facilità le particelle di plastica possono passare dal flusso sanguigno agli organi.

 

 

Le microplastiche nei cosmetici 

Le microplastiche possono entrare nell’organismo umano per inalazione o attraverso l’alimentazione. Possono essere il prodotto di un non corretto smaltimento del materiale plastico (bottiglie, flaconi, ecc.).

Possono poi essere rilasciate lavando in lavatrice capi di abbigliamento realizzati in materiale sintetico. Ci sono poi le microplastiche utilizzate in cosmetica. Queste ultime, anche se non rappresentano la principale fonte di microplastiche presente nelle acque marine, con il loro utilizzo quotidiano contribuiscono nel tempo in maniera non trascurabile all’inquinamento e alla contaminazione degli ecosistemi di mari, laghi ed oceani.

Le microplastiche possono essere presenti nei prodotti che utilizziamo abitualmente per l’igiene personale: dentifrici, scrub per il viso e per il corpo, creme solari, prodotti per i capelli, ecc. Imparare a “decifrare” le etichette dei cosmetici che compriamo è fondamentale.

Ecco gli ingredienti, in base all’INCI, a cui bisogna prestare attenzione: polyethylene (PE), polymethyl methacrylate (PMMA), nylon, polyethylene terephthalate (PET), polypropylene (PP).

 

 

La normativa sulle microplastiche nei cosmetici

Nei prodotti cosmetici le microplastiche, ovvero i microgranuli in polietilene (PE) in formulazioni esfolianti o scrub a risciacquo, sono vietati dal 1° gennaio 2020 (Legge di Bilancio del 2018, art.1 comma 546 e seguenti).

I cosmetici possono tuttavia contenere altri polimeri insolubili che svolgono diverse funzioni nella formulazione del prodotto: filmogena, stabilizzante, protettiva, decorativa (ad esempio i glitter presenti nei prodotti per il make-up, come ombretti e polveri illuminanti).

Anche quando si tratta di ingredienti sicuri, perfino in prodotti che possono essere parzialmente ingeriti, alcuni di essi possono comunque rappresentare un rischio potenziale d’inquinamento ambientale.

 

 

L’impegno delle aziende

Oggi, fortunatamente, è più semplice comprare cosmetici di qualità privi di microplastiche. Per chi, ad esempio, preferisce acquistare i prodotti per il viso e per il corpo in farmacia, c’è il marchio BioNike, che già dal 2017 ha sostituito nei suoi prodotti scrub le particelle microplastiche di polietilene con microgranuli di cellulosa, di cera jojoba o di perlite minerale.

Entro il 2025, inoltre, l’azienda ha fissato l’ambizioso obiettivo di eliminare gli ingredienti potenzialmente classificabili come microplastiche da tutte le formulazioni, incluso il make-up, sostituendoli con alternative dal minore impatto ambientale. Per chi, invece, preferisce fare acquisti in erboristeria, c’è un marchio italiano eco-friendly conosciuto ed apprezzato, L’Erbolario.

L’azienda di Lodi, come si legge sul sito internet dell’azienda, non ha mai usato le microplastiche nei propri cosmetici ad azione esfoliante, preferendo sempre materie prime vegetali come semi e noccioli finemente tritati o microsfere di cera di jojoba.

Nel novembre 2017 L’Erbolario è stata tra i primi firmatari della petizione di Legambiente e Marevivo, grazie alla quale è stata poi approvata la legge italiana che oggi vieta la presenza di microplastiche nei cosmetici da risciacquo.

 

 

I cosmetici eco-bio al supermercato

Oltre ai marchi appena citati, presenti sul mercato italiano da decenni, negli ultimi anni si sono affermati nuovi brand di cosmesi eco-bio, disponibili a prezzi accessibili anche al supermercato, che hanno fin da subito bandito sostanze nocive come le microplastiche.

Le microsfere di plastica, in particolare per gli scrub, non sono indispensabili per un cosmetico e non concorrono in maniera significativa ad accrescerne la qualità. Eccellenti alternative, anche con diversi benefici in termini di qualità del prodotto, sono la cera d'api, la cera di crusca e di riso, le cere di jojoba, alcuni amidi derivati ​​da mais, tapioca e carnauba.

Ed ancora alghe, silice, argilla e altri composti naturali. In questi casi, dunque, si può acquistare in tutta sicurezza, visto che le formulazioni dei cosmetici eco-bio sono di origine naturale in percentuale molto elevata, fino a sfiorare il 100%. Facciamo qualche esempio. 

 

 

Gli scrub con microsfere naturali da provare

Lo scrub viso eco-bio di Omia, con olio di Argan, è un trattamento esfoliante leggero che rimuove le cellule morte dalla superficie cutanea, favorendo la rigenerazione della pelle.

La formula con olio di Argan biologico e microgranuli a base di Argan e albicocca (al posto delle pericolose microplastiche) rende la pelle più liscia, morbida e luminosa.

In alternativa, è possibile provare lo scrub viso alla Rosa Mosqueta, testato su pelli sensibili, de I Provenzali. Nella sua formulazione, al posto delle microplastiche, è presente la perlite, un minerale grezzo formato da gas vulcanici.

Le sue particelle, in sinergia con quelle del buriti, svolgono un’azione esfoliante sulla pelle rendendola morbida e vellutata. Lo scrub per il corpo è uno dei prodotti più utilizzati in primavera per preparare la pelle all’esposizione solare.

L’OleoScrub per il corpo Fior di Salina de L’Erbolario ha il 99% di ingredienti di origine naturale e come ingrediente principe il sale marino delle saline Conti Vecchi (bene valorizzato dal FAI), estratti di lentisco e corbezzolo, olio di mandorle dolci, oli biologici di girasole e di oliva da frantoio italiano.